CAPITOLO 6 - disconnessione -

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La mattina successiva, feci la cartella velocemente e poi scesi di sotto ad aspettare mio fratello che si preparasse per la scuola.
Nel frattempo Kael passava per di lì e mi venne in mente una domanda da fargli: «Non posso saltare scuola?»
Kael smise subito di fare quello che stava facendo per inquadrarmi per bene. «Assolutamente no.»
Mi lasciai cadere senza forze sul divano.
Dopo quindici minuti Liam era pronto e uscimmo di casa. Facemmo il tragitto in silenzio fino ad arrivare a scuola.
«Bene. Ci si rivede in classe. Non fare cavolate.» detto ciò Liam se ne andò a passo veloce verso l'entrata della scuola.
Le prime lezioni passarono abbastanza velocemente quando poi nell'ora condivisa, qualcuno bussò alla porta:
«Avanti» disse la prof
La porta si aprì ed entrò una signora
«I signori Colhe mi devono seguire in presidenza.»
Guardai prima la preside e poi mi girai verso Liam. La classe ci scrutava mentre ci alzavamo, e ci diressimo verso la vicepreside.
«Bene. Prof scusi se ho interrotto la lezione» disse questo uscendo dalla stanza, seguita da me e mio fratello.
In classe i commenti non ci misero molto ad arrivare.
La vicepreside dopo aver dato l'ultimo saluto alla classe, incominciò a incamminarsi per i corridoi frettolosamente con i suoi tacchi a spillo.
Noi due la seguiva o in silenzio, lanciandosi degli sguardi di disprezzo. Nonostante eravamo fratelli noi ci odiavamo, ma ci volevamo anche bene. Era un bene e male allo stesso tempo.
«L'ufficio è in fondo a questo corridoio. È l'ultimo in fondo.» detto ciò la donna ci lasciò da soli, mentre noi ci avvicinavamo all'ufficio.
Quando raggiungemmo la stanza, la porta era già aperta, trovando il preside seduto dietro una scrivania, dove c'erano ordinatamente posti dei fogli, un portapenne, e un pc che in quel momento l'uomo stesse osservando con attenzione.
Dato che il preside non ci aveva notato, feci un colpo di tosse da tirare l'attenzione.
«Oh eccovi, vi aspettavo.» disse l'uomo alzando lo sguardo su di noi.
Sapevo cosa mi avrebbe detto, quindi ero abbastanza scocciata e non stavo prestando attenzione.
Mio fratello era abbastanza infastidito.
Il preside ci invitò a sederci.
«Vorrei parlare di quello che è successo qualche giorno fa. È un comportamento scorretto.»
«Signore io stavo solo cercando di-»
«No signorino Colhe. Non è qui per giustificarsi. Non mi importa chi è cosa abbia fatto, ma vi ho visto tutti e tre, contando anche la vostra compagna. In tal caso, ho già parlato con lei dei provvedimenti presi e mi sembra giusto dirli anche a voi.»
il lreside parlò per 20 minuti circa tenendoci lì. poi quando fini si alzò in piedi e disse: «ora potete andare in classe. ci rivedremo.»
Quando uscimmo dall'ufficio del preside, io e Liam ci diressimo nella nostra classe.
«Finalmente siete arrivati.» borbottò la prof, rivolgendoci uno sguardo.
«Perché potevam-» ma venni interrotta da Liam che fece un gesto di stare in silenzio e di non peggiorare la situazione.
«Nulla prof, scusi il ritardo, ma come sa io e mia sorella andar dal preside.»
«Sì giusto.»
La conversazione finì lì e stavolta stranamente ci sedemmo insieme.
Tirai fuori il necessario e Liam fece lo stesso.
Io presi il quaderno e iniziai a scarabocchiare.
Amelia, non tanto distante da lì, faceva lo stesso.
«Ehi» dissi sussurrando.
Amelia si girò. «Cosa vuoi?»
«Non ho finito con te.»
Amelia lasciò perdere, sapendo che io le avevo praticamente dichiarato guerra.
Il mio obiettivo era distruggerla, e per lei era lo stesso.
«Noi due dobbiamo parlare.»
«Di cosa?» dissi
«Ne parleremo dopo.»
Liam spostò lo sguardo su noi due. «Zane, perfavore.»
Appena sentii mio fratello richiamarmi mi girai verso di lui. «Dimmi?»
«C'è lezione.»
«Veramente ti interessi ad una lezione? Da quanto in qua?»
«Cosa ti ha detto la strega?»
«Nulla, solo che mi vuole parlare.»
«Di cosa?»
«Non lo so.»
«Vengo anch'io.»
«No. Puoi rimanere lontano e vedere.»
«Va bene, voglio solamente sapere cosa vuole.»
«Probabilmente uccidermi.»
«È glielo permetti?»
«Assolutamente no.»
«Signorini Colhe?» disse la prof
«Si?» dissi puntando lo sguardo verso la prof.
«Ora vi interrogo.»
Amelia sorrise, girando si verso di me.
I miei occhi fissi sulla prof, mentre camminava, lo sguardo fisso sul suo: «Bene siete pronti?»
Il mio sguardo si fece ancora più intenso e poi la prof cambiò subito decisione: «No oggi devo spiegare.»
Amelia distolse subito lo sguardo da me, non capendo come mai non interrogava più. Dopo si girò verso la prof.
«Ma?» sussurrò
Mi girai e guardai Amelia. Le feci un sorriso divertito.
«Tu non me la spieghi giusta» borbottò Amelia, sistemando sulla sedia.
Tornai a guardare la prof che stava cominciando a spiegare il nuovo argomento.
                                ***
Dopo le lezioni, Amelia mi tirò in bagno.
«Ora mi devi spiegare.»
«Non possiamo farlo fuori?»
«No. C'è tuo fratello.»
«Mica ti mangia.»
Amelia non rispose. «Dunque cosa è successo ieri?»
«Cosa?» disse cercando di divagare.
«Non fare la finta tonta. Quando siete usciti da quel locale. Tu, tuo fratello e tuo padre.»
«Il locale?»
Amelia annuì
«Intendi magari il locale per i giochi. Il biliardo?»
«Sì! Quello.»
«Embè?»
«Zane, ho trovato due cadaveri.»
«Io ne ho fatto fuori uno. Due no.»
«Sì, il secondo l'ho fatto fuori io.»
Volevo capire dove cercava di arrivare. «È come mai né hai fatto fuori uno?»
«Ci stava dando fastidio.»
«È ha fatto bene...» sussurrai.
«Cosa?» chiese Amelia rivolgendomi uno sguardo investigativo.
«Nulla. Stavo pensando.»
«Capito, e perché eravate li?»
«Saranno affari miei. Mica tuoi.»
Amelia serrò la mascella. «Bene vedo che non vuoi parlare. Andremo con le manieri forti.»
Amelia, davanti a me, chiuse per un breve istante gli occhi per poi sussurrare una frase.
Di colpo, caddi a terra sulle ginocchia, l'incantesimo che aveva sussurrato Amelia era "Ache" un incantesimo di dolore.
«Avanti parla.»
Cercai di non urlare e trattenere tutta me stessa. Volevo alzarmi e reagire, ma l'incantesimo me lo impediva.
«Eravamo lì per giocare.»
«Stai mentendo!»
Strinsi i denti. «Non è vero!»
«Allora perché siete usciti trasformati?»
«Per via di una vampira che ci stava sfidando!»
Chiusi gli occhi, «ora puoi smetterla con la tua magia?!»
«Devo decidere.»
«Fallo!»
Amelia rise di gusto, dopo fermò l'incantesimo e io mi sdraiai sul pavimento.
«Bene. Ma non è finita qui.» detto ciò, Amelia uscì.
«Cosa le hai fatto?!?» gridò Liam prendendola per il collo.
«Nulla!»
«Allora perché sentivo che gridava?»
«Non stava gridando!»
«Io so sempre tutto. Non osare fare del male a mia sorella. io e lei siamo collegati, sento quello che le succede.»
Amelia si liberò con due scrocchi di dita e non rispose e se ne andò a passo svelto, per i corridoi.
Liam successivamente si accostò alla porta: «Zane?»
Non risposi ero stesa sul pavimento ghiacciato, stordita, e senza forze.
Liam non scendendo risposta si allarmò ancora di più. «Zane tutto bene?!?»
«Signorino Colhe? Che sta facendo? Quello è il bagno delle ragazze.» protestò la prof.
«Allora, per iniziare so che questo è il bagno delle ragazze, ma c'è dentro mia sorella Zane.»
«Saranno affari suoi.»
Liam era in difficoltà. Non sapeva come dire alla prof, che io non stavo bene e non avevo dato risposta.
«Può entrare e vedere dov'è Zane?»
La prof li diede una breve occhiata e poi aprì la porta, entrando nel bagno.
Appena entrata mi vide a terra con gli occhi chiusi. La prof spalancò gli occhi e si mise in agitazione. «Zane? Stai bene?» disse toccandomi la spalla. Ancora nessuna risposta. Prese una decisione. Mi prese in braccio e mi portò in infermeria. Mio fratello, appena fuori aspettando notizie, appena mi vide svenuta sulle braccia della prof, sgranò gli occhi.
Io e mio fratello ci odiavamo, ma allo stesso tempo ci volevamo bene, e in quel momento a lui faceva male vedermi in quel modo.
«Mi Dio...Zane?» disse con un filo di voce. Le sue mani tremolante passarono fra i miei capelli.
Liam non si staccò neanche un secondo dalla prof fin quando non arrivammo all'infermeria.
«Chi le ha fatto questo?» domandò l'infermiera della scuola.
«Non lo so. L'ho trovata in bagno svenuta.»
«La posi sul lettino per favore.»
La prof mi appoggiò delicatamente, facendo attenzione a non farmi male.
Appena sdraiata, Liam corse di fianco a me: «Zane...ucciderò la persona che ti ha fatto questo.» sussurrò sapendo chi fosse la persona responsabile.
«Signorino?»
Liam si girò. «Si?»
«Deve uscire.»
Liam si girò di nuovo, mi guardò con aria dispiaciuta, poi prese e con passo svelto uscì dalla stanza sbattendo la porta.

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