Giugno 2022 - Roma
Isla era abituata a stare da sola. Quando i suoi fratelli più grandi erano usciti di casa, lei aveva undici anni. Fino ad allora le avevano voluto bene, ma come lo si vuole ad una bambina che hai visto crescere ma con cui non hai mai condiviso fasi della vita. Quando loro tre erano bambini, tutti maschi, tutti nati ordinatamente l'uno dietro l'altro con un intervallo di due anni, Isla ancora non era nata. E quando loro avevano superato lo scoglio della pubertà per gettarsi nell'adolescenza, Isla stava imparando a camminare, parlare e leggere. Le volevano bene, certo, ma non era la stessa cosa.
Qualcosa era cambiato però quando, a soli diciotto anni, Mika se ne era andato a vivere da solo. Improvvisamente aveva iniziato ad invitare Isla a trascorrere del tempo nel suo nuovo appartamento, la portava a mangiare thai o un burger vegano, si strafogavano di patatine e gelato con praline, per poi rotolare sul tappeto e guardare dei film horror per cui forse Isla era ancora troppo piccola.
A volte aveva cercato di ricordare come fosse Mika prima, prima di quel loro strambo sodalizio nato così in ritardo e del tutto inaspettatamente. Isla, non che lo avrebbe mai ammesso apertamente, amava quei momenti con il fratello. Finalmente le sembrava di poter assaggiare quello che per anni aveva solo potuto osservare tra i suoi fratelli, quel cameratismo che nasce dall'essere figli degli stessi genitori, cresciuti allo stesso modo, sperimentando le stesse vacanze, le stesse scuole, gli stessi nonni, la stessa cucina, gli stessi tagli di capelli. E ancora di più amava il fatto che avvicinarsi a Mika le avesse permesso di conoscere meglio Viola, che era diventata a tutti gli effetti la sorella maggiore che aveva tanto desiderato.
Quella settimana, con Mika finalmente un uomo libero per i prossimi tre mesi a venire, avevano organizzato un pic-nic sulla terrazza di Mika. Quando Viola passò a prenderla, Isla era già pronta sul marciapiede davanti a casa, le braccia cariche di buste del Lidl.
«Potevamo mandare Mika a fare la spesa...» La salutò la ragazza, abbassando il finestrino e facendole cenno di saltare a bordo.
«Mi faccio rimborsare, don't worry», la rassicurò, gettando alla rinfusa le sporte sui sedili posteriori. Si lasciò cadere al posto del passeggero, nell'abitacolo si moriva di caldo, Viola odiava l'aria condizionata. Isla si allacciò la cintura e si arrotolò le maniche della t-shirt sopra le spalle.
Si voltò e trovò Viola intenta a fissarla sorridente. Era carina come sempre, ma aveva negli occhi uno sguardo vagamente folle.
«Che c'è?» Sbottò.
«Niente, ti stanno bene le trecce», commentò l'altra ragazza, allungandosi per tirarle l'estremità di una delle lunghe trecce ramate di Isla. Poi si riabbassò gli occhiali da sole sul naso e mise in moto.
«Lo sai che hanno dimostrato come le cameriere ricevano mance più alte da parte degli uomini nelle sere in cui servono ai tavoli con trecce o codini?»
Viola sospirò, mentre toglieva il freno a mano. Amava quella ragazzina con tutto il suo cuore, ma l'angst adolescenziale che la permeava alle volte era davvero estenuante. Il suo turbolento periodo di crescita era stato turbolento principalmente per quella gigantesca cotta mai corrisposta che Viola aveva allevato e cullato per quasi tutti gli anni del liceo. Isla, invece, aveva mille battaglie aperte su troppi fronti per una diciassettenne.
Le piacevano troppe cose, era incostante nella maggior parte di esse, nonostante ciò ne iniziava sempre di nuove. Sognava di diventare assistente sociale, o studiare legge ed occuparsi di diritto dell'immigrazione, a volte auspicava per sé un futuro in cui si ritirava a Fregene a vivere di energia solare e prodotti della terra. Però l'arte la faceva sospirare, ed era sorprendentemente dotata per l'oreficeria. Perdeva il sonno per leggere la letteratura tedesca e litigare sui social con i leoni da tastiera che la facevano infuriare con la loro ignoranza meschina. Si era fatta spezzare il cuore dalla sua prima ragazza, in seguito in vacanza studio era andata a letto con uno studente polacco e aveva dovuto rimettere in discussione tutta sé stessa. Non consumava carne e pesce, rifletteva sul diventare vegana, ogni domenica mattina si alzava presto e andava a Porta Portese, il suo intero guardaroba composto da vestiti presi ai mercatini, eredità fraterne e creazioni che obbligava sua nonna Amelia ad imbastire. Voleva andare via dall'EUR, da Roma, dall'Italia. Al tempo stesso sentiva una connessione con quella città piena di buche, rovine e meraviglie. Roma era sgangherata, ma bellissima, un po' come Isla, con la testa ingarbugliata, ma le gambe forti e gli occhi vispi della giovinezza.
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QUATTRO
ChickLit[STORIA COMPLETA] Quattro fratelli. Quattro storie. Quattro anni, quelli impiegati da Niko, geniale primogenito, per conseguire una laurea in matematica. Quattro mesi, il tempo trascorso dall'ultima volta che Aki è stato avvistato. Quattro ore, il r...
