Aprile 2022 – Roma / Fregene
Faceva un caldo infernale e così Pietro si costrinse ad aprire gli occhi. La stanza era solcata dai raggi di sole che penetravano dalle fessure nelle tapparelle. Il silenzio era quasi assoluto, disturbato solo dal respiro del corpo addormentato accanto al suo.
Sollevò il busto e cercò di districare le gambe da quelle di Mika e liberarsi dal groviglio di lenzuola. Aveva la pelle imperlata di sudore, e la testa pesante e confusa come dopo aver dormito un sonno profondo e lunghissimo. Riuscì a mettersi seduto sul bordo del letto e individuò i suoi jeans blu sul pavimento ai piedi del comodino, se li infilò alla cieca, poi afferrò la sua t-shirt ancora incastrata dentro il maglione, il telefono, e uscì dalla stanza.
Aveva una sete implacabile. Cercò di ricordarsi la strada fatta la sera prima, ma era buio pesto e Mika non aveva acceso neanche una luce, trascinandolo per un braccio fino alla sua stanza da letto. Si ritrovò in cucina, l'unico punto della casa di cui aveva chiara memoria, e aprì un paio di pensili prima di individuare un bicchiere, riempirlo d'acqua al rubinetto e tracannarlo tutto d'un fiato.
Perché faceva così caldo? Si riempì il bicchiere una seconda volta.
A Pietro non piaceva restare a dormire dopo una notte passata con qualcuno incontrato casualmente su un'app, ma era arrivato che erano già le quattro passate e quando Mika si era addormentato lui si era sentito così privo di forze da non voler lasciare quel bozzolo caldo per scendere in strada ed aspettare al freddo un bus che non sapeva neanche se sarebbe passato.
Ora però era tempo di levare le tende.
Risciacquò il bicchiere e lo mise capovolto ad asciugare sullo scolapiatti. Tornò sui suoi passi, il pavimento era caldo e rendeva piacevole camminare sul parquet a piedi nudi. Girovagò un po' alla ricerca dei calzini e nel frattempo ne approfittò per dare un'occhiata in giro.
La cucina si apriva su un ampio soggiorno in penombra. C'era un maxischermo appoggiato ad una consolle bassa e un divano enorme con penisola color antracite. Ma Pietro, nonostante sapesse che probabilmente secondo la buona etichetta del one night stand non avrebbe dovuto, ignorò tutto per andare dritto verso la libreria.
Non si giudica un libro dalla copertina, ma si giudica una persona dai libri che possiede? Forse no. Pietro aveva la casa piena di vecchi testi di storia, cosa diceva questo di lui?
Trovò due copie di Nove Racconti di Salinger; una nuova Einaudi, con la classica copertina bianca come la neve, e una consunta con gli angoli rovinati e la carta sul retro raggrinzita come se fosse stata bagnata e poi asciugata alla meno peggio. C'era tutta la tetralogia di Piccole Donne, cosa che lo fece sorridere.
Poi spostò lo sguardo e vide che c'era una foto, senza cornice, posata quasi per caso sulla mensola. La sollevò e ci trovò Mika che teneva in braccio una ragazza minuta con i capelli scuri che non guardava l'obiettivo ma qualcosa oltre questo. Pietro non era molto bravo a decifrare il linguaggio del corpo, ma il modo in cui la ragazza era totalmente modellata sul corpo di lui, le loro mani destre intrecciate e posate insieme sul fianco di lei, la testa della ragazza incastrata tra la spalla e la guancia di Mika... bè, non ci voleva un esperto per capire che fossero in confidenza l'uno con l'altro, a loro agio nel toccarsi ed abbracciarsi.
Era ora di andare.
Rimise la fotografia al suo posto e se ne tornò verso la stanza da letto. In camera Mika stava ancora dormendo, un'aureola di capelli biondi che spuntava dal piumone tirato fin sotto il naso, il respiro irregolare e rumoroso come se avesse un po' di raffreddore. Gli spuntava un piede dalle coperte e Pietro sorridendo si allungò a coprirglielo con l'angolo della trapunta. Rinunciò all'idea di trovare i calzini e si infilò le scarpe. Il telefono era in tasca, la giacca già pronta nell'atrio dove l'aveva lasciata poche ore prima, e così in mezzo minuto finì di vestirsi e in punta di piedi uscì, richiudendo piano la porta blindata.
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QUATTRO
Chick-Lit[STORIA COMPLETA] Quattro fratelli. Quattro storie. Quattro anni, quelli impiegati da Niko, geniale primogenito, per conseguire una laurea in matematica. Quattro mesi, il tempo trascorso dall'ultima volta che Aki è stato avvistato. Quattro ore, il r...
