14. MIKA

58 3 0
                                        

Luglio 2022 - Roma


Era pronto al peggio, ma quello che arrivò lo trovò totalmente impreparato. La sua faccia schiaffata in prima pagina, servizi del tg dedicati a lui, sui social il suo nome perennemente in tendenza, il telefono che scoppiava di notifiche che mai avrebbe letto.

Tutti che stavano vivisezionando ogni sua foto, ogni suo comportamento ed ogni sua dichiarazione passata cercando di capire se ci fossero sempre stati degli indizi in tal senso. Aveva spento il telefono il secondo giorno, ignorando le telefonate dei suoi superiori, dei suoi amici, di tutti quanti.

Se ne stava a letto, l'aria condizionata che soffiava senza sosta, la pelle ormai intirizzita, esattamente come si sentiva lui. Non aveva mai pensato a come sarebbe stato il dopo, non quando per anni non aveva neanche mai immaginato di poter anche solo arrivare a ipotizzare di uscire allo scoperto. Aveva sempre dato per scontato che ci avrebbe pensato una volta finita la sua carriera calcistica, quando passati un po' di anni e sfumato il suo ricordo, a nessuno sarebbe importato così tanto e il tutto non avrebbe fatto notizia.

È il mio sogno. E lo era ancora. O almeno sperava potesse continuare ad esserlo. Cederlo ad un'altra squadra, quando mai si era parlato di questa possibilità prima di allora, avrebbe scatenato polemiche che Mika era sicuro il club non avrebbe gradito. Ma il mondo del calcio era un eterno aeroporto, dovevi sempre essere pronto a nuovi arrivi e nuove partenze, e non sarebbe stato difficile creare un qualche pretesto per giustificare un anticipo nella rottura del suo contratto con la società.

Non sono pronto. Aveva creduto di esserlo. Non lo era stato abbastanza. Nonostante si fosse sentito deciso, forte della schiera di amici e familiari che si erano prontamente disposti attorno a lui, per schermarlo e al tempo stesso sostenerlo.

Ho paura. Ma la paura di dover rinunciare ancora per anni alla possibilità di lasciarsi avvicinare e poter amare liberamente era stata più forte. Non avrebbe potuto sopportare ancora altre migliaia di notti a desiderare di non essere sempre solo, altre decine di cene di Natale passate a glissare sulle domande relative alla propria vita privata, anni di speculazioni dei giornali, ansia di essere scoperto, rabbia contro sé stesso, una vita vissuta in punta di piedi.


✂✂✂✂


Pietro non era mai stato un empatico. Aveva sempre avuto difficoltà a connettersi veramente con le emozioni altrui e più di una volta ciò lo aveva fatto sentire inadeguato. Forse era per questo che si era scelto un futuro di solitudine e polvere, stare sottoterra a tradurre parole sbiadite vecchie di secoli e secoli non lo aveva mai fatto sentire come se si stesse perdendo qualcosa che invece che era chiaro alla maggioranza delle altre persone.

Non era un empatico, ma vedere Mika, Mika e sé stesso, su ogni giornale, social, canale televisivo gli provocò una stretta allo stomaco simile a quella che provava quando tutto ciò che solitamente era così bravo a tenere in sottofondo prendeva il sopravvento e a gran voce gli ricordava che, anche se silente, non se ne era mai andato, ed era rimasto sopito a divorarlo dall'interno.

Devi imparare a parlarne, Pietro mio, o ti mangerà da dentro un poco alla volta, e poi non resterà altro che il tuo scheletro e quel cancro di non detti ed emozioni soppresse. E cosa te ne farai a quel punto?

La voce della ragione glielo stava urlando a pieni polmoni da giorni: te l'avevo detto te l'avevo detto te l'avevo detto. Di farti gli affari tuoi. Di tenertene fuori. Di bloccare il numero. Di guardare solo avanti.

Ma Mika era stato troppo abbagliante per non cedere e allungare la mano a tastare un po' di quella luce, saggiarne il tepore e il pizzicore sull'epidermide, godere di quel bagliore d'estate.

QUATTRODove le storie prendono vita. Scoprilo ora