Erano le tre del mattino, la terza notte dopo laccaduto con javon.
Penso che questa distanza faccia bene a entrambi, penso che siamo spaventati allo stesso modo.
Finalmente mi ero decisa a chiudere il telefono, lo posai sul comodino e chiusi gli occhi.
L"Javon ma che cavolo sono le tre di notte"
Il ragazzo mi aveva appena chiamata, di ounto in bianco.
Jv"Lo so..tu solo continua a parlare, perfavore"
Nel mentre che cercavo di dilungarmi il più possibile nel parlare, lui emetteva respiri tremanti,che mi preoccupavano.
Continuai a parlare per svariati minuti, il suo respiro si faceva sempre meno pesante.
Lui si stava calmando grazie alla mia voce.
L"Cos'è questo rumore javon, dove ti trovi?"
Chiesi interrompendo il discorso.
Il suo respiro si fece più veloce, lo avevo riportato alla situazione in cui si trovava chiedendogli ciò, il solo pensiero lo ha fatto agitare ancora di più.
Non sapevo cosa stesse succedendo, ne dove fosse, ero spaventata a tal punto da alzarmi dal letto e mettermi le scarpe.
Jv"Nulla tranquilla, sto tornando a casa ora"
L"cosa è successo javon?"
Sentivo che cercava di parlare, ma gli mancava il fiato e le parole erano intrappolate.
L"Dimmi dove sei sto venendo da te"
Mi disse dov'era e uscii subito di casa.
Jv"Non riattacare, resta in chiamata, non serve che parli..solo..tu resta in chiamata ti prego"
Feci ciò che mi chiese.
Jv"Se ancora lì?"
L"Mi hai chiesto di non riattaccare"
Fece un sospiro, quasi di sollievo.
Eravamo in macchina, era tutto contratto, e si strusciava le mani nervosamente una contro l'altra.
Non dissi nulla, non c'era bisogno, era uno di quei silenzi che facevano più di mille parole.
Mi limitai soltanto a stringerli le mani con la mano destra che non utilizzavo al volante.
L"Adesso sono qui piccolo, non ti lascio solo"
Prese le nostre mani e se lo portò al petto, poi, poco dopo mi baciò sul torso della mano.
La strada era lunga e lui era stanco, si era addormentato.
Non so se effettivamente volessi sapere cosa gli fosse successo, volevo solo restare con lui, sentire il suo respiro calmo con le nostre mani intrecciate e la luna che ci illuminava il cammino.
Se mai vorrebbe parlarmene lo ascolterò, ascolterò tutto ciò che ha da dirmi, e mi concentrerò colo su di lui.
Lui viene prima di me.
Gli aprii la portiera e mi appoggiai di spalle al sho sedile, messo sedendomi su di esso, con le gambe verso fuori.
Gli accarezzai la guncia e lo bacia in fronte, era così tenero, mi fa male il cuore vederlo così.
Posò la sua mano sulla mia prima che la togliessi dal suo viso, senza aprire gli occhi.
L"Siamo arrivati Javon, ti ho portato a casa mia..se ti va bene"
Annui col capo e scese dall'auto, si posò di scatto la mano sulla parte sotto della pancia, facendo pressione su essa per poi alleggerire la presa e togliere la mano da essa.
L"Cos'hai?" chiesi girando le chiavi nella serratura.
Jv"Niente mi fa solo un po' male lo stomaco"
So che era per l'ansia o lo stress, lo conosco fin troppo bene.
Entrai a casa e salimmo in camera mia.
Eravamo sdraiati sul letto, aveva un braccio piegati con la mano dietro la nuca e l'altro che gli circondava il busto, probabilmente per il dolore, non smetteva di muovere nervosamente la gamba.
Avevo la testa posata sul suo petto, giusto poco sotto il suo viso, e un braccio attorno a lui, avevo infilato la mano dentro la sua maglia e gli facevo la carezze da lasciargli i brividi sul fianco.
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𝐒𝐡𝐞 𝐰𝐚𝐬 𝐦𝐚𝐝𝐞 𝐨𝐟 𝐬𝐮𝐧𝐥𝐢𝐠𝐡𝐭
Romancese sei stanc* delle solite storie tutte uguali col bad boy e la ragazza nuova exchange student leggi questa 😀
