Quando la campanella squillò tutti i miei compagni cominciarono a preparare gli zaini, io invece avevo già finito da dieci minuti perché non avevo voglia di ascoltare la prof di matematica.
Qualunque altro studente sarebbe stato entusiasta della fine della lezione in vista del ritorno a casa. Anche io lo ero, ma solo perché stavo per cominciarne un'altra: l'unica che mi piaceva.
Quella infatti era la seconda data di incontro del corso di scrittura.
Percorsi i lunghi corridoi dell'istituto finché non arrivai nell'aula che stavo cercando.
Varcai l'ingresso e fui subito attirata dagli scaffali pieni di libri. Avevo tantissima voglia di avvicinarmi ma mi vergognavo. In particolare fui incuriosita da un titolo, Bennet Souls.
Mi piacevano molto i colori della copertina di quel libro.
Distolsi lo sguardo, ormai incollato alla libreria, per sistemarmi al mio posto.
<Ciao a tutti ragazzi. Oggi apriremo un dibattito.>
La professoressa oltrepassò l'uscio, sembrava particolarmente euforica, più di quanto lo fosse generalmente.
Al suo arrivo tutti i presenti spostarono l'attenzione su di lei, era veramente molto brava ad attirare l'attenzione degli studenti. Quella era un'altra caratteristica che le invidiavo, se mai fossi diventata una professoressa avrei voluto avere anche io le sue capacità.
<La scorsa ora ero libera quindi, annoiata, stavo scorrendo la home di Facebook. Mentre guardavo i post di alcuni miei colleghi ho visto letto una notizia che mi ha sconcertata. Si tratta dell'ennesimo caso di violenza sessuale su una donna, avvenuto proprio ieri. Sembra che la vittima abbia passato la serata con due ragazzi. Uno di questi è stato l'aggressore che ha incontrato i due amici dopo le undici.
Secondo i testimoni la ragazza era ubriaca e ha rifiutato il passaggio del suo amico per andare via con il terzo ragazzo, anche se lo conosceva appena> Deglutì. <La violenza avrebbe poi avuto luogo nell'auto di lui nelle ore successive.
Non sappiamo se lui fosse lucido o meno, ma l'amico della vittima pensa di no. Vorrei sapere cosa pensate di quanto accaduto, per alzata di mano. Dopodiché riporteremo le nostre riflessioni in una relazione scritta.>
La ragazza con l'apparecchio, quella dell'ultima volta, alzò la mano.
<Sì, Chantal?> l'insegnate si rivolse a lei.
<Io credo che la ragazza non si sia resa conto del pericolo e che non sia stata abbastanza responsabile, ma ciò non giustifica ciò che ha subito> Mormorò.
<Io penso che fossero ubriachi entrambi, magari il ragazzo credeva fosse consenziente>
Suggerì un altro, dopo aver alzato anche lui la mano.
<Io penso che se la sia cercata> Fece un altro ancora, e io non potei credere a ciò che aveva detto. Per me era inconcepibile il fatto che ci fossero ancora persone che la pensassero in quel modo.
Non ebbi il tempo di replicare però, perché qualcuno mi precedette.
<Lei avrebbe potuto evitare ciò che le è successo> Era stato il ragazzo moro a parlare, il figlio della professoressa.
Sinceramente non ricordavo neanche come si chiamasse ma, dovevo assolutamente dire la mia. Tutto quello che stavano dicendo non era giusto e non immaginavo come si sarebbe sentita quella ragazza ad essere giudicata in quel modo.
<Se una ragazza dice no, è no. Non importano le circostanze e non importa cosa tu credevi che lei volesse. È no e basta e niente puo' giustificare la mancanza del consenso perché può traumatizzare una persona> sbottai senza neanche chiedere il permesso.
<Se un ragazzo non è in sé e la ragazza lo provoca non è colpa sua. Lei avrebbe dovuto essere più attenta, sempre che si tratti realmente di una violenza e non di un rapporto consenziente. Tantissime donne fingono di essere violentate per ricevere soldi e attenzione>
A quel punto l'alzata di mano era diventata un optional.
<Hai idea di quanto le tue parole possano demoralizzare una donna che cerca aiuto?
Sai quanto coraggio ci vuole a denunciare uno stupro? Se anche lui era incosciente significa che era stato irresponsabile tanto quanto la ragazza e ciò non giustifica ciò che le è stato fatto.> spiegai le mie ragioni con sicurezza.
I suoi occhi si incatenarono ai miei.
Solo in quel momento sentii la sua attenzione gravare su di me, così come quella di tutti i presenti. Ingoiai il groppo che mi si era creato in gola.
<Mi dispiace che i nostri pareri siano contrastanti, ma qualcuno mi ha insegnato che la vittima non è sempre chi subisce. Forse un giorno capirai di cosa parlo e potremo discuterne ancora, Renée>
Stava guardando il vuoto quando disse quelle parole e io non me la sentii di ribattere.
Sembra stesse parlando di qualcosa di doloroso per lui, ma non ne ero sicura.
La nostra discussione terminò e il dibattito riprese.
Prima di tornare a casa mi avvicinai alla professoressa.
<Prof, sarebbe un problema per lei se prendessi in prestito quel libro?> indicai il romanzetto che avevo adocchiato all'inizio della lezione.
Lei annuì in silenzio, incurvando l'angolo delle labbra. Le sorrisi a mia volta.
Era moltissimo tempo che non leggevo, non vedevo l'ora di ricominciare.
Mi mancava vivere fra il profumo delle pagine di un buon libro.
Anche se avevo già scelto la mia prossima lettura decisi che prima di tornare a casa sarei andata in biblioteca, non avevo ancora mai visto quella scolastica e in quel momento avevo voglia di farlo.
Salutai l'insegnante e andai via.
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I colori non esistono
General FictionRenée è una ragazza da un carattere particolare. Il suo passato l'ha resa spigolosa e riservata ma anche molto più forte e intuitiva. Dopo essersi trasferita in un nuovo stato con la sua zia parrucchiera, l'unica cosa che vorrebbe è essere felice e...
