Quel giorno ero passata a casa di zia Meredith per prendere alcune mie cose e andare a stare da Olive.
Aveva una casa molto carina ma la sua camera da letto era la cosa più particolare.
Era ossessionata dal colore viola e le pareti erano tappezzate di poster di celebrità.
Aveva anche una postazione trucco bellissima e le luci led.
Anche io avrei tanto voluto avere una stanza così figa, anche se i miei gusti erano meno esuberanti dei suoi.
<Dormirai qui> mi disse Olive indicando un letto singolo poco distante dal suo.
<Oh, ok. Come mai hai due letti in camera tua?> chiesi.
<Alcune volte viene a farmi visita la mia cuginetta, resta anche per giorni. Per questo mia mamma ha comprato un lettino anche per lei> spiegò lei.
<Come si chiama?>
<Giusy>
<Dovrò ringraziare questa Giusy, allora> le sorrisi.
Lei ricambiò.
<Senti, non te l'ho detto ma sono un po' preoccupata per te. Mi fa piacere che resti, però non so neanche perché sei qui>
Io aprii la bocca per rispondere ma lei mi precedette.
<Non voglio che tu me lo dica, se non ti senti pronta. Ma qualora volessi farlo, sappi che ti ascolterò>
<Va bene, grazie> feci io.
Ero contenta del fatto che non mi avesse messa alle strette, generalmente le persone non capivano quando era il caso di essere un po' più discreti. Dote che, da lei, non mi sarei mai aspettata.
<Non c'è di che, adesso però ho da fare. Devo andare agli allenamenti di ginnastica, non so a che ora tornerò>
<Non preoccuparti, resterò qui ad aspettarti> la rassicurai.
<Bene, ho un sacco di cose che potrebbero intrattenerti. Che tu ci creda o no ho una libreria, quindi puoi andare a darci un'occhiata, è nella sala in fondo. Una sola cosa: non toccare i miei trucchi e i miei vestiti, ma da fastidio. Intesi?>
Annuii.
<A dopo> mi salutò.
<Ciao> risposi, poi lei chiuse la porta alle sue spalle.
Fu così che rimasi per ben due ore nella sua camera, annoiandomi a morte.
Ero andata nella libreria di cui mi aveva parlato, non era nemmeno male, ma francamente avevo troppa vergogna di prendere un libro da lì.
A dirla tutta mi vergognavo di fare quasi tutto in quella casa, mi atteggiavo da tipa dura però stare a casa degli altri mi faceva sentire a disagio.
Avevo costantemente l'ansia di incontrare la mamma di Olive ed ero invasa da pensieri del tipo: "e se non mi riconosce?" O "e se mi guarda mettere le mani da qualche parte e pensa che io sia una ladra?"
Speravo vivamente che fosse una persona simpatica, non mi potevo neanche definire un'amica di sua figlia ed era così strano che andassi a stare da lei da un momento all'altro.
Nonostante ciò sapevo che quello che stavo facendo era necessario, e Olive mi aveva aiutata molto permettendomelo.
Non riuscivo a immaginare come avrei risolto la questione se lei fosse riuscita a vedermi prima di tornare in carcere.
Molti al mio posto sarebbero stati curiosi di rivedere la propria madre dopo tanti anni, ma io non ero così. C'era qualcosa che mi bloccava, come una vocina che mi suggeriva che vederla sarebbe stato un trauma per me.
Qualcosa mi diceva che in realtà io non volevo ricordare il tempo che avevo passato con lei, e la mia curiosità non riusciva a oltrepassare quel limite.
In ogni caso ero finita per sdraiarmi sul letto a non fare nulla, Olive mi aveva ordinato di non toccare niente e io avevo deciso di ascoltarla.
Non era da me ascoltare le persone, ma in quel momento non mi entusiasmava l'idea di prendere la roba altrui.
D'un tratto vidi il soffitto illuminarsi, quindi alzai il capo e guardai verso la finestra.
Era il telefono di Olive che lampeggiava, lo aveva dimenticato lì dopo averlo poggiato sul davanzale.
Mi avvicinai in fretta, lo presi e decisi di avviare la chiamata.
Dall'altro capo della linea sentii un: <Olive, pronto?>
Prima di rispondere lessi la scritta "Reece, quello stronzo dell'altra vo", trattenni una risata.
Quella frase era troppo grande per essere letta interamente sullo schermo, Olive aveva un modo fantasioso di salvare le persone sul cellulare.
<Olive non c'è, ha scordato il telefono qui. Sono Renée>
<Renée, perfetto, a dire il vero stavo cercando proprio te. Ascoltami, devo parlarti>.
<Riguardo a cosa?> chiesi.
<Ho delle novità su tua madre, possiamo incontrarci?>
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I colori non esistono
Narrativa generaleRenée è una ragazza da un carattere particolare. Il suo passato l'ha resa spigolosa e riservata ma anche molto più forte e intuitiva. Dopo essersi trasferita in un nuovo stato con la sua zia parrucchiera, l'unica cosa che vorrebbe è essere felice e...
