<Brava Renée, ci vediamo settimana prossima> era Zara a parlare, una delle ragazze che era mancata alle mie prime prove per i giochi.
Era molto simpatica e anche la più amichevole fra tutte.
Era il quarto incontro a cui partecipavo e lei era l'unica con la quale mi piaceva parlare ogni tanto.
Quando si voltò la richiamai.
<Ehi Zara>
<Sì?> rispose.
<Ti va di uscire questo fine settimana?> trovai il coraggio di chiederle.
Possibile che, eccetto che con Olive, non avessi socializzato con nessuno fino a quel momento?
<Certo, c'è una festa a casa di Archie questo sabato. Se vuoi ti passo a prendere, tanto stai da Olive no?>
<Hai la macchina?> mi incuriosii.
<Sì, sono della quinta>
<Ah ok, comunque va bene per sabato>
<Bene, ciaoo> mi salutò sorridente.
La salutai anche io, poi mi voltai diretta verso l'uscita.
Ero felice di aver programmato quell'uscita, finalmente stavo provando a farmi nuove amicizie.
Stavo camminando per il corridoio quando vidi Cayden avvicinarsi a me.
<Ciao, devo parlarti> mi disse non appena fu abbastanza vicino.
Non avevo alcuna voglia di parlare con lui in quel momento tuttavia mi costrinsi a rispondergli.
<Che c'è?>
<Mio padre ha detto di averla rivista nella sua clinica. Dobbiamo fare qualcosa> Mi spiegò.
<Cayden io mi sono proprio rotta il cazzo>
<Come scusa?> sgranò gli occhi scuri.
<Mi sono rotta il cazzo di tutto questo. Non ti avevo mai visto prima ma da quando hai cominciato a cercarmi, per un motivo o per un altro, hai sempre portato brutte notizie> constatai, lui schiuse le labbra ma io non gli permisi di controbattere.
<Sono stanca perché da quando abbiamo smesso di parlare di questa situazione di merda, anche se solo per poco tempo, sembrava andasse tutto meglio.>
<E quindi? Cosa vorresti fare?> mi guardò in cagnesco.
<Niente. Assolutamente niente, non deve toccare sempre a me risolvere problemi che non ho creato io: ne ho fin troppi dei miei e non merito tutto questo.>
<Ah giusto, scusami, dopotutto io merito di avere una pazza psicopatica che molesta mio padre schizofrenico nella sua clinica>
<Tra malati mentali ci si intende, ora vado> feci un passo in avanti ma Cayden mi bloccò afferrandomi per il polso.
<Tu credi che comportarti così sia giusto?> era visibilmente irritato.
<Non mi interessa di cosa è giusto, so solo che se sto bene è grazie al mio presente e che non posso permettere ai mostri del passato di mangiarmi viva.>
<Renée>
<Sì?>
<Vaffanculo>
<Con piacere> e me ne andai.
Decisi di passare il pomeriggio da sola, era tantissimo tempo che non lo facevo.
Da quando mi ero trasferita avevo riempito la mia vita di attività, basti pensare al corso di scrittura, alle prove per i giochi e alle lezioni di francese che avevo deciso di cominciare da poco.
Nella nuova scuola venivano assegnati molti meno compiti rispetto a quella vecchia perché si studiava di più durante l'orario scolastico.
Questa cosa mi garantiva una maggiore libertà durante il pomeriggio quindi avevo la possibilità di partecipare a molte iniziative della scuola, l'unico problema è che passare tutto quel tempo a contatto con altra gente a volte mi scocciava.
Avevo pensato di passare le poche giornate libere che avevo da sola, facendo semplici passeggiate come quando andavo alle scuole medie.
Mi diressi verso la gelateria più vicina, comprai un bel gelato al cioccolato e andai a mangiarlo al parco.
Mi sedei su una panchina e diedi un pezzo di cono alla paperella del laghetto che strillava in attesa che le dessi del cibo, probabilmente la gente viziava un po' troppo quegli uccellacci.
Quando terminai di mangiare aprii lo zaino e presi il libro che stavo leggendo, era lo stesso che avevo chiesto in prestito al corso.
Ero arrivata alle prime pagine però qualcosa non tornava... nella narrazione la protagonista sembrava omettere troppi dettagli.
In quel momento pensai che non fosse un libro autoconclusivo e che ci fosse un volume precedente a quello.
Nonostante ciò decisi di continuare a leggere perché non avevo idea di dove trovare la prima parte di quella storia.
Non smisi finché non mi resi conto di che ora fosse e tornai da Olive con il pullman delle 19:30.
<Dove sei stata?> mi chiese appena mi aprì la porta di casa.
<Ho fatto una passeggiata, oggi non avevo nulla da fare> risposi con calma.
<Da sola?> inarcò un sopracciglio.
<Sì, da sola, perché?>
<No, niente>
In quel momento mi tornò in mente la discussione con Cayden avvenuta quella mattina, un groppo mi si formò in gola, deglutii.
Forse avrei dovuto chiederle aiuto? Dopo tutto quel tempo Olive era diventata l'amica con la quale potevo confidarmi? Non ne avevo idea.
Alla fine decisi di non dirle nulla, sentivo di non fidarmi ancora di lei nonostante avesse fatto davvero molto per me.
Mi stava ospitando a casa sua da giorni e, a modo suo, mi stava aiutando molto a integrarmi a scuola.
Ma il fatto che io le fossi grata per questo non significava che tra noi ci fosse un vero rapporto d'amicizia, anche perché quando le parlavo mi sentivo strana.
Persa nei pensieri andai a mettermi il pigiama, mi lavai i denti e poi andai in camera di Olive.
Mi misi sotto le coperte, rigirandomi in continuazione, non riuscivo a prendere sonno.
Dopo mezz'ora sentii la porta chiudersi e il sospiro assonnato di Olive.
<Buonanotte Renée> esalò prima di stendersi sul lettino rosa, illuminato dalla luce fioca della persiana.
<Buonanotte> mi limitai a risponderle.
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I colori non esistono
General FictionRenée è una ragazza da un carattere particolare. Il suo passato l'ha resa spigolosa e riservata ma anche molto più forte e intuitiva. Dopo essersi trasferita in un nuovo stato con la sua zia parrucchiera, l'unica cosa che vorrebbe è essere felice e...
