Renée

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Stavo fissando la tartarughina argentata appesa alla mia cavigliera.
Sebbene fosse inverno, non mi era mai nemmeno balenata l'idea di sfilarmela, neanche quando facevo la doccia.
Indossavo dei leggings più corti del solito, doveva trattarsi di un acquisto di quando avevo undici anni, per cui mi era possibile intravedere i ciondoli che vi penzolavano ai lati.
Pochi minuti più tardi la presidentessa del club di scrittura varcò l'ingresso dell'aula a passo sicuro.
Mi rifilò un sorriso di circostanza incurvando all'insù le labbra a cuore, trovavo che fosse davvero molto bella.
Era visibilmente giovane, l'età massima che avrei potuto attribuirle non varcava la soglia dei trenta. I capelli castani, dalla perfetta messa in piega, ondeggiavano morbidi accarezzandole gli zigomi marcati.
Le curve sottili, invece, modellavano un corpo esile e dalla vita spigolosa.
La stavo fissando dal banco, lei mi sorrise ancora non prestando attenzione alle mie occhiate di ammirazione. Sognavo di essere lei.
Nella prima lezione che avevo avuto nel suo corso aveva spiegato alla classe quanto amasse la sua vita e il suo lavoro. Ci aveva parlato di quanto il mestiere di insegnate fosse difficile e ci aveva anche mostrato alcuni aspetti della sua vita privata.
Nonostante la conoscessi da così poco la rispettavo profondamente come persona, oltre che come insegnante.
Mi ero trasferita solo da un paio di settimane in Virginia, accompagnata da mia zia, Meredith. Mio padre aveva viaggiato con noi decidendo di abitare in una casa diversa dalla nostra.
In pratica aveva cambiato stato pur di starmi col fiato sul collo, infatti prima abitavamo in Florida.
Non credevo avrebbe mai accettato il fatto di non essere un genitore affidabile e, per convincersi del contrario, fingeva di essere presente per me.
<Renée, tesoro, stai bene?>
La voce sottile della donna richiamò la mia attenzione.
Ben presto le mie guance si tinsero di rosa, rivelandole il mio volto paonazzo.
Odiavo l'ansia, delle volte mi assaliva senza motivo, anche se stavo solo pensando.
Sarei mai riuscita a liberarmene?
Cercai di pronunciare qualcosa, tirando su una smorfia con l'intento di alleggerire l'atmosfera. Nella mia corteccia celebrale era più simile a un sorriso di quanto non lo fosse nella realtà.
<Stupida materia grigia> imprecai nel pensiero.
I suoi lineamenti si addolcirono, poi la donna emise una risatina divertita.
Inarcai un sopracciglio confusa dalla sua reazione. Oh no, non lo avevo mica detto ad alta voce?
<Renée, rilassati, la tua materia grigia non è stupida. Capita sentirsi a disagio, siamo qui per discutere proprio di questo>
Il suo tono pacato mi rassicurò, così evitai di pensare alla figuraccia appena fatta.
<Mi è stato riferito che hai considerato l'idea di partecipare al corso. Mi fa piacere che tu sia interessata all'iniziativa e ti assicuro che è una bellissima esperienza, infatti, oltre agli argomenti scolastici io mi impegno anche affinché gli studenti siano a conoscenza di tematiche altrettanto importanti. Parliamo di fatti di cronaca ripresi all'interno dei titoli più rinomati, apriamo dibattiti e tanto altro> Continuò lei.
<Sì, a dire il vero scrivere è la mia passione sin da quando ero una bambina> confessai d'un tratto.
Cominciammo a chiacchierare e lei pareva molto felice di essere riuscita a farmi sciogliere.
Il mio cuore piroettò quando ebbi la conferma di essere stata inserita nel club.
Non era scontato potessi partecipare ad un corso pomeridiano, in particolar modo in quel periodo dell'anno.
Imbracciai la spallina del mio zainetto e mi diressi verso l'uscita con un sorriso ebete stampato in viso.

I colori non esistono La tua prossima ossessione. Scoprilo ora