<Renée devi dirmi cosa c'è che non va> mi esortò Olive.
<Nulla>
<Ma come nulla?>
<Perché ci dovrebbe essere qualcosa che non va?> chiesi.
<Senti, non ti conosco da molto tempo, ma quel tempo mi basta per capire che non stai affatto bene. Cavolo, sono giorni che non mangi, guarda che ho visto che porti sempre il pranzo al cane dei vicini. Mi auguro che mia mamma non lo scopra o potrebbe venirle un crepacuore> si portò la mano al petto fingendo un malessere con fare teatrale.
<Dico davvero Olive, non è niente, ultimamente non ho molta fame e-> non mi lasciò terminare la frase.
<Se non la smetti di prendermi per il culo giuro che mi incazzo> mi ammonì.
Distolsi lo sguardo e mi limitai a rimanere in silenzio, non avevo idea di cosa dirle.
<Andiamo, cosa è successo l'altro giorno? Mamma mi ha detto che avevi un impegno ma quando sei tornata a casa eri molto strana. Sono sicura che sei turbata per qualcosa che è accaduto quella sera>
Sospirai.
<Non sono triste per quello che è successo quel giorno, è un insieme di cose che non sono qui a spiegarti. È troppo complicato.>
<In che senso?>
<I fatti tuoi no?> sbuffai.
<Ti ho già detto che rispetto i tuoi tempi ma stai male e se non mi dici niente non so come aiutarti> ribatté inchiodando lo sguardo al mio. Decisi di continuare ad ignorarla.
<C'entra qualcuno vero? Sei legata a questa persona?>
<Sì, ma non come credi tu> mi arresi.
Lei mi rivolse un'occhiata interrogativa.
<È un legame malato, delle volte vorrei che non esistesse, ma altre volte non riesco ad immaginare come sarebbe la mia vita se non ci fosse>
<Mi dispiace>
<In realtà non dovrebbe, perché per me non ha mai rappresentato qualcosa di estremamente negativo. Tutti credono che io soffra, ma la verità è che questa sofferenza non esiste perché è parte dell'equilibrio della mia vita. L'unico problema è che adesso questo equilibrio si sta sgretolando e le mie certezze stanno candendo in mille pezzi, non so davvero come affrontare questa situazione>
<Non ho la più pallida idea di cosa tu stia parlando ma credo di aver capito qual'è il tuo problema, forse perché ci sono passata anche io. Tu hai insabbiato la sofferenza in te e l'hai normalizzata fino a ignorarla, hai trovato la tua posizione preferita e non ti sei mai spostata prima decidendo di rimanere nella tua confort zone. Adesso qualcuno ti ha spostata un po' e tu hai perso quella posizione, questo significa che il fatto che tu riuscissi a convivere con i tuoi tormenti non significava che li avessi superati>.
<Credevo che stessi per sparare una stronzata delle tue ma, sai che forse hai ragione?>
<Che ti credi? Io so essere anche una persona profonda oltre che una stalker professionista> mi fece l'occhiolino e io sorrisi.
<Comunque se hai bisogno di parlare io ci sono, ma ti prego smettila di dare il tuo cibo a Fuffy perché il padrone gli fa mangiare solo croccantini salutari. Quel cane ha davvero una vita triste>
<Va bene, eviterò> promisi.
<Comunque a scuola stanno organizzando delle gare di ballo per i giochi di raccolta fondi e io e alcune ragazze abbiamo deciso di ideare le coreografie. L'unico problema è che io ho litigato con la mia migliore amica che ha deciso di non partecipare più, quindi volevo chiederti se ti andrebbe di fare i balli di coppia con me>
<I giochi di raccolta fondi? Per cosa?> chiesi.
<Davvero non ne hai sentito parlare? La scuola raccoglie dei fondi e li invia ad un'associazione per contribuire alla ricerca contro i tumori femminili. Organizziamo dei giochi di vario tipo e ci sfidiamo fra noi, lo scorso anno è stato talmente bello che probabilmente anche altre scuole parteciperanno a quest'iniziativa insieme a noi.>
<Wow, è davvero una bella cosa.>
<Esatto, per questo dovrai partecipare.>
<E va bene, mi hai convinta> esalai.
<Ti avverto, le nostre compagne sanno essere davvero molto competitive>
<Bene> dissi.
<Tu sei competitiva, Renée?> mi chiese.
<Più di quanto credi>
<Sarà meglio> le si sollevò un angolo delle labbra.
Il giorno dopo arrivai a scuola molto stanca, avevo dormito poco quella notte perché mi tormentava l'idea di aver confessato tutto quello che provavo a Olive.
Ci accompagnava sua madre ogni mattina e ci preparava la colazione da più di una settimana ormai, praticamente ero diventata la sua seconda figlia.
<Ci vediamo più tardi ragazze> fece la signora col sorriso stampato in viso.
<A più tardi mamma> rispose Olive, io la salutai con un cenno.
<Melissah mi ha detto che ci saranno le prove alla sesta ora> mentre camminavamo la mia compagna spezzò il silenzio.
<Chi è Melissah?> chiesi.
<Una puttana, ti basta sapere questo>
<Perché?>
<Perché vorrebbe essere me ma non ci riesce, non la sopporto proprio> rispose lei.
<Bene, ce n'è una decente alle prove? Io non conosco nessuna>
<No, forse solo Emily perché è una lesbica non dichiarata e vorrebbe farsi tutte lì dentro>
<Certo che sei un tantino troppo schietta eh> osservai.
<Beh abituatici>
<Ahh cavolo, forse alla sesta ho il corso di scrittura. Non ricordo bene gli orari, dopo controllo>
<Dai non mi lasciare da sola, me lo avevi promesso. Non puoi saltarlo per una volta?>
<Sì ma oggi dovevamo presentare un lavoro e..> mi fermai quando vidi la sua faccia delusa e sospirai. <E va bene, lo salto> dissi alla fine.
L'accontentai perché in quei giorni mi stava aiutando tantissimo e mi sarei sicuramente sentita in colpa se non l'avessi fatto.
<Grazieee, a dopo Renée> girò l'angolo per andare verso la sua classe.
<A dopo> la salutai.
Sarebbe stata una giornata molto intensa.
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I colori non esistono
Fiction généraleRenée è una ragazza da un carattere particolare. Il suo passato l'ha resa spigolosa e riservata ma anche molto più forte e intuitiva. Dopo essersi trasferita in un nuovo stato con la sua zia parrucchiera, l'unica cosa che vorrebbe è essere felice e...
