Vi ha mandati il meccanico

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La Nuova Zelanda divenne il primo paese al mondo a dare a tutte le donne il diritto di voto nel 1893.

Leigh

Non ne potevo più. Erano passati solo dieci minuti ed io già non ne potevo più. Avevo passato tutto il tempo a tapparmi le orecchie mentre Lucas diceva cose senza senso e Naomi e Theo sfruttavano ogni singola sua parola per buttarmi qualche cattiveria addosso.

«Okay, adesso basta!» sbottai girandomi di colpo. Si zittirono e mi squadrarono tutti male. Intorno a noi, la gente ci guardava come se fossimo creature mistiche. Decisamente fuori luogo. E io non le biasimavo.

Naomi alzò un sopracciglio infastidita.
«Da quando in qua dai gli ordini?» Levai gli occhi al cielo esasperata. «Non sto dando nessun ordine. Ma qui non siamo al mercato, la gente cerca di lavorare.»

«Leigh ha ragione. Siate più professionali. Come me.» intervenne Lucas portandosi una mano sul petto. Schiusi le labbra e rimasi a fissarlo con gli occhi scettici. Era ancora in costume da bagno, pieno di sabbia e gocciolava. E no, non volevo sapere per quale motivo sapesse il mio nome.

Anche Naomi e Theo riservarono la mia stessa occhiata a Lucas. Mi portai le dita sul naso.
E io avrei dovuto lavorare con quelli?
Probabilmente l'obiettivo di Alastair non era solo quello di licenziarmi ma farmi direttamente fuori. Sospirai arresa.

«Io non ho idea di dove lavorerete ma vi intimo di farlo il più lontano da me possibile.» dissi guadagnandomi il loro astio.
«Com'è che qui ci guardano tutti male?» pronunciò Naomi con una smorfia schifata.

Puntai il mio sguardo sui loro piercing e i loro capelli colorati. Arricciai le labbra come se ne fossi ignara. «Mah, chi lo sa.» esalai ironica. Ma non sembrarono cogliere la mia ironia poiché si limitarono a scuotere le spalle indifferenti. Però, effettivamente, sotto tutti quelli sguardi cominciai a sentirmi a disagio anch'io.

Per questo mi affrettai a prendere l'ascensore per tornarmene al sicuro nel mio cosiddetto ufficio. Ma quando si aprirono le porte loro si intrufolarono con me. Passai lo sguardo tra di loro con un sorriso forzato.

«Che fate?» chiesi sfiduciata.
«Cosa dobbiamo fare? Seguirti, purtroppo.» replicò seccato Theo. Repressi una risatina nervosa e mi voltai verso di loro mentre le porte si chiusero alle mie spalle.
«No, no, forse non ci siamo capiti. Io vado nel mio ufficio. Capito? Mio.»

Naomi mi osservò come se fossi stupida. «Già. Quello che il tuo capo ha detto avremmo condiviso.» Mi strozzai con la saliva e cominciai a tossire ininterrottamente. Sentii una mano sbattermi con troppa forza sulla schiena tanto che per poco non caddi faccia avanti.

«Oh, no. Non soffocare. Qui non c'è Robinette Water che ti può aiutare.» Guardai con gli occhi sgranati, e il viso rosso a causa del mio soffocamento, Lucas che sembrava essere fin troppo serio. «Chi è Robinette Water?» domandò Theo trattenendo una risata.

«È l'idraulico.» rispose Lucas e io aggrottai la fronte. «Cosa? No, lui...» Alla fine decisi che non era necessario sprecare il fiato. Chiusi gli occhi afflitta e presi un grosso respiro mentre mi rimisi dritta. «Piano?» mi chiese Lucas.

Espirai ed inspirai.

«Tre.» E lui cliccò il pulsante. «Una volta avevo tre pappagalli.» cominciò a dire Lucas. Theo incrociò le braccia. «E che fine hanno fatto?»
Scrollò le spalle. «Non lo so. Probabilmente non gli era piaciuto il detersivo che gli davo da bere per ammorbidire le piume.»

Voltai lentamente il capo verso di lui sbigottita.
«Tu cosa hai fatto?» udii chiedere Naomi con voce perplessa. Lucas annuì guardando fisso di fronte a sé. «Sì, il Denkmit. La pubblicità diceva che avrebbe reso le loro piume ancora più morbide.» affermò. Probabilmente dovevamo essere tutti a corto di parole.

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