Spesso osservavo il cielo
nella speranza di veder qualcosa brillare.
Ma era solo il buio quello che avevo di fronte.
E allora non c'era speranza.
Leigh
Quella mattina nessuno aveva riso o scherzato. C'era un'aria tesa. Anche Lucas lo aveva capito quando aveva fatto uno dei suoi soliti interventi assurdi e nessuno gli aveva dato corda.
Neanche io ero in vena di parlare, in realtà. Ero ancora turbata dall'episodio del giorno precedente e... da mia mamma.
*
Ero tornata a casa dopo quell'orrenda giornata.
«Leigh, sei tu?» sentii chiedere dalla cucina.
Chi altro poteva essere?
«Sì, sono io.» esalai priva di forze.
Mia madre sbucò dalla porta con in dosso un grembiule sporco di farina. Probabilmente stava facendo qualche dolce. Li faceva sempre quando era di buonumore. Lei mi scrutò attentamente.
E il suo buonumore svanì in un istante.
«Non l'hai presa?» mi ringhiò contro. Ma litigare con lei era l'ultima delle mie priorità. Perciò, mi diressi verso la mia camera e in quell'istante mi agguantò furiosa il braccio.
«Perché non l'hai presa?» continuò ad insistere. Con uno strattone mi levai la sua mano di dosso. «Non prenderò niente se prima non mi dici che cosa c'è dentro.» Mi ero decisa. Non avrei mai potuto fare ad Alastair una cosa del genere senza sapere prima il motivo del perché lo stavo facendo.
«Leigh...»
«E dev'essere una spiegazione convincente. Altrimenti puoi dimenticarti di quella maledetta cartellina.» Alzai il mento con fare indisponente. Mia madre ebbe un guizzo.
«Ho detto che te l'avrei detto dopo.»
Scossi la testa. «Be', non mi basta. Allora? A che ti serve?» La sua rabbia sparì lasciando spazio ad un'amara tristezza. I suoi occhi si inumidirono e le sue labbra tremolavano.
No. No. No.
Io... Io lo sapevo cosa stava facendo.
Voleva giocare con i miei sensi di colpa. Voleva indurmi a fare quello che voleva lei senza che sapessi niente. Giusto perché me lo diceva lei.
Ma questa volta non avrei ceduto. Lo avrei fatto per Alastair. Per Alastair che aveva già fatto così tanto per me.
E non si meritava quello che gli avrei dovuto fare io. Avevo capito che non era cattivo. Che la sua era solo una corazza. Ma che aveva un gran cuore. E che, probabilmente, aveva paura di lasciar vedere agli altri perché aveva la certezza che glielo avrebbero spezzato.
Non lo biasimavo. Era vero.
Mia madre si accasciò per terra e io strinsi i pugni. Dovevo resistere. Questa volta sarei dovuta andare fino in fondo. E in quel momento capii alla perfezione Alastair. Io avevo fatto vedere troppo del mio cuore a mia madre. E lei se ne stava approfittando.
«Non può essere troppo tardi.» singhiozzò.
«Troppo tardi per cosa?»
«Ti sei innamorata di lui.» constatò.
Io spalancai gli occhi boccheggiando. Che stava dicendo? Innamorata? Io? No, non era possibile.
Come potevo innamorarmi di uno così?
Di uno che mi teneva la mano quando faceva buio, che mi dava sempre la sua giacca quando faceva freddo, che mi prendeva al volo impedendomi di cadere, che mi proteggeva dai cattivi ragazzi...
Rimasi con gli occhi sgranati dallo stupore. Perché per la prima volta mia madre aveva capito qualcosa su di me prima di me. Io innamorata di Alastair... No, sarebbe stato un disastro.
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Kairos
RomanceLeigh è una ragazza di origini maori, suo padre le ha insegnato tutto riguardo la sua tradizione sin da quando era una bambina. Ma, frutto di un matrimonio travagliato, Leigh ha vissuto con una madre che si è sempre opposta alle sue tradizioni. Obbl...
