“Bang” il suono sembrò propagarsi all’infinito, riecheggiando tra le mura ricoperte di una graziosa carta da parati color vaniglia.
Di scatto mi girai, pronta a difendermi con le unghie e con i denti, ma subito tirai un sospiro di sollievo; Mark e miei fratelli erano dietro di me con gli occhi spalancati e il fiato corto.
Probabilmente erano corsi fin qui a causa degli spari “Andromeda” sussurrò Mark avvicinandosi cauto; il suo sguardo esprimeva lo sconcerto più totale, come se si stesse trovando di fronte ad una bomba, pronta ad esplodere.
Esausta e sollevata mi lasciai andare su me stessa, cadendo in ginocchio; subito accorsero in mio aiuto, circondandomi come un' enorme e pelosa coperta calda; il sospiro che rilasciai fu tremolante come il mio corpo; l'adrenalina mi stava abbandonando velocemente come un fiume in corsa.
Mi lasciai avvolgere da loro cercando dì godermi il più possibile il momento; mai in vita mia ero stata abbracciata così, potevo sentire l’amore e la disperazione con cui mi stringeva Mark, e di questo ne fui sorpresa.
Per non sò quanto tempo rimanemmo lì,insieme, come una famiglia, finché una voce alle nostre spalle ci svegliò dall’incantesimo in cui ci eravamo rifugiati “Signor Devaro?è tutto a posto ?” chiese un’uomo che doveva essere una guardia di sicurezza; alzando di poco la testa notai che gli ospiti di casa erano dietro di lui incerti su cosa dire o fare.
Per un secondo incrociai gli occhi color ghiaccio di Dmitriy che mi fissavano come a voler captare tutto di me; a disagio cercai di liberarmi gentilmente dalla presa di Mark “È tutto apposto, non mi sono fatta niente” gli sussurrai sorridendo dolcemente.
Lentamente, mi alzai in piedi cercando di riacquistare la stabilità perduta; subito notai che il signor Artyom, Daniil, e Dmitriy stavano guardando tutto al di fuori di me, e abbassando lo sguardo ne capì il motivo; la cerniera si era aperta fino all’ombelico a causa dei movimenti fatti in precedenza,rivelando così il reggiseno senza spalline di pizzo bianco.
Rossa come un pomodoro tirai la cerniera fino in cima, sperando che mi inghiottisse dentro di esso; subito Blake mi strinse a se, nascondendomi col suo corpo massiccio e muscoloso, lanciando occhiate infuocate ai due fratelli “Si, stiamo bene” disse Mark allontanandosi da me, avviandosi verso il signor Artyom.
Inaspettatamente un giramento di testa mi costrinse ad aggrapparmi al braccio di Blake, che subito mi sorresse “Stai bene andy?” mi chiese lui al limite della preoccupazione “Io…” purtroppo non riuscì a dire nient'altro, che il buio mi avvolse.
Sir Vinnie stava stringendo tra le mani grassoccie e callose una cintura di pelle dall' aria costosa, di uno sgradevole col cachi, importata probabilmente dall' Italia; mamma mi parlava sempre di quel luogo speciale.
“Ho ricevuto parecchie lamentele da parte dei clienti” disse lui avvicinandosi con passo lento verso di me,che mi trovavo in un' angolo polveroso del suo ufficio; mi aveva trascinata lì per i capelli per poi lanciarmi a terra come un sacco dell' immondizia.
“Sono rimasto molto deluso da te, per caso non ti ho dato abbastanza attenzioni? Dovrei venire a trovarti piú spesso ?” chiese lui con tono fintamente preoccupato “La prossima volta vincerò” dissi con voce tremante, alterata leggermente dalla paura “Glielo prometto” e questa volta cercai di far suonare queste parole il piú determinate possibili.
Sir Vinnie si grattò il mento rasato da poco, soppesando le mie parole “Sará meglio per te, sennò ti spedisco da Mademoiselle Gazelle a servire i clienti DOPO l’arena e sono sicuro che qualcuno sborserebbe un bel mucchio di soldi per mettere le mani su di te” e mi sorrise malignamente, leccandosi le labbra screpolate “Glielo giuro signore" sussurrai nuovamente al limite della disperazione “Bene, sono contento!” disse mettendo in mostra i denti ingialliti dal tempo “Però adesso ti devo dare una lezione” disse lui stringendo nuovamente la presa sulla cintura “sai… per non dimenticare”
Sentivo delle voci ovattate che arrivavano alle mie orecchie ed un ronzio acuto mi rendeva intontita e confusa, cercai di aprire lentamente gli occhi ma invano; risucchiata da tutte le energie a causa del tentativo mi addormentai di nuovo .
La seconda volta che mi svegliai fu a causa delle urla, che non potevo ancora decifrare nell' immediato, visto il mio stato di semi-incoscienza “...Ammazzare” disse la voce di Mark alterata dalla rabbia “Padre, lo só,ma non sappiamo chi sono” disse Liam anche lui con voce tra l'arrabbiato e lo sconvolto.
Finalmente ero riuscita a socchiudere di qualche centimetro gli occhi e come prima cosa, vidi un' enorme muro bianco “Chi dovete ammazzare?” chiesi con voce impastata girandomi verso Mark e Liam.
Subito sentendo la mia voce i due si girarono nella mia direzione, increduli “Andromeda, finalmente, eravamo tutti cosí preoccupati, sei stata incosciente per due giorni” disse Liam accarezzandomi i capelli amorevolmente “I ragazzi non vedevano l’ora che ti svegliassi” disse Mark stringendomi piano la mano,aveva l' aria di uno che avrebbe fatto a pezzi il muro “E adesso dove sono?” Chiesi strofinandomi il viso con la mano libera “Li abbiamo dovuti cacciare a casa” disse Liam con un sospiro esasperato “Erano un pò troppo rumorosi”.
Mi guardai intorno nella stanza; le pareti erano tutte bianche, rendendo inconfondibile il fatto che fossi in una stanza d’ospedale, sentivo un leggero bipbip che veniva da una macchina medica che si trovava alla mia destra, dei mobili di legno chiaro abbellivano elegantemente la stanza, alla mia sinistra vi era una porta che poteva solo che essere il bagno “Adesso li chiamo,erano preoccupatissimi” disse uscendo dalla stanza.
Mi girai verso Mark, che trovai a fissarmi con occhi supplichevoli “Mi dispiace Andromeda, è tutta colpa mia, avrei dovuto proteggerti, come ti avevo promesso! Non ho mantenuto la promessa, perdonami” e sorrise tristemente “Non è colpa tua, non puoi controllare tutto e tutti” dissi alzando leggermente gli angoli della bocca “Però, alla fine,sei arrivato in tempo”.
Mark si alzò di scatto dandomi le spalle, strofinando la faccia con entrambe le mani “No, Andromeda, le promesse vanno sempre mantenute, ed io sono un' uomo di parola” Mark nel dire le ultime parole si era voltato verso di me “Ti prometto che troverò quei bastardi e li farò soffrire in un modo cosí atroce e raccapricciante,che nemmeno il diavolo troverá il coraggio per portarseli all’ inferno”.
I ragazzi erano arrivati circa due ore dopo che il dottore mi aveva visitata e mi aveva dato il via libera per tornare a casa; odio essere toccata, soprattutto se lo faceva un' estraneo.
Da quando ero suggita dalla tana non avevo ancora dimenticato il peso che mi schiacciava il cuore, giá malmesso di suo; la sensazione che tutto stava cambiando e non per il meglio, mi strisciava addosso su tutto il corpo come serpenti viscidi e malevoli pronti a stringere la presa per uccidermi.
Quando fummo tornati a casa, mi accompagnarono TUTTI ma dico TUTTI nella mia camera da letto, come se temessero che da un momento all'altro mi potessi infrangere sul costoso tappeto ricamato del corridoio; questo pensiero, mi faceva ridere e arrabbiare nello stesso momento; ero riuscita a sopravvivere senza di loro a cose che una ragazzina, non avrebbe mai dovuto passare e una ferita al braccio non era poi una gran cosa.
”Grazie per avermi accompagnata” dissi sbarrandogli la strada verso l' interno della mia camera da letto con il braccio sano “Vorrei farmi una doccia, se non vi dispiace” dissi stringendo la bocca in un sorriso glaciale, per ammonirli “Chiamaci per qualunque cosa” disse Liam “Se hai fame” disse Adam “O sete” rispose Ryan “Se vuoi ti possiamo aspettare…..” ma non feci finire di parlare Cole che gli sbattei la porta in faccia, disperata.
Finalmente sola mi spogliai e mi infilai in doccia sperando che cancellasse tutto: la paura, il disagio, l' adrenalina e soprattutto le emozioni.
In quel periodo mi stavo lasciando trasportare da esse, con l' unico risultato che al minimo problema sarei potuta crollare, come mai negli anni dopo la morte di mamma avevo fatto.
L' arena mi aveva forgiata come un cavaliere, pronto a tutto, impavido, obbiediente e soprattutto uguale uno all' altro, oggettificata dal primo momento che avevo messo piede dentro a quel luogo.
Uscii dalla doccia e mi sdraiai sul letto esausta mentalmente e fisicamente; la testa e il braccio mi facevano male, segno che gli antidolorifici stavano perdendo piano pian il loro effetto.
Guardai l' orologio per scoprire che ero stata nel bagno per circa due ore; il bussare alla porta della mia camera mi distrasse dalla sveglia accanto al letto che fissavo incantata; alla tana sapevamo che ore erano solo dai vari incontri che facevamko, visto che stavamo rinchiusi giorno e notte in stanze senza finestre che si affacciano, sul mondo esterno.
Con un leggero sbuffo mi alzai per aprire la porta “Come mai io e te, ci incontriamo sempre, quando sei mezza nuda?”
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Ciao a tutti, sono ritornata dopo un pó di tempo con un nuovo capitolo.
Chi potrebbe essere la misteriosa persona dietro la porta di Andromeda?
Chi lo sa!
Alexa💙
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FIGHT
RomansaAndy è una ragazza di 16 che dopo la morte della madre si ritrova da sola col patrigno, che dopo diversi anni di abusi e violenze decise di venderla al mercato clandestino dei combattimenti. Andy si ritroverà a destreggiarsi in un mondo fatto di vio...
