CAPITOLO 49

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MIHAI

Le mie mani scivolavano sulle curve di quel demonio di pizzo, con un'avidità che avrebbe fatto vergognare anche il diavolo in persona, ma non correvamo quel rischio, contando che avvinghiata addosso avevo la regina degli inferi. Le mie dita affondavano nella sua pelle morbida e liscia con una cattiveria che avrebbe segnato il candore di quella pelle di porcellana, ma non me ne fregava nulla e a lei sembrava piacere da impazzire.

I suoi gemiti nella mia bocca erano ossigeno puro per la mia eccitazione, che si ingigantiva sempre di più sotto il potere di quella voce sensuale che si lasciava trasportare dal mio tocco. Le nostre labbra si sfioravano ma non era un bacio, era un contatto che andava ben oltre quel semplice gesto, ci tentavamo a vicenda per vedere chi sarebbe crollato prima e avrebbe cucito la bocca su quella dell'altro, ma eravamo così testardi e desiderosi di vincere che nessuno dei due si sarebbe spinto così in là pur di saziare il proprio bisogno.

La spinsi sul letto con una brutalità senza eguali e lei cadde proprio al centro di quest'ultimo, vestita soltanto da quella sua lingerie rossa, ricca di merletti e pizzi ovunque. Dio mio, l'avrei fatta gridare.

Mi guardava con quel fuoco negli occhi di un blu perlato che brillava di libidine, distesa sul letto della sua stanza, con i gomiti piantati nelle lenzuola di seta per reggersi con il capo alzato.

Lentamente, dannatamente lentamente, aprì le gambe.

Il mio inferno mi stava chiamando, la mia fine era proprio lì e mai avevo desiderato di morire ardentemente come in quel momento.

Lasciai cadere a terra il giubotto e mi sfilai la maglia che fece la stessa fine.

I suoi occhi a quel punto caddero sul mio inferno, sui miei tatuaggi, sulla mia pelle totalmente ricoperta di inchiostro che aveva ormai completamente divorato la mia purezza, non vi era più nulla di puro in me, neppure lei.

La vidi deglutire a vuoto, anche dopo dodici anni le facevo lo stesso effetto.

Ad illuminare la stanza la sola luce della bajour sul suo comodino, la cui luce calda e fioca creava delle ombre interessanti su quel corpo divino, che in molti avevano potuto osservare sulle copertine delle migliori riviste, ma che solo io in quel momento avrei potuto divorare pezzo per pezzo.

<<Cosa vuoi Mia Regina?>> Mia. E di nessun altro.

<<Baciarti.>> La sua richiesta mi riecheggiò nella mente ma lo nascosi, così scossi piano il capo.

<<Non si può.>> Perchè se glielo avessi concesso sarei caduto di nuovo nella sua ragnatela, mi avrebbe sottomesso di nuovo, era quello il suo solo volere ma io non ero più disposto a lasciarla dominare.

<<Ma tu vuoi?>> Il ghigno che si stagliò su quelle labbra gonfie e impreziosite dal rossetto di un rosso acceso, mi fece stringere i pugni, era il demonio in persona. Mi avvicinai poggiando le mani sul materasso proprio accanto ai suoi fianchi. Ad un soffio da quel peccato che non riuscivo a smettere di commettere.

<<Ciò che voglio...>> Le allargai le gambe ancor di più, così da incastrarmici in mezzo, tra quelle cosce toniche, la pelle liscia e candida, e tutto quel pizzo.

<<E' sentirti urlare così forte...>> Lasciai scorrere una mano sul suo fianco nudo fino a raggiungere il sottile elastico di quel tanga che era tanto inutile quanto intrigante, celava quel poco che riusciva a meraviglia, creando una velata e misteriosa attrazione. Per quanto fosse possibile a quel misero pezzo di stoffa.

<<Che quando avrò finito con te queste gambe sottili...>> Tirai l'elastico e lei sussultò quando con uno schiocco le pizzicò la pelle non appena lo lasciai andare, vibrava di eccitazione, trasudava libidine, era un fremito continuo. <<Non riusciranno neppure più a fare un passo senza ricordarti di come il mio corpo ci si incastri in mezzo a meraviglia.>> Il sorriso ansimante che si disegnò sulle sue labbra fu di desiderio torbido e insaziabile, era priva di vergogna. <<Non sono così delicata come credi.>> Le sue mani curate ed eleganti arrivarono a sfiorarmi gli addominali con sfacciato interesse, mi toccava consapevole che era l'unica a farmi vibrare persino le ossa con una sola carezza. <<Ah sì?>> Abbassai il viso arrivando a sfiorarle il collo con la punta del naso, le bastava il mio respiro sulla pelle, un leggero sfiorarla, per ansimare. Mi desiderava come un assetato necessitava di abbeverarsi.

Painful melody La tua prossima ossessione. Scoprilo ora