KEIRA
<<Scarlett?>>
Una donna alta almeno un metro e ottanta, tutta gambe, con indosso un abito lungo, bianco latte e molto retrò, dei tacchi che andavano forse di moda cinque anni prima, i gioielli pacchiani e i capelli troppo voluminosi si avvicinò al nostro tavolo facendo alzare l'uomo che si era seduto di fronte a me, attirando la sua completa attenzione.
Si conoscevano.
Da quanto?
La mia coscienza iniziò a parlare, o meglio, a fare domande che forse non ero nella posizione di poter fare ma me ne fregai, io potevo tutto, anche provare fastidio nel vedere gli artigli di quella donna circuire il corpo del mio carcerato per un abbraccio fin troppo confidenziale e due baci sulle guance che lui ricambiò.
<<Ancora non riesco a crederci Mihai, non ci vediamo da quanto?>> Il suo entusiasmo era nauseante e la sua voce era fin troppo stridula, molesta come le sue mani bisognose di una manicure sugli avambracci dell'uomo davanti a lei. <<Beh, dodici anni.>> Il modo con la quale le sorrideva, così sorpreso e apparentemente contento, un sorriso che a me non rivolgeva da secoli. Accavallai le gambe cercando di soffocare il fastidio che mi annodava le budella.
<<Dio mio siamo cresciuti così tanto dall'ultima volta e tu stai... anche dopo il carcere stai divinamente.>> La sposa cadavere dei poveri non aveva di certo tutti i torti. Soprattutto vestito con quella maglia che gli fasciava perfettamente il busto muscoloso, lasciando scoperti i tatuaggi sulle braccia e i capelli biondi che dopo parecchi giorni erano ricresciuti in un ciuffo niente male, nella quale avrei affondato volentieri le dita.
Ma tu non puoi Kei, lei sì.
Feci finta di non sentire la voce della mia coscienza, afferrando il cellulare dalla borsetta per scrivere alla mia migliore amica, seduta dall'altra parte del tavolo.
K: Chi è?
Prontamente mi rispose, notando il telefono poggiato sul tavolo, illuminarsi a causa della notifica che le arrivò.
S: Ma come chi è?! Non dirmi che non la conosci, è Scarlett Rogers.
Mi ripetei nella testa il suo nome e cognome ma non mi venne in mente nulla.
K: Vuoto totale.
S: E' una cantante!!!
Mi ripetei ancora il suo nome e leggendo quella descrizione mi venne in mente, era una di quelle cantanti da canzoni commerciali che non ero mai stata avvezza ad ascoltare.
Entrambe riaponemmo il telefono quando i due si voltarono verso il nostro tavolo, lei sempre con la mano poggiata sul braccio dell'unico uomo che non avrebbe mai dovuto toccare, per poter sperare di vivere ancora per un numero di anni superiore a due.
<<Scusate la mia maleducazione, non era mia intenzione interrompere il vostro pranzo ma io e questo ragazzone eravamo colleghi quando ancora spaccava i culi negli stadi.>> Sul volto di Mihai un leggero sorriso nostalgico gli arricciò l'angolo di quelle labbra carnose. <<Ricordo ancora le canzoni che abbiamo creato insieme, dei capolavori! E avevamo solo diciassette anni!>> Lo conosce da prima che io e lui ci incontrassimo e collaboravano anche insieme, anche se non ricordavo di aver mai ascoltato canzoni di Mihai fatte in collaborazione con qualche cantante donna. Probabilmente le avevo rimosse tutte dalle mie playlist.
Dal modo con cui si toccavano, guardavano e parlavano si percepiva una grande sintonia e complicità, un legame forte che mi irritò non poco ma mi mostrai impassibile.
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Painful melody
ChickLitATTENZIONE: SONO PRESENTI SCENE DI SESSO ESPLICITO E DI VIOLENZA!!! Lei è nata nell'agio della famiglia più potente di Los Angeles, lui è un comune ragazzo rumeno di vent'anni che grazie ad un'audizione fortunata ha iniziato la propria carriera da c...
