MIHAI
Oggi...
Il peso non indifferente di un braccio sul mio collo mi stava a dir poco soffocando risvegliandomi dal sonno profondo in cui ero crollato la sera prima dopo una giornata passata a risistemare tutte le nostre cose in quella casa per farla sembrare abitabile. Anche se la donna delle pulizie si era occupata di pulire, la casa quando eravamo arrivati era completamente vuota e coperta dai teli bianchi che erano stati posizionati su ogni mobile e sulle poltrone per non far attecchire la polvere ai tessuti.
Togliere tutto e gestire la felicità inspiegabile di mio nipote, scaturita dal solo fatto che eravamo nella casa dove io e suo padre eravamo diventati quelli di un tempo, era stato difficile e stancante difatti avevamo finito con l'addormentarci senza neanche cenare.
Strinsi gli occhi infastidito da quel peso sulla gola che mi stava togliendo persino la possibilità di deglutire, sentivo la gola secca e la bocca prosciugata dalla saliva, il caldo era qualcosa di ingestibile in quella casa, avremmo dovuto comprare dei condizionatori che quando eravamo giovani non avevamo montato, visto che in casa passavamo poco tempo tra un viaggio e l'altro. E poi a vent'anni in casa si passava giusto per una doccia e un cambio, dei condizionatori non ce n'era mai fregato nulla.
Schiusi gli occhi abituando la vista alla luce del giorno che arrivava dalla finestra del salotto, avevamo montato le tende ma ce le eravamo dimenticati aperte così che la luce del sole in quel momento mi arrivava sparata negli occhi disturbando il mio stato comatoso di dormiveglia. Quella giornata non prometteva per nulla bene.
Alzai una mano tentando di toccare il motivo di quel peso sulla gola, riuscendo a scoprire che era il braccio di mio fratello che dormiva con le braccia aperte, in un divano letto da una piazza e mezza, in pratica per due uomini di trentadue anni con una corporatura come la nostra era come dormire in una canoa. Fin troppo stretto. Era stato costretto a dormire con me dalla moglie che non aveva voluto sentire ragioni il giorno prima, non avrebbe mai lasciato dormire Jacob con Paige per quanto non avesse di che preoccuparsi, ma in fondo non potevo biasimarla, per lei era pur sempre una sconosciuta, era già tanto che ci permettesse di ospitarla in casa.
<<Alexei, riesci a dormire come una diavolo di persona normale?>> Gli afferrai il polso buttandogli il braccio dall'altra parte, movimento fin troppo forte che lo portò a sbilanciarsi finendo con il farlo cadere dalla brandina scomoda in cui ci eravamo addormentati. Erano forse più di vent'anni che non dormivamo nello stesso letto, anzi l'ultima volta doveva essere stata quando ancora vivevamo in Moldavia. Cadde a terra con un tonfo sordo seguito da un lamento di dolore. <<Ce dracu? Sfinte rahat!>> "Ma che diavolo? Porca merda!" Borbottò tirandosi a sedere per terra dolorante. <<Ai grijă la limbaj.>> "Modera il linguaggio" Lo richiamai con la voce abbassata e la bocca impastata dal sonno, quello era classificabile come uno tra i risvegli peggiori che avessi mai dovuto affrontare. <<Ticălosule.>> "Bastardo". Non persi altro tempo ad ascoltare i suoi insulti e mi alzai da quella sottospecie di branda passandomi le mani sul viso, mi faceva male la schiena dopo una sola notte su quel materasso tanto sottile da sembrare quasi una coperta, il primo acquisto che avrei fatto sarebbe stato probabilmente un materasso decente per quel divano letto.
Dalla cucina proveniva già un quieto vociare mattutino e il profumo della cucina di mia cognata, probabilmente intenta a preparare a tutti la colazione, lei e Jacob erano già in piedi da chissà quanto ma non me ne stupii, si alzavano sempre prima di tutti. Per quanto fossero ancora solo le nove.
<<Su alzati, sono già tutti in piedi.>> Mi guardai intorno per cercare dove avevo appoggiato la maglia la sera prima, mi ero sfilato le scarpe e la maglia senza farci troppo caso, ero talmente stanco dopo il viaggio e le sistemazioni nuove che mi ero addormentato subito. <<Lo farei se non fosse che mi hai distrutto un anca.>> Si tirò su dolorante massaggiandosi il fianco. <<Che esagerato, neanche avessi ottanta anni.>> Eravamo gemelli, avevamo dunque la stessa età ma lui sembrava più grande e più maturo di me sotto ogni punto di vista, forse perchè a trentadue anni aveva già una moglie e un figlio mentre io ero appena uscito dal carcere.
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Painful melody
ChickLitATTENZIONE: SONO PRESENTI SCENE DI SESSO ESPLICITO E DI VIOLENZA!!! Lei è nata nell'agio della famiglia più potente di Los Angeles, lui è un comune ragazzo rumeno di vent'anni che grazie ad un'audizione fortunata ha iniziato la propria carriera da c...
