KEIRA
Quella notte non avevo dormito ma ad una come me il sonno non occorreva, io vivevo nell'oscurità, il giorno altro non era che un intervallo di tempo che trascorrevo ad illudermi di poter brillare quando in realtà, non me ne facevo nulla della luce del sole. Io avevo potere tra le ombre, tuttavia solo tra quelle degli altri, tra le mie non ero mai riuscita a trovare uno spazio per racimolare le forze e assoggettare ogni mio dolore che continuava ad annidarsi in me. Nelle profondità del mio io interiore.
"Mi ami?" mi aveva chiesto, ma come avrei potuto rispondergli se non come avevo fatto?
Non potevo, non potevo amare quell'uomo. L'amore portava a fare troppi errori, cambiava le persone ed io non volevo più cambiare, avevo la mia vita in pugno e non avrei permesso a nessuno di togliermi tutto ciò che avevo. La stabilità e il controllo che ero arrivata a possedere.
I sentimenti erano superflui, illudevano le persone di poter vivere meglio quando in realtà si crogiolavano in una bugia che a lungo andare avrebbe fatto solo più male, fino a quando poi non si rompeva qualcosa e tutto crollava.
Io non potevo permettermi di crollare, non di nuovo.
Avevo le idee chiare, una strada da percorrere e anche se lui aveva deciso di abbandonarmi non avrei comunque smesso di seguire il mio piano per scoprire come era morto mio fratello. Per Henry avrei smosso mari e monti anche da sola, non avevo di certo bisogno dell'aiuto di nessuno per riuscire nei miei intenti.
Nessuno avrebbe più potuto scegliere per me, quelle scarpette blu mi ricordavano quanto fossi stata stupida un tempo a seguire le direttive di mia madre che mi aveva tolto la cosa più importante che avrei mai potuto avere. Mai e poi mai avrei rifatto l'errore di farmi comandare, ero io la padrona di me stessa e di tutto ciò che volevo. Io avevo il controllo.
Non mia madre.
Non mio padre.
Non Cornelius che la sera prima era arrivato subito dopo che Mihai se n'era andato. Sicuramente si erano incontrati lungo la strada mentre uno entrava e l'altro se ne andava, ma non avevo voluto sapere cosa si fossero detti, anche perchè quando mio marito aveva messo piede nei nostri appartamenti non mi aveva rivolto parola.
Era arrivato con un occhio nero e viola, gonfio e subito avevo fatto due più due. Mihai mi aveva detto che Cornelius frequentava il night club in cui era dovuto andare per mia volontà, e prendendo in considerazione anche le nocche lacerate di Kovacs e l'occhio gonfio di mio marito, capire cosa fosse successo era un gioco da ragazzi ma non riuscivo ad arrivare a comprendere quale fosse stata la fattore scatenante, che aveva dato il via ad una possibile rissa.
Solo Mihai mi avrebbe potuto dare certe risposte, ma lui se n'era andato ed io ero stanca di cercare informazioni da lui, me le sarei trovata da sola le mie conclusioni.
Ad ogni modo, dopo aver passato una notte passata a dormire nello stesso letto ma divisi da una voragine di segreti e menzogne, come era stato fin da quando ci eravamo sposati, Cornelius se n'era andato per la sua strada ed io per la mia. Non avevo tempo di risolvere anche le problematiche che aveva il nostro matrimonio disastrato, tra tutte le cose che avevo per la testa lui non era la mia priorità.
Così avevo raggiunto il mio ufficio dove trovai Mya, la mia assistente, già pronta accanto alla mia scrivania sommersa da faldoni e cartellette che fino al giorno prima non erano lì, quindi dedussi che avesse fatto ciò che le avevo chiesto, come sempre. Quella ragazza se la sapeva cavare.
<<Allora, cos'hai trovato?>> Lasciai la mia Birkin sul divanetto del mio ufficio, mi tirai su le maniche della camicetta e presi il mio posto sulla sedia dietro alla scrivania, lasciando che mi illustrasse ogni cosa.
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Painful melody
ChickLitATTENZIONE: SONO PRESENTI SCENE DI SESSO ESPLICITO E DI VIOLENZA!!! Lei è nata nell'agio della famiglia più potente di Los Angeles, lui è un comune ragazzo rumeno di vent'anni che grazie ad un'audizione fortunata ha iniziato la propria carriera da c...
