CAPITOLO 52

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KEIRA

Quel pomeriggio avevo staccato prima dal lavoro perchè con tutte le cose che mi giravano per la mente, concentrarmi sui problemi di mio padre era diventato impossibile. Sentivo di avere un forte mal di testa che mi rendeva difficile persino guidare, causato probabilmente da tutto ciò che mi stava succedendo quel giorno. Il litigio con Cornelius quella mattina, i messaggi di Mihai, il dover spiegare al mio investigatore tutto ciò che avevo scoperto su mio padre e aver la consapevolezza che non potevo seriamente fidarmi di nessuno nella mia famiglia. Tutte quelle cose messe insieme quel giorno mi avevano fatta ammattire, tanto che ad una certa ora avevo chiuso ogni cosa e avevo rimandato al giorno dopo.

Procrastinare certe volte era la salvezza per la proprio sanità mentale.

Giusto per completare il quadretto non molto allegro, aveva persino iniziato a piovere ed io, meteopatica com'ero, avevo l'umore sotto i piedi. L'unica cosa che era andata a buon fine era l'avviamento delle mie ricerche, l'investigatore che avevo assunto si era già messo in moto per fare ciò che gli avevo chiesto e ciò mi aveva sollevato un po' l'umore.

Anche se in fondo la pioggia, quando ci si trovava davanti al camino, con un buon libro e un buon tè diventava la migliore colonna sonora che si potesse desiderare, per questo avevo deciso che una volta tornata a casa, mi sarei fatta una bella doccia, mi sarei infilata la mia vestaglia e sarei andata da mio nonno per leggere insieme a lui e godermi un po' di tempo insieme come facevamo un tempo, con una tazza di tè caldo tra le mani.

Spesso e volentieri persino una snob mondana come me aveva bisogno di istanti di semplicità come quello.

Una volta arrivata alla villa, parcheggiai la macchina nel garage e raggiunsi l'interno di casa mia con i tacchi che lasciavano le impronte sui tappeti dei corridoi. Li avrei dovuti far lavare, erano lordi.

<<Scusa->> Mi rivolsi ad una delle mie cameriere che vidi passare lungo la mia strada ed anche se non ne conoscevo il nome, si fermò e, dopo un leggero inchino, mi rivolse la sua totale attenzione.

<<Bentornata signorina Martin, posso chiederle cosa desidera?>>

<<Fai preparare del tè e fallo recapitare nelle stanze di mio nonno, lo berrò con lui.>> La ragazza sui vent'anni annuì e dopo un secondo inchino appena accennato, si dileguò per fare ciò che io le avevo detto permettendomi di continuare il mio cammino verso l'atrio della casa, la sala centrale da cui poi partivano le scalinate per arrivare ai miei appartamenti.

Dopo il tè avevo il desiderio di trascorrere il mio tempo con i miei bei giovanotti che soggernavano non molto distanti dalle mie stanze, nella mia villa. Era da quando avevo stipulato il contratto con Mihai che non li avevo più chiamati, ma ormai lui si era ritirato ed io avevo bisogno di qualcuno che appagasse i miei bisogni senza lamentele o sentimenti di mezzo. Qualcuno che non dovevo aver paura di guardare per non leggergli nelle iridi i ricordi che io, tanto duramente, mi ero impegnata a cancellare.

<<Keira.>> Quando però raggiunsi l'atrio, la voce fastidiosamente astiosa di mia madre mi bloccò dall'avviarmi verso la mia stanza per farmi una doccia. Alzai lo sguardo e la vidi, appoggiata alla ringhiera delle scale che portavano verso le sue stanze, vestita sempre di tutto punto anche se non doveva andare da nessuna parte, con i capelli perfettamente raccolti, il solito trucco che si faceva fare da più di quarant'anni e quell'espressione indisposta che non preannunciava nulla di buono.

<<Sì madre?>> Mi chiamava solo quando qualcosa che avevo fatto non le andava a genio e ciò voleva dire soltanto che mi aspettava una bella discussione.

Painful melody La tua prossima ossessione. Scoprilo ora