CAPITOLO 51

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MIHAI

Erano tutti nel panico per una misera denuncia fatta da un uomo senza pudore che non conosceva neanche cosa volesse dire avere un briciolo di coraggio, di cervello e di intelligenza. Cornelius era sempre stato così, un senza palle che credeva di avere il mondo in mano solo perchè i suoi genitori lo avevano riempito di soldi fin dentro alle mutande.

Nulla di ciò che aveva se lo era guadagnato da solo, non conosceva cosa volesse dire affrontare periodi in cui non ci si poteva permettere neppure un pacco di biscotti per fare colazione, e non era permesso neanche una minima lamentela perchè non era colpa di nessuno se si riversava in tali condizioni. Quando le medicine costavano troppo e bisognava scegliere tra avere il cibo a pranzo o dei farmaci per curare il diabete di mia madre. Quando mi aggiustavo le scarpe con lo scotch perchè prenderne un paio nuovo non era possibile.

Solo chi aveva conosciuto momenti così sapeva quanto fosse dura la vita, non chi aveva sempre avuto la pappa pronta, vestiti di marca e un centone nel portafoglio.

Io ero cresciuto senza avere niente e fino alla morte dei miei genitori avevo comunque sempre creduto che ciò non fosse importante perchè già avere la mia famiglia, per me equivaleva ad avere tutto.

Solo dopo, quando mi ero trovato senza di loro, con mio fratello accanto, dieci dollari e due stracci al posto dei vestiti avevo capito che quella non era vita e così avevo deciso che avevamo bisogno di dare alla nostra una svolta, di smetterla di piangerci addosso e combattere.

Avevo sempre combattuto, prima per farmi spazio nella scena musicale americana, per far in modo che il mio nome fosse inciso ovunque, che milioni di persone gridassero a squarciagola le mie canzone ai miei concerti e che il mio successo non avesse una data di scadenza. Poi avevo combattuto per amore, perchè sognavo un matrimonio come quello dei miei genitori, dove l'amore era più importante di qualunque cosa e vinceva su ogni litigio, sulle grida e sugli insulti. Sui "non ti voglio più vedere" e sui "mi hai stancato".

Poi avevo combattuto in carcere dove vivere o morire aveva la stessa rilevanza, ossia zero. Dove per sopravvivere dovevi vincere una battaglia al giorno, sia fisica che mentale, la prima contro gli altri che per primeggiare dovevano farti fuori e la seconda contro te stesso, lo sfidante più complicato probabilmente, perchè solo lui conosceva i tuoi punti più deboli.

E infine avevo combattuto anche una volta uscito dalla galera e continuavo a farlo, per vivere e rifarmi una vita per quanto fosse complicato riuscire a sopravvivere, tra ricordi, sentimenti e volti che sarebbe stato più facile se fossi riuscito a dimenticare, ma era impossibile. Per questo ero deciso a togliermi quel peso di dosso, togliermi il passato dalle spalle per riuscire a sopravvivere nel presente. Ma come? Ancora non mi era chiaro.

Di tutte queste sfide solo una ne avevo persa.

L'amore.

Il sogno di un matrimonio da favola, di una famiglia, di un sentimento così forte da legarti irrimediabilmente a qualcuno, un sogno che io avevo ormai cestinato certo che mai e poi mai sarei riuscito a riprovarlo per qualcuno che non fosse la mia nemesi. La mia controfigura al femminile.

No, mai avrei amato come avevo amato lei, per questo era tempo che rivolgessi le mie attenzioni ad altro a qualcosa che un tempo mi aveva reso vivo e che mi spaventava fottutamente tanto, ma che era tempo che tornassi ad impugnare.

Per questo mi trovavo di fronte allo sgabuzzino di casa mia incapace di abbassare una cavolo di maniglia per prenderla e provare a capire se forse era lei la strada per la mia salvezza, come aveva sempre detto il me di molti anni prima che ormai avevo completamente dimenticato.

Painful melody La tua prossima ossessione. Scoprilo ora