CAPITOLO 55

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MIHAI

Quella notte non dormii molto, tutt'altro.

Dopo aver avuto la possibilità di fare l'amore con lei, l'avevo guardata crollare in un sonno profondo ma non tranquillo, lo compresi dal suo continuo muoversi, dalla sua espressione corrucciata e dai leggeri mormorii che faceva ogni tanto. Ciò che si portava dentro la tormentava ma per qualche istante, quando si era concessa a me, era stato come se l'avessi vista abbandonare ogni sua barriera sia fisica che emotiva per legarsi a me come si concedeva un tempo.

Non mi credeva più l'assassino di suo fratello, finalmente ero tornato ad essere per lei l'uomo che le aveva regalato la sua prima volta, il suo primo bacio, il suo primo "ti amo", il suo primo tutto. Lo avevo letto dal suo sguardo, da quella luce che quelle perle zaffiro erano tornate ad irradiare ovunque posasse gli occhi.

Quel solo pensiero mi aveva concesso di levarmi un peso dal petto che mi ero portato per così tanto, che ormai mi era quasi sembrato che avesse iniziato a far parte di me.

Mi era bastato sapere che lei mi credeva per non sentirmi più colpevole.

Finalmente quel senso di colpa che per tanto tempo mi aveva soffocato, opprimendo ogni mio respiro, si era dissolto ed io ero tornato a respirare liberamente, riuscendo a risentire la freschezza dell'aria e il calore della vita.

Fare l'amore con lei era stato come tornare a vivere, perchè non era stata una semplice scopata come quelle antecedenti, quella notte io e lei ci eravamo uniti completamente. Fisicamente e mentalmente. Per la prima volta dopo anni mi aveva baciato, mi aveva concesso anche le sue labbra, quegli spicci ciliegia dannatamente deliziosi, ed io sapevo quanto valesse per lei un bacio. Ricordavo ancora quanto me lo avesse fatto sudare il primo ma non mi pentivo di niente. Averlo atteso tanto lo aveva reso solo più intenso.

L'idea che fossimo tornati, che eliminata la sua famiglia saremmo riusciti a trovare una quadra in mezzo a tutta quella storia e che sarebbe andato tutto meglio, mi aveva tenuto sveglio fino alle quattro. Ore che avevo passato ad osservarla dormire, a controllare che non facesse incubi e ad accarezzarla senza rischiare di svegliarla.

Che fosse truccata o struccata, elegante o in pigiama, composta o stravaccata, sveglia o dormiente quella donna era di una bellezza che ti mandava la testa al diavolo. Smettevi di ragionare, perdevi il totale controllo di ogni tuo movimento a solo guardarla ed io quella notte avevo perso la capacità di toglierle gli occhi di dosso.

Fino a quando poi le palpebre non avevano iniziato a farsi sempre più pesanti ed il sonno aveva inghiottito anche me.

Mi ero addormentato al suo fianco dopo un'infinità di tempo e per la prima volta ero riuscito a riposare sul serio, con la consapevolezza che lei fosse lì, appoggiata al mio petto che dormiva.

L'unico pensiero con cui andai a dormire e con cui mi svegliai la mattina dopo.

Mi passai le mani sul viso cercando di aprire le palpebre sigillate dalla dormita più profonda che mi fossi mai fatto da quando ero tornato, priva di incubi e pensieri, e non fu facile perchè quella sensazione di relax mi avvolgeva ancora da testa a piedi. Aprii gli occhi che ci misero qualche secondo per adattarsi alla luce del mattino mentre le mie mani lente iniziarono a vagare sul versante opposto al mio del letto, per cercare il calore del suo corpo che però non trovai.

Allora spostai lo sguardo lì dove ci sarebbe dovuta essere lei ma lo spazio al mio fianco era vuoto, le mie mani non avevano trovato altro che lenzuola nello spazio in cui ci sarebbe dovuto essere il suo corpo.

Che se ne fosse già andata? E dove? Non sarebbe mai ritornata a casa dopo ciò che era successo, dunque ipotizzai che fosse scesa per fare colazione e, d'un tratto, la sonnolenza mi passò completamente.

Painful melody La tua prossima ossessione. Scoprilo ora