MIHAI
Stavo per fare la stupidaggine più grande di sempre e questo perchè quel ammaliatore di mio nipote, con le sue lacrime da coccodrillo, era riuscito a farmi tenerezza e a convincermi con la sua parlantina da cane bastonato, ad andare con lui e i suoi genitori in vacanza su invito del diavolo in persona. Non avevo potuto non accettare perchè se no non avrebbe più smesso di piangere e Stefany mi avrebbe ucciso a coltellate, così mi ero costretto ad alzarmi, a farmi una doccia e infilarmi i vestiti che mi aveva già preparato sul letto mia cognata.
Quella donna sembrava che si fosse sposata entrambi i gemelli Kovacs, non solo Alexei. Aveva preparato sia la mia che la sua di valigia e ciò che dovevamo metterci, come se al posto di un figlio ne avesse avuti tre. La pazienza di mia cognata era disarmante.
Ad ogni modo, dopo gli ultimi preparativi e le ultime raccomandazioni che stranamente erano state tutte rivolte al sottoscritto, eravamo saliti in macchina, diretti alla pista d'atterraggio dove riposava il jet della famiglia Martin che ci avrebbe portati alle Hawaii. Un viaggio di sei ore che avrei passato, rinchiuso con quel bastardo di Wilson ad un palmo dal naso. Quel solo pensiero mi dava sui nervi.
Quando arrivammo sul posto loro ancora non erano arrivati, ma riconoscendo i volti e probabilmente essendo già informati sul nostro arrivo, gli schiavetti dei Martin incominciarono a caricare i nostri bagagli a bordo mentre noi attendevamo e mio nipote riempiva di domande il pilota.
<<Sono loro ad invitarci e arrivano anche in ritardo.>> Brontolai rigirandomi il telefono tra le dita con l'aria infastidita, perchè era così, ero già abbastanza nervoso per quella fantastica trovata, il fatto che si facessero persino aspettare peggiorava soltanto il mio grado di fastidio.
<<Mihai, non cominciare, siamo arrivati noi in anticipo.>> Mi redarguì Stefany intenta a specchiarsi nel finestrino della macchina per aggiustarsi i capelli. <<In anticipo di tre minuti.>> Le feci notare. Delle persone normali, consapevoli di un possibile anticipo si sarebbero presentate almeno dieci minuti prima per accogliere gli invitati, ma loro no, loro si facevano aspettare. <<Oh come sei diventato petulante fratello, non è che sei un po' nervoso perchè dovrai passare quattro giorni con l'unica donna ancora in grado di rifiutarti?>> Alexei sembrava completamente a suo agio, anzi era persino contento di partire per una bella vacanza con la sua famiglia, per questo era così di buon umore e scherzoso, tutto il contrario delle condizioni in cui riversavo io. <<Mi urta dover vedere quel pallone gonfiato di Wilson, di lei non mi importa.>> Precisai appoggiato al cofano della macchina con le braccia incrociate sotto il petto, e il telefono che prima o poi mi sarebbe caduto se avessi continuato a rigirarmelo tra le dita.
<<Beh, pensa che lo stai facendo per tuo nipote.>> Spostai lo sguardo su quel pestifero e lo vidi saltellare tra un gradino e l'altro della scala che portava all'entrata dell'aereo, era felice come non mai, stava per andare in vacanza e con lui c'era tutta la sua famiglia. In pratica non gli mancava nulla.
Lo stavo facendo per lui, sì, dovevo fissarmelo bene in testa.
Mentre lo osservavo saltellare, il rombo di una macchina ci fece voltare ed ecco che allo scoccare delle sette del mattino, puntuale come un orologio svizzero, arrivò un range rover nero e bianco, che si parcheggio dietro alla nostra macchina.
Una volta spento, uscirono entrambi i coniugi Wilson ma i miei occhi ricaderono solo su di lei e ringraziai di portare gli occhiali da sole, perchè così non si sarebbe resa conto di dove fossero diretti i miei occhi.
In forma come sempre, la ragione di ogni mio tormento, indossava dei pantaloncini cortissimi di jeans che le lasciavano completamente nude quelle gambe chilometriche e toniche che terminavano con dei tacchi aperti, una camicetta bianca annodata sul ventre piatto e dalle maniche arrotolate fino ai gomiti, sotto alla quale si intravedeva un top rosso che le fasciava il seno prosperoso, il tutto rifinito da qualche gioiello e un paio di occhiali da sole di Cartier che si alzò sul capo, non appena ci vide, posandoli sulla chioma che aveva legato in una coda alta.
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Painful melody
Romanzi rosa / ChickLitATTENZIONE: SONO PRESENTI SCENE DI SESSO ESPLICITO E DI VIOLENZA!!! Lei è nata nell'agio della famiglia più potente di Los Angeles, lui è un comune ragazzo rumeno di vent'anni che grazie ad un'audizione fortunata ha iniziato la propria carriera da c...
