Data la mia mancanza di idee attuali e stimolo a scrivere, posto cose che se ne stanno in bozza da tempo, come questo flusso di coscienza che ho scritto dopo aver visto la miniserie Chernobyl - p.s tutto ciò che ho scritto è riferito ai personaggi televisivi della serie, non a quelli reali.
A Pripyat non cresce più nulla,
nemmeno la speranza, è morta da tempo,
la speranza, bruciata dalla facciata di chi nega in un omertà che brucia la carne molto più delle radiazioni, e scava marcendo i sogni come gli organi relegando la speranza non alla solitudine di un ospedale traboccante di dolore ( inascoltato ), ma nascosta, sguscia altrove, e c'è chi per un attimo la speranza l'ha partorita, ma è morta subito dopo per secondi in più d'amore.
C'è chi la speranza l'ha persa fra sangue d'altri inconsapevoli
innocenti, c'è chi la speranza l'ha osservata in un attimo luminoso in un dettaglio alla fine di tutto, chi nel silenzioso orgoglio del sudore condiviso,
E ora qui, senza più poli da seguire fra le stelle, non ci sono neanche più le stelle, a Pripyat, nella notte troppo chiara di una luminescenza mortale, quando svanirà se mai svanirà, fra cento, mille anni noi moriremo molto prima, e nessun sollievo nessuna guida nessun respiro di sollievo a consolare l'attesa, se alzi gli occhi, c'è solo il fumo sopra Pripyat, e non è quello
di una sigaretta , non c'è domani,
non c'è futuro,
ci sono giorni da contare, da misurare a venire, velenosi anche nell'aria pulita, ma basterebbe fermarsi ad ascoltare il gorgoglio a mezza voce, fra il rumore
assordante dell'esplosione della menzogna e finalmente tacciono le parole, a cosa servono, ormai se vengono travisate, sezionate e sepolte come scarti radioattivi, ma non svaniscono, resistono, silenziose.
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Cinemania
PoetryIl cinema come modo di rapportarsi alla vita, poesie e flussi di coscienza
