Tales from the loop - o la desolante malinconia del fermo immagine.

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Il tempo, solo
un liquido

- panta rei

Senza domande né

perché.

Nelle frontiere

esistenziali

- familiari

la desolazione

Della macchina

che diventa

Natura

( Umana ).

residuo di un futuro

ormai

remoto,

senza

leggi né

Dettami,
e l'unico

Dio,

Il tempo che si

dilata,

si contrae

- in un battito di

ciglia,

Trent'anni sospesi,

ma si ferma,
anche

in un mese lungo

un eternità.

Ma la vita

sgomita,

si fa strada

Nell'immobilità
eterea

di una fisica

quantistica

- segue sempre

il proprio

corso

- d'acqua

E naturale

il circolo

dell'esistenza

- in un click

si ritorna

All'inizio.

Passato, presente, futuro

Oggi

Nota autrice:

Tales from the loop è una serie fantascientifica del 2020 di una sola stagione di Nathaniel Halpern, ispirata alle opere d'arte dello svedese Simon Stålenhag, e parla di una comunità americana che vive e lavora intorno a un acceleratore di particelle, il Loop appunto, per studiarlo.

Per farla breve ogni episodio è autoconclusivo ma gira tutto intorno a una famiglia ( il cui patriarca è il fondatore del Loop ) e di come questa e i suoi abitanti siano quotidianamente in contatto con eventi inspiegabili ( mondi paralleli, salti temporali, scambio di corpi, robot/mostri, macchine che fermano il tempo e tanto altro ), non si darà mai spiegazioni a questi fenomeni, e la gente stessa sembra averli accettati come parte della propria quotidianità.

È una di quelle serie che con la scusa della fantascienza o del fantasy, soprannaturale e altro, vuole indagare l'umanità in ogni sfaccettatura ( qui i temi sono molto universali, amore quello adolescenziale, quello adulto, omosessualità, la paura del diverso, la famiglia insomma c'è di tutto ), è una serie "lenta" ( e la fotografie e inquadrature sono molto "elaborate" si nota che l'ispirazione sono opere d'arte ), lascia dietro di sé un sentimento di angoscia ( seppur non sia horror né ci siano scene disturbanti ) ma anche una strana malinconia, e un agrodolce dolcezza.

La "lentezza" di questi otto episodi possono scoraggiare, e anche il fatto che nulla degli eventi "inspiegabili" verrà mai sviscerato, si fa intendere che è tutto legato al lavoro che fanno nel Loop, e basta, lo spettatore non avrà altre risposte, e c'è chi l'ha definita una serie puramente estetica, un esercizio stilistico, ma in una società frenetica come la nostra in cui le risposte devono essere date per apprezzare un prodotto pena le critiche e l'ostracizzazione ( un esempio che mi viene in mente è il finale di LOST e i suoi misteri "non risolti ), una serie come questa è un recuperare qualcosa che nella frenesia abbiamo perso, un rialacciarsi ai misteri dell'esistenza.

E anche, un accettazione, in una realtà in continuo mutamento dove ci sono già androidi simili agli umani e tutto i dibattiti etici e morali intorno all'IA, questa è una sorta di "ammonimento", anche loro progrediranno con i loro errori e fallacie, ma diventeranno come ogni cosa, un "passato" e parte del paesaggio naturale, se non proprio una compenetrazione.

Non è fatalismo quello dei personaggi, è accettare che ci sono altre realtà e dimensioni temporali e spaziali al di là della nostra, e che forse, come un meraviglioso episodio spiega ( il quarto), fanno parte di un "nuovo" ciclo di vita inevitabile e naturale.

È difficile da spiegare tutto questo se non lo si guarda, e un altra cosa, il fatto che sia uscita in periodo COVID ha un suo perché, anche in quel periodo il tempo era sospeso, scorreva in modo "diverso" quasi, analogamente, in un certo simile, a quello della serie.

E niente essendo, ripeto, difficile da raccontare senza fare spoiler o confusione, mi limito qui a degli spunti che questa meravigliosa miniserie mi ha lasciato alla conclusione, e guardatela che ne vale davvero la pena.


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