Sabbia

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Granelli di sabbia

Che si rincorrono

In una danza

Che non è neve

Non è polvere

Ma è solo

L'istante

( Illusione )

Di tanti momenti, in fila

Disordinate, come sempre

Le file,

E sempre, dietro alla sabbia

Sotto, scava

Più a fondo

C'è il mare

Com'è profondo

Anch'esso

Sotto, più sotto

Emozioni

Atomi

D'umanità,

Quanti

( I quanti

Non si

Dividono

Atomiche

Esplosioni di

grida e

Preghiere rimostranze

Di vita

Ma la morte, dove

- perché

Non chiede

Perdono né

Il conto )

Il vento

Sospira, forse

Silente

Forse

Affaticato, e

con esso

Storie, frammenti

- di dolore

di perdono -

Nessun sentiero

Nessuna via

Non c'è mai

Bisogno

della traccia

Radicata

Il sentiero

Laggiù

Distogli

Lo sguardo

E segui

Altrove

la felicità

di granelli

pesci
scappati

inseguendo

maree
- contrarie

E infine

si posano

In altre

vie, di cemento

O d'acqua

Gli specchi

( Deformati)

e rifletti

Riflettono sotto
sopra

la sabbia

in gola

Negli occhi,

Ristorati, nel torpore

E poi ricomincia

Il cammino

Sempre
In direzione ostinata e contraria

Non so cosa sia esattamente, sarà la malinconia post natalizia, il rendersi conto che ha perso ormai la magia e la stupefatta attesa magica dell'infanzia, sarà la vita e le sue vie un po' impervie un po' in salita o in discesa, saranno tante cose, amici non più tali che ritornano con la consapevolezza che nulla sarà più come prima, sarà che la fine dell'anno porta più carichi di aspettative e conti da fare, e errori in cui non ricadere, chissà.

Il natale non è un simbolo religioso per me da anni anche perché, seppur essendo cresciuta in una famiglia cristiana e credente, da un po' di anni ho abbracciata l'ateistica disillusione razionale dell'età adulta.

Eppure, di questa disincantata malinconia devo pur farci qualcosa, e quindi eccovi questa "poesia" che non ha nulla di cinematografico.

Anzi, in realtà l'ho scritta pensando all'unica cosa che mi fa "respirare" aria di religiosità da un paio di anni da questa parte, ed è una serie TV chiamata The Chosen con quattro stagioni e una quinta in lavorazione ( visibile gratuitamente sull'app omonima e la prima stagione si trova su Netflix ), che vi consiglio a tutti di guardare, cristiani, di altre religioni o atei, perché è un gioiellino spettacolare, è la storia di Gesù dal punto di vista degli apostoli, ognuno di loro ha una sua caratterizzazione e spessore sopratutto umano e realistico in cui ognuno di noi si può identificare.

Piccola curiosità, l'apostolo Matteo, interpretato da un adorabile  Paras Patel, è un personaggio con sindrome di Asperger, per ammissione dello stesso regista che voleva omaggiare la figlia anch'essa autistica, per dimostrare che chiunque è degno di essere accettato e amato ( un gesto ai miei occhi tenerissimo - io stessa ho una diagnosi di sindrome di Asperger - e che rientra perfettamente negli insegnamenti del vangelo  ).

E sopratutto attraverso gli occhi degli apostoli, ci viene presentato un Gesù umanissimo, spoglio di ogni santita' ( motivo per cui la serie TV è stata criticata ) e se posso azzardarmi, si avvicina di più al Gesù interpretato da Willem Dafoe ne l'ultima tentazione di Cristo, e se devo descrivere il suo personaggio in The Chosen con una citazione, ovviamente tirero' in ballo Fabrizio De André:
Non intendo cantare la gloria
Né invocare la grazia o il perdono
Di chi penso non fu altri che un uomo
Come Dio passato alla storia.

Ora vi lascio, e buon natale buone feste a tutti quanti.

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