Il malato, guardando l'infermiere dal lettino, vide nei suoi occhi il mare di lacrime che avrebbe voluto riversare. Era fermo, con lo sguardo perso nel vuoto, non lo guardava nemmeno. Sforzandosi un po', Derek poteva vedere le rotelle del suo cervello girare e incastrarsi arrivando alla soluzione che il malato aveva dovuto accettare molto tempo prima: quella persona non avrebbe più fatto parte della sua vita. La parte più difficile sarebbe stata rendersene conto ogni giorno, in ogni gesto quotidiano, in ogni movimento, anche in uno sguardo o in uno spazio vuoto. Si riscosse da solo da quel piccolo mondo in cui si era barricato, erigendo una palizzata per non lasciar entrare nessuno, ma Derek era deciso ad indossare un caschetto e distruggere le mura, penetrando nel cuore del ragazzo. Il più giovane si guardò intorno, come spaesato da quell'ambiente, come se gli sembrasse nuovo.
"Stiles" il più grande lo chiamò, ma lui non rispose nè si voltò, continuando a scuotere la testa, tormentandosi le mani con nervosismo, lo sguardo terrorizzato.
"Stiles!" non ci volle molto per Derek, a capire che il ragazzo stava avendo un attacco di panico. Tremava come una foglia, persino gli occhi si muovevano con lui. Le sue gambe cedettero e finì per terra, in preda a convulsioni e movimenti meccanici e scattanti degli arti. Le labbra erano semidischiuse, la lingua leggermente fuori, dalla bocca fuoriusciva un po' di saliva. Un braccio era sotto il suo corpo, e Derek aveva giurato di aver sentito un leggero scricchiolio, ma sperava non fosse qualcosa di grave. Senza neanche pensarci si tolse le coperte, scoprendo il suo corpo poco vestito -indossava solamente una mantellina bianca- e si lasciò cadere accanto al ragazzo, che respirava affannosamente, tentando di comunicare. Il malato fece sedere il ragazzo, guardandolo negli occhi.
"Stiles, guardami" disse, prendendo la sua testa fra le mani, posizionandole ai lati del cranio e scuotendolo leggermente. "Shh, guardami" finalmente gli occhi del ragazzo si posizionarono su di lui, incastrandosi nei suoi. Faceva fatica a respirare e tremava ancora, rantolando. "È tutto finito Stiles, stai calmo adesso, mi prenderò io cura di te" disse, non smettendo neanche per un minuto di guardarlo negli occhi. Non era riuscito a mantenere la promessa con quella che era stata la sua ragazza, ma voleva che per quel ragazzo la vita fosse migliore, diversa, perchè così si meritava. Lo abbracciò di nuovo, era una sensazione così bella sentire le braccia dell'infermiere attorno al suo collo, strigerlo come se avesse davvero bisogno di lui, come se fosse la sua ancora di salvezza. E Derek voleva esserlo, voleva sostenerlo nei suoi momenti difficili, e ridere con lui in quelli divertenti. Voleva diventare speciale per lui, come nessuno lo era mai stato nella sua vita apparte lei. Anche Stiles ricambiò l'abbraccio, stringendolo più forte di quanto gli permettesse di respirare, ma in fondo non importava.
"Gra... grazie" sussurrò con le labbra vicine al suo orecchio, e il più grande fu attraversato da un brivido e sorrise spontaneamente, come faceva solamente con lui.
Qualche settimana dopo l'episodio, a Derek diedero la notizia che avrebbe potuto cambiare ala dell'ospedale. Sarebbe andato al dipartimento delle persone che sono prossime alla dimissione, e la notizia lo rese felice per un attimo: non avrebbe più dovuto vedere quella porta grigia aprirsi e chiudersi senza mai potervi uscire, non sarebbe più dovuto essere intrappolato fra quelle quattro mura nere, avrebbe rivisto la luce del sole in una stanza con delle finestre cosicchè non si sarebbe più dovuto risvegliare con il cuore in gola da un incubo trovandosi in una stanza ancora più buia del suo subconscio terrificante; rimase felice fin quando non pensò a Stiles. Niente più sorrisi al mattino, niente più risvegli con la sua voce e con gli occhi piantati nei suoi, niente più barzellette, risate, scherzi e niente più sostenersi a vicenda. Semplicemente sarebbe scomparso dalla sua vita come se fosse stato solamente un semplice infermiere, cosa che era, ma non per Derek. Chi avrebbe occupato quella parte della sua vita che per mesi era stata occupata da lui? Non avrebbe più trovato nessuno di così speciale come lui, nessuno capace di prendersi cura di lui e nello stesso tempo capace di essere indifeso e bisognoso di protezione. Non sarebbe più stato lo stesso, di nuovo. Rimaneva solamente da comunicare la notizia a Stiles, che quella mattina era in ritardo come al solito. Non appena lo vide arrivare, trafelato e di corsa, il cuore perse un battito e gli occhi si riempirono di lacrime, che sgorgarono silenziose come il vento caldo del deserto. Invisibili, eppure sempre lì a minacciare di rivelare la tristezza che il corpo umano nasconde. Il ragazzo gli si precipitò immediatamente accanto, stringendogli una mano nella sua. Asciugò le lacrime del più grande con il suo pollice, piccolo e minuto, come tutto il suo corpo. La manica del suo camice era sporca di una sostanza rossastra, probabilmente sangue, in netto contrasto con il candore del resto del tessuto.
"Che succede?" chiese con gentilezza il più piccolo, sporgendosi verso di lui in un gesto di affetto, mentre l'altro tremava e stringeva il lenzuolo bianco del letto con una mano.
"N-non... n-non lasciarmi" furono le uniche parole che uscirono dalla bocca del malato, in risposta alla domanda.
"Non lo farò" fu la muta promessa che l'altro gli lanciò con lo sguardo, prima di abbracciarlo. Derek ormai viveva di quegli abbracci che solo il piccolo sapeva dare e che, probabilmente, erano riservati solo a lui.
"Derek, io verrò con te"
~~~~~~
LO SO, LO SO.
Il capitolo è in ritardo e fa schifo, mi dispiace.
Non starò a sproloquiare, vi prometto che il prossimo sarà migliore, almeno spero.
Voi intanto fatemi sapere che ne pensate, commentate e votate, pliz.
I love ya all, Gin.
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Hospital || Sterek
FanfictionUn incidente toglierà la vita a una persona, ma cambierà quella di altre due. #50 in teen fiction 26/5/16
