With or without?

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La prima fermata che Derek fece prima di tornare a casa, fu al supermercato vicino alla sua palestra. Dopo aver passato quattro mesi a mangiare le poltiglie dell'ospedale, desiderava solamente mettere sotto i denti del cibo decente. Il ronzio del motore della macchina fu la prima cosa familiare che gli capitò di sentire, prima di calpestare di nuovo il suolo del "butterlfly mall". Era bello poter di nuovo udire i rumori della notte, le cicale che con la loro melodia rallegravano le serate, il rombo familiare del motore, monotono, lungo l'autostrada, quando era l'unica macchina su di essa, persino le stelle, che prima gli erano sempre sembrate silenziose, adesso avevano un rumore. Passò le dita sugli scaffali, dai quali aveva prelevato così tante cose, ma i prodotti erano cambiati.
"Derek! Da quanto tempo, che piacere rivederti!" si sentì chiamare. Il tempo di voltarsi che vide Mitch, l'enorme cassiere del supermercato, venire verso di lui barcollando. Lo strinse in un'abbraccio che, se Derek non si fosse ormai ripreso del tutto, gli avrebbe spezzato tutte le costole e costretto a tornare all'ospedale. Cosa che gli sarebbe risultata fastidiosa, se non per una cosa: Stiles. Il piccoletto gli mancava così tanto. Non era solamente una mancanza spirituale, ma anche fisica. Gli mancavano i suoi sorrisi, le sue mani, il suo buongiorno e i suoi occhi scuri fissati in quelli del più grande, ma più di tutto, il suo sorriso.
"Vuoi qualcosa? Le trombette per lo stadio soni gratis, oggi! Sai c'è una partita di lacrosse della squadra di Beacon! Posso anche farti uno sconto su quei cappelli, sai, visto che sei un cliente fidato..."
L'uomo lo riscosse dai suoi pensieri su Stiles, che probabilmente avrebbero preso una piega del tutto inaspettata. Voleva bene a Mitch, ma parlava sempre troppo. Lo liquidò con un gesto della mano e un sorriso, ma non uno vero.
"Vorrei solamente due lattine di cocacola e quattro pacchi di patatine" rispose con voce piatta, dirigendosi all'ala dove si trovava il cibo. Il supermercato era vuoto, come al solito. Spesso Derek sospettava di essere l'unico cliente, poichè non vedeva mai nessuno, tranne lui, curiosare tra quegli scaffali in cerca di qualcosa da comprare.
"Subito! Vuoi altro? Questo burro di arachidi me lo hanno portato da poco, dicono sia molto buono... ho anche lo sciroppo d'acero qui, magari se vuoi fare dei pancake... ti piacerebbe un po' di tonno? Ne ho diversi tipi, ma ho anche merluzzo, salmone, baccalà..."
Il ragazzo sbuffò esasperato.
"No. Scusa, Mitch, ma oggi sono veramente di fretta. Dimmi quanto ti devo e vado" rispose, dirigendosi verso la cassa, dopo aver scelto le patatine e aver posato tutto sul bancone.
"Sette euro tutto, ma sei sicuro che non vuoi altro? Magari una trota fresca..." disse, alludendo al banco del pesce, accanto a lui. L'odore di mare e di pesce fresco stava invadendo le narici di Derek, al quale mancava molto il mare.
"Mitch."
"Ho capito, ho capito" l'uomo si fece piccolo piccolo, aprendo la cassa, in attesa dei soldi. Il ragazzo lanciò un'ultima occhiata a quel posto angusto, con le luci al neon che spandevano luce a intermittenza, gli scaffali messi in fila a perdita d'occhio, con migliaia di prodotti allineati perfettamente sopra, poi infilò la mano in tasca, per prendere i soldi. Pagò con una banconota da dieci, prima di essersi accorto che gli era caduto qualcosa. Era un bigliettino di carta, consunto e ripiegato. Lo raccolse da terra, prese il resto e la spesa e salutò mitch cordialmente, uscendo dal Butterfly Mall. Non ricordava di avere quel bigliettino, il giorno dell'incidente. Possibile che avesse perso la memoria, o un ricordo?
Si accomodò in macchina, posando la spesa accanto a sè e chiudendo lo sportello, prima di concentrarsi sul biglietto. Cercò di ricordarne l'origine, ma non gli venne in mente nulla, così decise di aprirlo. Le sue dita indugiarono sulla carta delicata, cercando di non rompere l'involucro sottile. Quando riuscì ad aprirlo e vederne il contenuto, il suo cuore saltò un battito, poi due, poi riprese a battere velocemente. Di colpo, come con Stiles all'ospedale, non c'era più nessun rumore, solamente lui e il suo respiro. La scritta sopra di esso gli sarebbe rimasta impressa per sempre.

+02 457 9931* sono Stiles, chiamami

Fissò il biglietto con mani tremanti ancora per qualche secondo, prima di decidersi a prendere in mano il suo vecchio Iphone, ancora ammaccato a causa dell'incidente. Lo schermo si illuminò quando lo accese, e Derek socchiuse gli occhi a causa della luce troppo forte. Sospirò. Un tremendo conflitto lo tormentava. L'ospedale era a chilometri da lì, non avrebbe potuto vedere Stiles così spesso. Ma il desiderio di vederlo era forte, almeno per un'ultima volta, anche se dopo non credeva che sarebbe riuscito a smettere di stare con lui. Quel ragazzo era come una droga, e Derek era un cocainomane.
Sospirò di nuovo, voleva chiamarlo davvero, però non sapeva se ce l'avrebbe fatta. E se Stiles gli avesse scritto quel biglietto solamente perchè voleva dirgli addio, perchè non voleva vederlo mai più? Non credeva di riuscire a sopportare che il ragazzo a cui voleva più bene al mondo, che proprio l'unico amico vero che aveva mai avuto, non volesse più vederlo.
Mille dubbi gli affollavano la mente, e Derek non doveva fare altro che prendere una decisione. Portò il cellulare di fronte a sè, e iniziò a digitare il numero. A metà, però, si fermò, attanagliato dall'indecisione. E se non volesse? Pensò. Magari lo aveva fatto solamente per gentilezza, ed era meglio lasciar perdere. Oscurò lo schermo del cellulare e lo poggiò sul sedile accanto, vicino alle buste della spesa, senza chiamarlo. Si diresse verso casa, il rombo del motore lo cullava nel suo dolce viaggio.
La casa aveva un'odore di chiuso. Nonostante la donna delle pulizie venisse una volta alla settimana, Derek constatò che non aveva fatto un buon lavoro. Strati di polvere si succedevano sui mobili di vecchia fattura, il parquet scricchiolava rumorosamente, segno che non era stato curato. I divani erano coperti da una pellicola di plastica, quasi come se se ne fosse andato e avesse deciso di non vivere più in quel luogo. Tolse il rivestimento a uno dei divani e accese la televisione, si sarebbe occupato il giorno dopo di gestire la casa, ora aveva solamente voglia di riaposarsi e mangiare. Quando mangiò la prima patatina, un'esplosione di sapore si scatenò nella sua bocca. Era bello essere tornato a casa. Ma quel sapore era rovinato da qualcos'altro, un sentore acidognolo: rimorso. Si tormentò per tutta la sera, finchè non chiuse gli occhi e si addormentò.
Era mezzanotte quando si svegliò e prese la decisione di chiamarlo.

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Ciao pipol.
1109 parole, yepyep.
Spero vi piaccia.
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Buona giornata.
Gin.

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