Ormai erano passati tre mesi dalla morte di Alex, il compleanno di Frank era passato senza troppi festeggiamenti, perchè non eravamo nelle condizioni di festeggiare, il Natale è arrivato ed è passato senza lasciare cose buone. Poi è arrivato Gennaio, le vacanze sono finite ed io, come ogni altro cristiano in questo mondo, sono tornato a scuola.
La stessa routine, le stesse persone, le stesse inutili materie che ci insegnano e non servono a un beato fico secco. L'unica cosa buona è Frank, forse, mi era mancato un sacco durante le vacanze invernali ed ero piuttosto felice di rivederlo. Certo c'era anche Jamia, ma non si può avere tutto dalla vita, no?
In ogni caso, Gennaio era arrivato portando la neve e il freddo tipico degli inverni americani. Non mi era mancato affatto questo freddo.
Per quanto riguarda Alex, la sua mancanza si sente notevolmente, non perchè fosse stato chissá qualche grande figura, ma solo perchè era lui. Non credo che potremmo mai dimenticarlo, ecco.
Ma sto divagando.
Tutto questo era solo per dire che le vacanze sono finite e che io devo tornare a scuola e che fa un freddo cane, un freddo del tipo che vorresti andare a giro con un orso vivo sulle spalle. Anche se poi ti sbrana, almeno sei al caldo.
Uscire di casa questa mattina è stato come fare un passo sulla banchina polare artica, o in Antartide, veramente terribile, giuro che ho visto un pinguino lanciarsi da una montagna di neve fresca. O forse è solo il freddo che mi dá le allucinazioni.
Almeno ha smesso di nevicare.
Aveva nevicato per tutta la notte, avevo il terrore di svegliarmi con la neve in casa, ma per fortuna non è successo. Sai che guaio, se morissi io sarebbe veramente un guaio. Chissá che fine farebbe Michael con me morto stecchito sotto trenta metri di neve. Ragazzi, che guaio!
Ma sto ancora divagando. Dovrei smetterla di divagare, anche se è più forte di me. Billie dice che quando parlo sembro un ottantenne con la demenza senile, dico un sacco di cose sconnesse fra loro e non mi fermo mai. Sono una vera forza della natura.
A Frank piace il mio modo di parlare, dice che gli ricordo suo nonno -e qui torniamo all'ottantenne con la demenza senile- dice sempre che da vecchio saprò raccontare un sacco di storie interessanti ai miei nipoti, se ne avrò. Ma credo che a Frank piaccia un po' tutto di me, anche se non lo vuole ammettere, o magari non lo sa ancora. Un giorno lo saprá. Ne sono certo.
"Buongiorno Ger!" dice euforico, mentre mi avvicino all'incrocio.
È contento di tornare a scuola perchè stare a casa non lo distraeva abbastanza.
"Continuo a pensare ad Alex. Continuo a pensare che sia colpa mia."
Non voglio parlare di Alex in questo modo, non voglio più parlare di quello che gli è successo.
"Ti ricordi quando in mensa aveva lanciato una forchetta a Billie?" chiedo.
Frank annuisce e sorride un po'.
"Si è arrabbiato così tanto."
Rido anche io.
"Oppure quando si era attaccato a Lindsey come un koala solo perchè voleva il suo rossetto."
"Pensava fosse commestibile!"
A quel punto siamo entrambi piegati in due dalle risate, Alex aveva fatto un sacco di cose divertenti per le quali meritava di essere ricordato. Come quando in un film il protagonista ricorda le cose e quelle si materializzano dal nulla e scorrono come un filmato con tanto di musica di sottofondo.
Ci vorrebbe proprio una bella canzone nostalgica, qualcosa che faccia piangere i telespettatori, anche se non esistono e non c'è nessun film e mi sto immaginando tutto.
"Mi piacerebbe un giorno avere dei nipoti." dico, anche se stavo pensando a tutt'altro e Frank stava ancora ridendo per Alex.
"Sono sicuro che li avrai, saresti un ottimo nonno."
"Ci pensi mai alla morte?"
Neanche questa domanda c'entra molto con il resto, ma stamani mi sento più illogico e sconnesso del solito. Come un ottantenne con la demenza senile.
Frank mi guarda con un'espressione stupita, sgranando un po' gli occhi come solo lui sa fars. Quegli occhi che non hanno un colore preciso e che sono così belli visti da ogni angolo, sotto ogni luce.
Quegli occhi che la prima volta che li ho visti mi hanno tolto il respiro, come solo le cose belle, ma di una bellezza importante, riescono a fare.
Quegli occhi che hanno brillato sotto la luce di mille stelle, sotto un segreto più grande di noi, ma che segreto forse non lo è mai stato.
Quegli occhi che sono diventati così lucidi e da cui sono scese lacrime che avrei voluto asciugare con le mie mani.
Quegli occhi che sono sempre lì, di fianco a me, che mi osservano come se fossi una cosa importante, come se valesse la pena vivere in un mondo che non ha alcuna compassione nei tuoi confrontin
E penso che non voglio più morire.
Non voglio più neanche pensare alla morte, anche se forse non ci ho mai pensato veramente.
Perchè dentro di me volevo morire, certo, perchè avevo paura di rimanere da solo di nuovo, perchè non ero riuscito a salvare una vita anche se avrei potuto.
E i sensi di colpa mi distruggevano.
E non sono mai riuscito a vivere con i sensi di colpa, ecco, prima mia madre e adesso Alex.
Non sono così forte.
"Perchè dovrei?
Io scuoto leggermente la testa, scacciando quei brutti pensieri, ma lui continua a guardarmi perchè vuole una risposta.
Ma io una risposta non ce l'ho.
Non ce l'ho proprio.
E allora glielo chiedo.
"Ma tu Frank di che colore hai gli occhi?"Dopo scuola vado al parco, perchè non ho niente di meglio da fare. Di tornare a casa non se ne parla, non ho voglia di sorbirmi i discorsi preoccupati di Michael, che ha paura per me. Dice che potrebbero rimandarmi o addirittura bocciarmi e che devo impegnarmi e studiare di più, perchè con le sufficienze scarse all'universitá non ti prendono.
Ma io all'universitá non ci voglio andare, non ci penso proprio a passare altri cinque anni della mia vita in una stupida scuola, nossignore. Mi troverò un lavoro o al limite vivrò sotto un ponte. Me la caverò, in un modo o nell'altro.
Dopotutto per diventare persone importanti bisogna partire dal basso e quale posto migliore di un freddo ponte del Jersey?
Insomma, non avendo niente di meglio da fare, passo le giornate seduto sulla solita panchina al parco, mentre i soliti piccioni mi svolazzano intorno. Magari anche loro mi vedono come un ottantenne e sperano in qualche briciola di cibo, chissá. c
Certe volte vedo Patrick da lontano che cammina e parla da solo, credo sia impazzito o qualcosa del genere, perchè parla con il niente in continuazione. Come dei monologhi o qualcosa del genere. Ma non lo chiamo mai e lui non si accorge di me. Per fortuna, sia chiaro.
Eppure oggi mi vede, mentre cammina sulla sponda opposta del lago e parla da solo, mi vede e viene verso di me, con molta calma ovviamente.
"Ciao Patrick." dico, quando si ferma davanti a me con il suo solito sorriso ebete stampato sul volto.
"Ciao. Posso sedermi?"
Con un cenno della testa lo invito a farlo e lui si siede.
"Senti un po' -dico- ma con chi stavi parlando prima?"
Non che mi interessi, sia chiaro, solo che, dato che è qui accanto a me, posso soddisfare la mia curiositá.
Patrick ci pensa su e poi mi guarda.
"Una ragazza." dice, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
Ed io penso che è impazzito del tutto e che adesso ha anche le visioni. Grandioso, no?
"Una ragazza? -chiedo- E com'è? Carina?"
"Non lo so, forse... penso di si."
"Si o no?"
"Si, si!"
Sembra imbarazzato.
Sembra anche un pazzo maniaco che immagina di parlare con le ragazze carine camminando per il parco. Una specie di serial killer o vattelapesca.
"Come si chiama?"
"Emma. Ha i capelli biondi come il miele e indossa un vestito bianco lungo, lungo."
Io annuisco e intanto penso che è proprio partito col cervello. Altro che demenza senile, questo è schizofrenico, ve lo dico io!
In ogni caso credo vivamente che si sia inventato tutto, deve essere stato il trauma della morte di Alex, dopotutto era veramente molto scosso, ecco.
Anche perchè non credo nei fantasmi e tantomeno non credo che Patrick possa parlare con uno di loro.
Mi fa un po' pena, però, quello strano ragazzino biondo che si muove come una tartaruga ed è fissato con la pesca.
"Mi dice che devo morire."
Di colpo mi volto verso di lui, che continua a fissare un punto indefinito del lago, dove la luce del sole che sta tramontando si riflette sulle increspature create dal vento leggero.
"Emma dice che lei è morta, che si è tolta la vita per colpa dei suoi genitori. Dice che loro non l'hanno mai amata e che adesso si sono scordati di lei."
"E tu che c'entri in tutto questo?"
Patrick sorride e si volta nuovamente verso di me.
"Emma era mia sorella."--------------
Asleep
Salve! Mi complimento da sola per il capitolo troppo corto, si, si, vi chiedo perdono, ma amo finire con la suspence. (quale suspence direte voi pf)
Comunque, come al solito, grazie di tutto e ci vediamo nel prossimo capitolo!
Bye~

STAI LEGGENDO
Ikigai (Frerard)
FanfictionSe davvero volete sentire la mia storia, o meglio, la nostra storia, allora dovrete ascoltare quello che ho da dire. Tutto è iniziato un freddo lunedì di settembre...