«HO avuto il piacere di fare un altro giro ai tavoli di bridge, mentre lei firmava autografi», mi confessò Harry mentre finivamo di pranzare. Ero arrivata in ritardo e perciò eravamo rimasti solo noi. Jennifer e Kiki avevano mangiato e si erano allontanate in fretta e furia, secondo Harry. «La signorina Largent stava meglio?» chiesi. «Sembrava proprio di sì, ha consumato il pasto senza conseguenze.» «Mi fa piacere.» Estrassi la foto di Dennis Stanton dalla borsa e la mostrai a Harry. «Lei gira molto per la nave. Le è capitato di vedere questo signore?» Recuperò gli occhiali, unica concessione all'età che avanzava. «No. Non mi sembra. Fece per restituirmi la foto, ma ci ripensò e diede un'altra occhiata. «Aspetti un istante, però. Forse, in effetti, l'ho visto», mormorò fissando pensoso l'immagine. «Sembra proprio il tizio che ha la cabina a poca distanza dalla mia.» «Dov'è la sua cabina?» «Due livelli più in basso. Sul Ponte Cinque.» «Ed è sicuro si tratti dello stesso uomo della foto?» «Direi di sì. Chi è, Jessica? La sta importunando?» «No, no, niente del genere. Assomiglia a uno che conoscevo anni fa.» «Un ex ammiratore?» chiese Harry con un sorriso malizioso. Scossi il capo. «Harry», dissi cambiando discorso, «ha passato un po' di tempo con Kiki e Jennifer . Le hanno parlato del design di gioielli?» «Un po'. Perché me lo chiede?» «Pura curiosità.» Harry mi scrutò assorto per qualche istante. «Perché ho la strana

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sensazione che stia compiendo delle ricerche per il suo prossimo libro?» «Non saprei.» «Quando osserva una persona, sembra quasi che cerchi di leggerle nel pensiero, di entrare nella sua mente.» «Davvero?» «E anche il suo amico Wendell... Fa un sacco di domande.» «Non l'avevo notato.» «Allora, lasci che le racconti un voce di corridoio che potrebbe servirle per il prossimo romanzo. Ha presente il signor Kim?» «Sì.» «Mi hanno detto che era il socio del tizio assassinato a Londra durante il furto di un diamante molto raro.» Non sapevo se ammettere di essere a conoscenza dei fatti, ma decisi che non avevo nulla da guadagnare a fingere ignoranza. «Sì, l'ho sentito dire.» «E quei due gorilla che sono sempre con lui? Hanno un'aria inquietante, non trova?» «In effetti è difficile non notarli.» Harry mi si avvicinò impercettibilmente. «Si allenano anche loro in palestra. Ero lì ieri e mi è capitato di ascoltare uno stralcio della loro conversazione. Non che volessi origliare, ma uno dei due parlava a voce piuttosto alta, per farsi sentire sopra il rumore dei macchinari. Ha confessato al collega che non gli sarebbe spiaciuto che il suo boss, l'ha chiamato proprio così, avesse il fatto suo, come Yang.» «Yang? Oh, il proprietario del diamante assassinato.» «Esatto. Ricordo il nome dagli articoli sui giornali.» «Ah, sì, lo ricordo anch'io. Non ha detto altro?» «Non sono riuscito a udire altro, ma non è tanto ambigua come affermazione, non trova?» «Probabilmente era in una giornata storta», risposi per sdrammatizzare. «Un dipendente esasperato che si sfoga, affermando di voler strozzare il proprio capo.» «Be', spero che non metta in pratica la minaccia. A proposito», aggiunse Harry, «anche la giovane Largent era in palestra a sollevare pesi. Scommetto che riuscirebbe a mettere ko persino quei due scimmioni. Ne sollevava di pazzeschi come fossero palloncini.» Avrei potuto rimanere tranquillamente a chiacchierare con Harry

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tutto il pomeriggio, ma volevo riuscire a trovare il tempo di provare uno dei molti intrattenimenti offerti dalla nave, prima della fine della traversata. Quel pomeriggio, nel teatro Royal Court, la compagnia della London Royal Academy of Dramatic Art avrebbe messo in scena Hobson il tiranno, un classico della commedia britannica, e non vedevo l'ora di godermi qualche ora di puro teatro, specialmente perché avevo perso l'occasione di andarci a Londra, quando avevo accettato l'invito di Haggerty a The Ivy. Molti anni prima avevo visto la versione cinematografica dell'opera, con la regia di David Lean, in cui recitava uno dei più famosi membri della London Royal Academy, Charles Laughton, e mi era piaciuta tantissimo. Invitai Harry, ma lui declinò l'offerta. «Poco fa le ho accennato di aver sentito delle voci di corridoio sul signor Kim», mi disse mentre lasciavamo la sala da pranzo. «Non è che conosce l'origine dell'espressione 'voci di corridoio'?» Sorrisi. «Non ne ho la minima idea, Harry, ma sono certa che sta per spiegarmelo.» «Non la sto annoiando con tutte queste storie, vero?» «Assolutamente», risposi ed ero sincera. «Sono estremamente illuminanti e mi piace imparare cose nuove. Ma le dispiacerebbe spiegarmela mentre andiamo all'ascensore? Non voglio fare tardi a teatro.» «Ecco, è nata dalle indiscrezioni sull'attività del governo, del parlamento o dei partiti, raccolte e diffuse da chi aveva frequenti contatti con ambienti politici e trascorreva molto tempo nei corridoi in attesa di essere ricevuto da qualche autorità.» Scoppiai a ridere. «Come quando gli impiegati di un ufficio si riuniscono a bere il caffè?» «Esattamente.» «Che programmi ha per il pomeriggio?» gli domandai. «Giocherò un po' a golf, visto che hanno riaperto i ponti, e poi andrò nella sala computer . Da qualche tempo ho sviluppato un notevole interesse per i mezzi tecnologici. Non si è mai troppo vecchi per imparare, giusto?» «Assolutamente. Ci vediamo a cena.» Il teatro era dalla parte opposta della nave e avevo solo pochi minuti, prima che si sollevasse il sipario. Riuscii a farcela per un pelo e presi posto proprio mentre si abbassavano le luci, lasciandomi

I gioielli della reginaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora