QUELLA sera Dennis Stanton portò Jennifer Kahn e Kiki Largent a cena al Todd English, un ristorante che doveva il nome al famosissimo e carismatico cuoco di Boston. Michael Haggerty evitò il Princess Grill e cenò in cabina. Betty LeClair fu accompagnata in una saletta privata, dove mangiò con il comandante della nave e un gruppo selezionato di ufficiali. Le due guardie del corpo di Kim Chin-Hwa cenarono al Kings Court. In un'altra saletta privata Richard e Marcia Kensington erano ospiti del Commissario di bordo e del suo personale. Alla coppia era stato detto che era tradizione della Queen Mary 2 invitare a cena gli sposini in luna di miele durante l'ultima sera a bordo. Ovviamente non esisteva alcuna tradizione del genere, ma l'evento era stato organizzato dal capo della sicurezza, su mio suggerimento. Non volevo che le suddette persone avessero contatti fra loro fino al momento della conferenza, sempre presumendo che vi avrebbero assistito. Di questo si sarebbero occupate le altre persone coinvolte nel piano per la serata. Per quanto il capo della sicurezza si fosse dimostrato scettico all'inizio, una volta accettato di collaborare si era dato da fare e il suo aiuto era stato prezioso. Il mio piano iniziava con la cena al Princess Grill, che mi avrebbe offerto un'ulteriore occasione di chiacchierare con Harry Flynn, ma con mia grande sorpresa non si fece vivo. Mi ripromisi di contattarlo più tardi e mangiai da sola qualcosa di leggero. Dopo cena mi avviai al planetario ed entrai nella saletta riservata agli oratori. Il direttore degli eventi mondani fece capolino dalla porta. «Tutto pronto?» mi chiese. «Non credo sia rimasto un solo posto vuoto.» «Magnifico», esclamai. L 'uomo entrò nella stanza e disse a bassa voce: «Ho la sensazione

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che stia per accadere qualcosa di insolito». «Cosa glielo fa credere?» «Solo una sensazione.» «Ecco», ribattei. «Diciamo che ho deciso di discostarmi dalla traccia che avevo delineato per la conferenza e tentare un approccio differente.» «Davvero? In che senso differente?» «Voglio partire da un vero delitto per poi sviluppare il racconto. Ho pensato che potesse essere interessante per il pubblico vedere come una scrittrice di gialli crea la trama, traendo spunto dalla vita reale.» «Ne saranno senz'altro deliziati, Jessica.» Si guardò attorno per assicurarsi che nessuno sentisse. «Specialmente considerando la tragedia che ha avuto luogo sulla nave. Lo ha saputo? Abbiamo cercato di tenerlo sotto silenzio il più possibile, ma so che circolano già delle voci.» «Sì, le ho sentite anch'io.» Inspirai profondamente un paio di volte. «Sono pronta.» L 'uomo salì sul podio e mi presentò, aggiungendo: «Sono certo che troverete l'ultima conferenza della signora Fletcher particolarmente avvincente. Vi prego di accoglierla con un grande applauso... Ecco a voi Jessica Fletcher!» Mi avvicinai al microfono e mi guardai attorno. Il direttore aveva ragione. Non c'era un solo posto libero nell'enorme planetario e alcuni spettatori sedevano addirittura sui gradini che scendevano fino al palco. L 'applauso lungo e sostenuto mi rincuorò notevolmente. Sollevai una mano per chiedere il silenzio e alzai lo sguardo al finto cielo dell'auditorium, punteggiato di stelle luminose. Sorrisi e iniziai a parlare. «Mi sembra quasi di tenere una conferenza in Paradiso. Grazie per il caloroso benvenuto, ve ne sono molto grata. Approfitterò della vostra disponibilità per discostarmi dal programma annunciato e affrontare un argomento di maggior immediatezza emotiva, gli omicidi reali e il loro impatto sul lavoro di una scrittrice di gialli. Vi condurrò attraverso il processo creativo di uno scrittore: un delitto immaginario che prende spunto da un crimine veramente accaduto.» Feci una pausa e udii diversi mormorii fra il pubblico. Dovevano aver collegato il mio esordio alle voci che avevano sentito. Utilizzai quei pochi momenti per scrutare fra la folla, in cerca delle persone che speravo fossero presenti.

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Scorsi Haggerty in fondo alla sala, in piedi a braccia conserte. Accanto a lui c'era Uri Peretz. Sulla destra vidi Stanton, seduto all'estremità di una fila, a circa metà della sala. Accanto a lui c'erano Jennifer Kahn e Kiki Largent. Un'occhiata alla mia sinistra mi confermò che Richard e Marcia Kensington erano fiancheggiati da membri dell'equipaggio. E proprio davanti a me, in prima fila, c'era Betty LeClair , con le due guardie del corpo da una parte e due ufficiali in divisa dall'altra. Tutti presenti, dunque. «Comincerò parlandovi di un delitto che mi ha affascinata e incuriosita. Ipotizziamo che sia accaduto proprio qui sulla Queen Mary 2. Supponiamo che uno dei passeggeri sia stato trovato pugnalato a morte in una vasca per l'idromassaggio sul Ponte Tredici. Era un uomo d'affari di successo e aveva un socio, un ricco magnate di Londra. Di recente questo socio aveva acquistato un raro e prezioso diamante, il Cuore d'India, una gemma di un blu profondo, accompagnata da un passato di mistero e violenza, nonché da una leggendaria maledizione. Due tipi di futuro attendevano il proprietario: la felicità o la tragedia. Sfortunatamente per il nuovo acquirente si è avverata la seconda opzione. Dei ladri sono penetrati in casa, hanno rubato il diamante e lo hanno brutalmente assassinato. «Ora, se vogliamo sviluppare una trama partendo da queste premesse, comincerei creando un cast di personaggi che abbia un legame con le nostre vittime, i due soci.» Di nuovo mi guardai intorno, osservando le persone che erano state attirate a partecipare alla conferenza con false premesse. Betty si agitava sulla sedia, con un'espressione che lasciava chiaramente intendere quanto avrebbe preferito trovarsi da tutt'altra parte. Se Jennifer e Kiki avessero voluto andarsene, avrebbero dovuto scavalcare Dennis Stanton, che sedeva all'estremità della fila. Haggerty e Peretz non si erano mossi. Altri membri della sicurezza si erano posizionati davanti alle entrate del planetario. «Secondo i rapporti della polizia», proseguii, «chiunque abbia rubato il diamante e ucciso il proprietario, sapeva esattamente che questi avrebbe tolto la gemma preziosa dalla cassaforte. Ma perché mai farlo? Le prove puntano al fatto che fosse in compagnia di qualcuno e che, con ogni probabilità, si trattasse di una donna. Nella stanza persisteva una scia di profumo femminile molto costoso. Non

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