25. He was his angel

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Il camioncino sfrecciava tra le vie di Londra, i passanti, ignari delle intenzioni dei ragazzi al suo interno, gridavano insulti per l'eccesso di velocità.
«Tra qualche minuto saremo arrivati, parcheggeremo il furgone sul retro della banca, poi sapete tutti cosa fare, d'accordo?» Zayn finì il discorso che avrebbe dovuto incoraggiare i ragazzi che erano seduti nel veicolo, ma c'era qualcuno che non aveva ascoltato minimamente le parole del moro. Louis se ne stava accanto a Zayn, sul posto del passeggero, con lo sguardo fisso nel vuoto. Sembrava un guscio vuoto, da quando aveva lasciato andare Harry.

Il ragazzo dagli occhi verdi stava salendo le scale della banca, quando inciampò su un gradino, imprecando sottovoce. Un passante gli chiese se avesse per caso bisogno di aiuto e lui si limitò semplicemente a guardarlo in cagnesco.
La luce bianca filtrata dalle nuvole entrava dalla larga finestra accanto all'entrata. Harry strizzò gli occhi, non aveva minimamente voglia di stare in quel posto, anche se non era molto affollato, avrebbe preferito starsene a casa ad ascoltare e scrivere musica, cosa che faceva spesso da quando era tornato, era il suo sfogo.

Improvvisamente una voce familiare urlò qualcosa.
«TUTTI A TERRA!» disse ancora, puntando la pistola che aveva in mano verso l'alto, per attirare l'attenzione.
Qualcuno si sottomise a quelle urla, mentre altri, come Harry, decisero di non darci ascolto. Qualcuno chiamó, o tentò di chiamare, la polizia; ottenendo solo qualche sparo a vuoto. Ma tutto questo non importava ad Harry, se fosse morto sarebbe stato anche meglio, odiava la sua vita in quel momento e solo un po' di tranquillità la avrebbe migliorata.
La situazione precipitò quando la polizia fece il suo ingresso nel grande androne della banca.
«Giù le armi!» ordinarono gli uomini in divisa. Ma nulla avrebbe fermato la banda di più di una decina di ragazzi che aveva fatto irruzione nel'edificio. Iniziarono a sparare e tutti i civili corsero a nascondersi dietro ai banconi degli addetti.
E quando da dietro questi, fecero ingresso altri due ragazzi la situazione di fece critica. Proiettili da ogni parte, i criminali circondarono la polizia, ferendo alcuni agenti. Ma questi non si fecero certo intimorire, così contrattaccarono, spargendosi per l'androne. Ogni poliziotto aveva un malvivente e ogni malvivente un poliziotto. Harry era immobile, tanta violenza lo colpì nel profondo. Era come paralizzato.
«Ragazzo mettiti in salvo!» urlò lo stesso uomo che si era offerto di aiutarlo sulle scale. Così il riccio si svegliò dallo stato di trance in cui era caduto. Corse verso i banconi, forse l'unica salvezza in mezzo a quella sparatoria, ma non fece in tempo ad arrivare che, nascosti da un berretto e una bandana neri vide gli occhi che amava, vide l'uomo che lo aveva distrutto e si bloccò di colpo. Vide giusto questo sparare nella sua direzione, nell'esatto istante in cui si bloccò, se avesse continuato a correre non sarebbe successo. Sentì un dolore lancinante al petto e cadde a terra, sporcando la camicia e il pavimento di freddo marmo di sangue. I poliziotti smisero di sparare, non per loro decisone, ma semplicemente perché erano finiti i colpi nelle pistole. Il terrore era parte dell'aria, come l'ossigeno.
Harry strinse i denti, i poliziotti avevano chiamato i rinforzi ma per lui non c'era più bisogno di lottare.
«H-harry» disse Louis indicando il ragazzo a terra a Zayn.
«Merda.» disse quello e il liscio non fu sicuro se per Harry steso a terra o per dover ricaricare la pistola. In ogni caso corse verso il corpo del riccio e in quel momento tutte le sue certezze andarono in frantumi. Aveva sbagliato. Aveva sbagliato la mira, aveva sbagliato a lascriar andare Harry ma aveva soprattutto sbagliato ad amarlo.
«Harry...» pianse la prima  lacrima.
«Loueh» sorrise l'altro. Finalmente le sue fossette si formarono alla vista di quel magnifico essere e il dolore smise per un attimo.
«Harry cosa ti ho fatto... Sono un mostro...» Louis si sarebbe strappato tutti i capelli in quel preciso istante. Perse la lucidità per un secondo, ma poi si mise a premere forte le mani sulla ferita del riccio, il quale urlò di dolore. Le sue grida si unirono a quelle di tutti gli altri cittadini, che spaventati si svuotavano le tasche per dare tutto al ragazzo mulatto che passava tra i banchi, come un esattore delle tasse.
«Harry resisti. Ti prego non... Arriveranno i soccorsi ne sono sicuro.» si disperava il maggiore, cercando in ogni modo di fermare l'emorragia.
«Loueh ti amo» disse Harry prima di chiudere gli occhi ed accasciare la testa da una parte.
«Harry... No... No io... Harry ti prego non farmi questo... » tutto il mondo sembrava scomparso. Tutto l'universo di Louis si stava lentamente sgretolando.
«Harry perdonami ti prego... Non avrei dovuto trattarti in quel modo... È tutta colpa mia... Sono un mostro... Io non voglio lasciarti mai più... Se rimani con me ti giuro che non ti farò mai più del male... So che ho sbagliato e non lo rifarò mai più... Harry rimani con me ti prego...» Louis piangeva sul corpo inerme del ragazzo che amava, sentendosi tremendemente in colpa.
«Perché non sei corso via come gli altri? Perché ti sei bloccato lì? Saresti in salvo ora... Harry mi dispiace...» le mani di Louis tremavano mentre sfiorava i lineamenti puri del ragazzo.
Uno spasmo si impossessò del corpo ancora caldo steso sul pavimento. I minore respirò forte.
«HARRY! Harry ti prego!» il viso di Louis era fradicio di lacrime salate.
«L-loueh... Stai piangendo?» disse Harry, con la voce spezzata dal dolore. Porse una mano per accarezzare il viso del liscio; questo si appoggiò al suo palmo e lo sentì caldo, ancora con uno sprazzo di vita.
Nessuno dei due parlò, Louis si riempì gli occhi bagnati del verde delle iridi di Harry, poi si sporse verso di lui per far combaciare ancora una volta le loro labbra. Inizialmente il riccio rispose al bacio, ma po si abbandonò a se stesso. Louis cercò di baciarlo di nuovo, cercò una risposta che non trovò nelle labbra di Harry.
«Oh no Harry... No p-per f-avore... Rimani qui...» Louis prese il viso candido del minore e con le mani sporche del suo stesso sangue lo sporcò.
«Harry!» nessuna risposta.
«HARRY!» ancora niente.
«HARRY RISPONDIMI! Ti prego... Non so come fare... Per favore Harry...»
«LOU ANDIAMO ABBIAMO I SOLDI ORA DOBBIAMO ANDARCENE. STANNO ARRIVANDO I RINFORZI DELLA POLIZIA!» Zayn urlò dall'altra parte della stanza.
«Non ti lascio qui Harry... Non di nuovo...»
«LOUIS!» Zayn stava uscendo dal retro.
«Mi dispiace piccolo... Non avrei dovuto trascinarti fino qui... È tutta colpa mia... Mi perdonerai? Non credo. Ti amo Harry.» tutto per Louis era sparito, c'erano solo loro due, due amanti finiti male.
«HARRY TORNA DA ME! PER FAVORE!» urlò poi all'improvviso.
Con le mani sporche di sangue il maggiore si asciugò le lacrime, che continuarono a scendere incessantemente.
«Lei è in arresto. Non opponga resistenza.» disse un poliziotto puntando la pistola contro il ragazzo.
«Harry non ti lascio capito? Io non lo lascio qui!» disse prima al suo amore e poi all'agente. Si dimenava cercando di restare da Harry.
«D'accordo, l'hai voluto tu» il poliziotto estrasse un taser e senza indugi lo spinse contro il fianco del liscio.
«NOOO!» questo resistette alla scarica elettrica che si faceva spazio attraverso il suo corpo. Urlò con tutto se stesso, quasi da sembrare posseduto da chissà quale demone.
«Io ti amo Harry, ricordatelo...» disse prima di perdere i sensi e venire portato via dalle autorità. Il suo corpo venne trascinato fino a un furgone con sbarre sui finestrini, ma Louis non vide tutto questo. Vedeva Harry andarsene, vedeva l'amore della sua vita uscire dal corpo in cui era stato intrappolato per anni. Louis vide le ali spuntare dietro alla schiena di Harry, che finalmente era dove doveva stare, dove stavano gli angeli come lui. Harry era il suo angelo e lui se lo era fatto scappare. Che idiota.

UNFAIR  [L.S.]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora