Capitolo 6

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Sapeva perfettamente che piombare in casa di Hiroki in quel modo era un azzardo, ma Akihiko non si era mai fatto spaventare dallo sguardo perennemente corrucciato del suo amico in passato e non intendeva cominciare proprio ora. Sapeva anche che avrebbe brontolato, ma che alla fine lo avrebbe fatto entrare e gli avrebbe offerto una tazza di caffè.

Ciò che Akihiko non si aspettava fu lo sguardo davvero furibondo che gli rivolse non appena aprì la porta. Per una volta, Hiroki sembrava arrabbiato veramente.

Lo scrittore lo conosceva troppo bene per non notare il viso pallido, le ombre scure sotto gli occhi e le mani tremanti nascoste dall'occhiata inceneritrice di cui venne fatto oggetto.

La sua rabbia era solo un paravento per nascondere i suoi veri sentimenti. Dolore. Un dolore acuto che veniva da un cuore ferito. Aveva visto il suo vecchio compagno di giochi in quelle condizioni soltanto due volte nella sua vita.

La prima, gli costava ammetterlo, era stata per sua stessa colpa, quando aveva dovuto respingere i suoi sentimenti. Purtroppo, a quell'epoca era ancora perdutamente innamorato di Takahiro, ma, se anche così non fosse stato, non avrebbe potuto ugualmente accettarli. Loro due non erano fatti per stare insieme in quel modo e il tempo lo aveva dimostrato, anche se a quell'epoca ne avevano sofferto entrambi.

La seconda era stata una sera di tre anni prima. Si era sempre appoggiato a Hiroki quando necessitava di dettagli storici e approfondimenti sulle epoche in cui ambientare i suoi romanzi e quella volta non aveva fatto eccezione. Sapeva che l'amico gli avrebbe trovato tutte le informazioni che gli servivano e il suo lavoro di solito era impeccabile, oltre che puntualissimo. Perciò si era stupito quando Hiroki si era dimenticato non solo di consegnargli il materiale, ma addirittura di prepararlo. In quel momento aveva avuto il primo sentore che qualcosa non andava per il verso giusto.

Ne aveva avuta la conferma quando si era presentato a casa sua e lo aveva trovato in condizioni pietose, mezzo ubriaco e con il volto rigato dalle lacrime. Non gli ci era voluto molto per estorcere a Hiroki la confessione del perché si era ridotto in quel modo, ricostruendo la storia di un improvviso abbandono da frasi sconnesse e spezzate dai singhiozzi. Nonostante quello, l'occhiataccia che Hiroki gli aveva rivolto allora nel trovarselo davanti non era stata più tenera.

«Che cosa sei venuto a fare qui?» lo aggredì, il tono di voce basso ma chiaramente furioso. «Scappi un'altra volta dalla tua editor demoniaca? Beh, sappi che questa volta hai sbagliato posto. Non ho intenzione di farti entrare.»

E gli avrebbe sbattuto la porta in faccia se Usami non gli avesse afferrato il braccio.

«Hiroki» gli disse, non cedendo alla provocazione. «Cosa succede?»

«Niente che ti riguardi.»

«Hiro-san, non essere scortese con il tuo amico. Ci farebbe piacere se volesse entrare.»

Lo sguardo di Akihiko si fermò sull'alto uomo che era apparso nell'ingresso alle spalle di Hiroki, il quale emise un verso stizzito e strappò il braccio dalla presa dell'altro, distogliendo lo sguardo. Un momento più tardi, era già sparito oltre la porta del soggiorno, lasciandolo lì impalato sulla porta.

I due uomini si scrutarono l'un l'altro per qualche lungo momento. Lo scrittore aveva immediatamente riconosciuto il più giovane. Non erano stati presentati formalmente, ma nelle poche occasioni in cui si erano  incontrati era sempre in compagnia di Hiroki e il suo atteggiamento protettivo nei confronti del giovane professore universitario gli aveva fatto formulare l'ipotesi che si trattasse del suo compagno. Ritrovarlo lì ne era la conferma.

Junjou in TroubleDove le storie prendono vita. Scoprilo ora