Dopo poche settimane dalla morte di Sophie, la stanza finalmente si apre. Quando John è fuori per fare compere, Agatha sale a passo lento e con il cuore in gola quelle scale che presto la condurranno in camera. Vuole vederci chiaro, e capirci qualcosa; aver visto Paul e averlo sentito parlare le ha aperto un mondo pieno di dubbi ed incertezze: chi è quell'uomo? Cosa vuole? Come l'ha conosciuta?
A malincuore aprirà i suoi diari, che mai in tutta la sua vita ha aperto. Probabilmente il dolore era troppo grande, ma lei come tutti vuole spiegazioni - adesso che Sophie è morta non ha timori. Non ha paura di rubarle qualche segreto. Ora che non c'è più è arrivato il momento.
A tu per tu con i diari, senza paure e senza angosce; c'è la vita di sua figlia lì dentro. Entrata nelle stanza accarezza con un tocco assolutamente leggero i mobili, poi si siede sul letto e stringe il cuscino a sé, quel cuscino che ospitava ogni notte il capo di Sophie. Quella stanza, quelle mura, quel letto, sono stati testimoni delle fughe di Sophie. Anche i suoi diari, che accoglievano i suoi pensieri più intimi. Così si alza, apre il cassetto e li porta fuori.
Cinque diari. Sophie in tutta la sua vita ha scritto cinque diari. Ma Agatha sa che ne sono di più, e così si interroga, giungendo alla conclusione che alcuni di essi devono essere sparsi chissà dove. Ma non si sofferma troppo su questa cosa, apre il primo che le capita sottomano e comincia a leggerlo.
Caro diario,
Non so fino a che punto riuscirò a resistere. Oggi ho scoperto una cosa sconvolgente, o meglio: non l'ho scoperta, Mary me l'ha confessata da sola. Ad un party notturno in cui ci siamo intrufolate, c'era alcol a volontà. Sai, sapevo già che Mary soffre di disordini alimentari, ma quando l'ho vista bere in quel modo sono rimasta sorpresa. Una persona in quello stato non beve tutto quell'alcol, poiché contiene tantissime calorie. Allora mi ha detto di andare in bagno con lei - l'ho fatto. Mi ha confessato di aver digiunato per 48 ore in previsione della festa. E allora mi chiedo ... se devi ingerire alcolici, assumendo comunque calorie, perché non sostituirle con il cibo vero e proprio? È una persona malata. Ha bisogno di attenzioni, di cure e di amore.
Essere amati tanto profondamente, ci permette di essere al sicuro. Ma quando percepiamo che ciò non avviene, quando sentiamo di non essere amati, allora crolliamo.
Io sto crollando, come un grattacielo che a poco a poco si accartoccia su se stesso. La fine è vicina.
"La fine è vicina". Il sangue nelle vene le si gela nel leggere quelle parole, e quanta verità c'è in quella frase da lei sottolineata. Provengono tutte da Sophie, e presa dall'angoscia di tale pensiero, volta la pagina.
Caro diario,
il ricordo di quella notte è ancora vivo dentro di me, ma da qualche parte sul nostro libro di psicologia, ho letto che per superare il trauma è importantissimo scrivere. Così scrivo a te, vecchio amico mio. L'unico che mi è stato fedele in tutti questi anni. Come spesso mi dicono "il diario non parla". Certo che non parli, ma il tuo saggio silenzio mi aiuta a far chiarezza nei momenti bui, mettendo in ordine anche solo per qualche ora la mia mente confusa. Allora ti scrivo ancora, col cuore in mano, con la consapevolezza che tutto quello che scriverò, tutto quello che ti dirò, resterà al sicuro tra me e te.
Ogni tanto ricordo ancora il profumo di quell'uomo, la sua voce, ogni suo piccolo dettaglio. Allora capita che lo sogno di notte, incapace di gestire gli incubi e le emozioni scaturite da essi. È strano il mio rapporto col sesso. Non traggo quasi mai piacere, eppure lo faccio. Sai, mi permette di essere più sicura di me. Poi però a volte i ricordi ritornano, e quando lo fanno divento isterica e preoccupata nel bel mezzo del rapporto. La verità è che ultimamente tutto ruota intorno al sesso. Io non riesco a gestirmi e ho paura di parlarne. Mi porto questo macigno sul cuore da quattro anni, mai ho avuto il coraggio di farne parola con qualcuno. Ho rinunciato alla mia femminilità, e so che probabilmente questo non ha alcun significato, ma mi sento più protetta che girare per strada con abiti additati come "femminili". Quando il ricordo si fa cupo, ho paura di uscire di casa. Mi chiudo in camera attendendo che la depressione passi. Il mio comportamento sta cambiando anche con i miei genitori, che non sanno assolutamente niente; quando accade preferisco incolparmi piuttosto che dire loro la verità. Non gli voglio dare un dolore così grande, meglio pensare di avere una figlia stronza che essere col pensiero costante di avere una figlia stuprata. Poi se lo facessi loro vorrebbero giustizia, portare il caso in tribunale e quindi mi toccherebbe fare tutte le cose burocratiche: testimonianze, processi ... non ho la forza per affrontare tutto. Quindi taccio, perché se lo sapessero sarebbero più assatanati di giustizia di quanto lo sia io. Ma a me non importa della giustizia; tutto ciò che vorrei fare è dimenticare. Poi invece, ho paura che oltre a volere quell'uomo dietro le sbarre, possano anche essere arrabbiati con me. Non dovevo uscire di nascosto di notte con mio fratello. Non dovevo seguirlo. Non dovevo indossare una minigonna, quella notte.
Credo di aver parlato abbastanza, non riesco a dire altro. Ti saluto <3.
Quelle parole sono come una coltellata al petto. Non aveva neppure vagamente immaginato una cosa simile, e se pure Sophie le avesse detto della violenza subita, di certo non si sarebbe messa a farle la morale, aggiungendo così altro dolore al dolore. Lo avrebbe capito da sola che non doveva più farlo, dall'esperienza vissuta. Ma da mamma le sarebbe stata accanto. Doveva leggere quei diari quando li lasciava in bellavista, ma credeva di violare la sua privacy, i suoi segreti.
È seduta sul pavimento di fronte al guardaroba, esattamente nella stessa posizione in cui era Sophie quando David le andò a fare visita. Riflette, pensando che la violenza non è indossare una minigonna. Se avesse indossato un burqa e l'uomo avesse avuto le stesse intenzioni, il sopruso si sarebbe consumato in egual modo. Perché la violenza è violenza, indipendentemente dall'atto sessuale o meno. La violenza è fare del male intenzionalmente ad un'altra persona, la minigonna, i pantaloni, c'entrano poco. La violenza sessuale non ha lo scopo di trarre piacere, ha lo scopo di fare violenza e basta. E se Sophie ne avesse parlato con lei, le avrebbe detto esattamente questo, sperando di eliminarle il più possibile quel senso di colpa che le logorava il cuore. Se solo lo avesse capito, se solo avesse parlato. Ha un mare di sensi di colpa Agatha, e in cima alla lista c'è senz'altro quello di non averla sentita quella notte, o meglio quelle notti. Che razza di madre è? Non è degna di svolgere questo ruolo, non è degna di essere chiamata tale, si ripete.
Continua a leggere.
Caro diario,
questa mattina l'ho fatto pesantemente, più del solito. La lama sulla gamba scendeva sempre più giù, facendo fuoriuscire un oceano di sangue. È il grido della sofferenza, che non può far rumore. Quando ho capito che c'era, dentro di me è scaturita una tempesta; non capivo niente più. L'idea che un feto fosse dentro di me non mi andava a genio. Volevo vederlo morto, volevo sbarazzarmene. Lo voglio tuttora. La verità è che io non sono portata per fare la mamma, non posso e non voglio averlo questo bambino. Mark è mio fratello, ne verrebbe fuori un bambino malato figlio di due genitori -fratelli. Siamo figli dello stesso padre. Quando papà me lo ha confessato ho realizzato di aver vissuto per tutto questo tempo nella menzogna.
Perdonami, se non sono come vorresti. Sappi che io con te sono sempre sincera.
Ha scoperto troppe cose. Troppe notizie scandalose in troppo poco tempo. E sì, avrebbe avuto un nipotino, ma cosa ancor più grave è sapere che John aveva avuto un figlio da un'altra e non gliene aveva mai fatto parola. Allora smette di sentirsi in colpa per essere andata a letto con suo fratello, i sensi di colpa nei suoi confronti si azzerano. Non prova più amore né rispetto per quell'uomo. Lo vuole fuori da quella casa al suo rientro.
Il suo pensiero fisso è Sophie. Vorrebbe fare giustizia, esattamente come temeva la figlia, poi chiude i diari e riflette per bene. Li ripone nei cassetti e scende, sedendosi sul divano. Lo sguardo è fisso, dritto avanti a lei. La morte di Sophie ha già fatto scandalo per essere stato un suicidio, loro sono finiti su un giornale etichettati come "genitori dormiglioni che non sentono la figlia scappare di casa". Vengono chiamati irresponsabili. Diffondere la notizia dello stupro li metterebbe ancor di più in cattiva luce, dando filo da torcere ai giornalisti. Sono passati quattro anni ormai, lei era una bambina. Ora è morta. Per quanto possa essere fatta giustizia, sarà comunque quasi impossibile, lasciando così il via libera a quell'uomo. E no, purtroppo non può essere giustiziato, e Agatha lo sa bene. Testimoni di quello scempio sono senza dubbio tutti i suoi diari, e le persone che anche se quella notte hanno visto qualcosa, sono scappate facendo finta di non aver visto nulla.
È distrutta, divorata dai sensi di colpa. Sentendosi così riesce a comprendere come possa essersi sentita Sophie per tutti quegli anni.
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Il Male Dentro
Genç KurguOtto ragazzi, otto storie da raccontare. Nella magica e bella Chicago, la città dei grattacieli, Mary, Christian, Sophie, Mark, Sarah, Lucy, David e Giusy, vi raccontano storie ed emozioni tipiche dell'adolescenza. Insieme si riuniscono e sfuggono a...
