Scivolano fredde
gocce di scrostato marmo
ed urlano nel vuoto temporale,
rivendicano una sorte più prospera
gettandosi nell'aria ricolma
di frenetici elettroni
che si muovono senza sosta
né fine alcuno che possa far sì
che prendano, uno dopo l'altro,
direzioni preferenziali.
La polvere appesantisce
ogni molecola d'acqua
rendendola impura ed antica.
Ed una all'altra, rapida
si mescola con ansioso moto,
gocce inanimate ricolme
d'eventi d'ogni sorta.
Scorrono come sudore
febbrile, sul gelido metallo
ed i capelli, esausti,
si abbandonano all'umidità.
Cadete da non so dove,
arrivate in non so quale luogo,
nascete ed ansiose morite,
oh vita ingiusta
che reprimi al suolo
le tracce del tempo,
che portan frantumi
dell'umanità reale.
Dove finirete?
Percorrete le strade
verso casa, quando casa
non avete alcuna.
Vi rovescerete come assurdi applausi pronunciati tra le lacrime
da mani che compirono una tragedia
tra le più alte umane e possibili,
ed urlate la vostra storia
che non vuol essere ascoltata
neppur sotto costrizione.
Urlate, urlate la forza del tempo,
ruotate come i giorni
prigionieri dell'abitudine vostra
di compier e dimenticare,
odiosa realtà, questa, e urlate.
Del tempo la voce riportate,
urlate e correte, scappate da noi.
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Strisce di sole
ŞiirRaccolta di poesie in versi, oserei dire, più che liberi. Sensazioni raccolte in manciate di parole fragili e musicali, nulla di più, e forse basterà. è stata #9 su POESIA
