Tutte le comodità di Casa

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Note (GreenT):
Diventa triste.
E poi migliora.
E io vorrei veramente vivere
nella casa di Bilbo.

Bilba rimase a guardare la porta per qualche battito di cuore prima di girarsi verso i nani nel suo salotto.
La nube minacciosa di un nano si stava inginocchiando con i suoi nipoti di fronte al fuoco, loro tutti fradici, stanchi, e probabilmente affamati.
Se c'era una cosa su cui tutti gli hobbit erano d'accordo e sapevano, era il fatto che il cibo rendesse tutto migliore.
Lei silenziosamente si affrettò per la cucina ed afferrò il vassoio più grande.
Ci ammucchiò sopra tutto quello che secondo lei sarebbe potuto piacere ai nani, scorrendo tra il diagramma di flusso di cortesia-educata hobbit nella sua testa.
Sfortunatamente gli hobbit che lo avevano scritto erano un gruppo di mezzuomini veramente a modo, e quindi non avevano pensato che un hobbit cortese potesse mai incontrare dei nani, tanto meno averne tre a stare con loro, e Bilba realizzò che il diagramma di flusso mancava delle informazioni che realmente le occorrevano.
Lei ha sempre creduto nel pronto soccorso sulla sponda sicura, quindi prese un po' di tutto, il che includeva salsicce, pancetta, torte salate, pollo, pesce fritto, un blocco di formaggio (con il coltello apposito, ovviamente), grano turco, zuppa calda, pane imburrato, funghi, patate fritte, mele, bignè, biscotti, semi e torte al miele, e tartine alla mora e al lampone, e si concluse con l'essere molto di più che un pochino.
Bilba fece attenzione a non aggiungere nulla di bruciato, considerando che cosa hanno appena sopportato i ragazzi.
Portò il vassoio nel salotto e i nani si voltarono quando la videro.
Lo zio—Thorin—stava alto ed i suoi nipoti si affrettarono dietro di lui.
Si stringevano stretti ai suoi pantaloni mentre la osservavano con i loro spalancati, spaventati, occhi.
Thorin aveva una mano su ciascuna delle loro spalle, tenendoli vicini.
Bilba cautamente fece un passo avanti, e gentilmente appoggiò il cibo sul tavolo da caffè.
Gli occhi dei ragazzi quasi uscirono dal teschio alla vista.
Bilba provò a dire a se stessa che una reazione così era normale per bambini piccoli quando messi a confronto con grandi porzioni di dolci, ma lei sapeva che da come le loro tuniche pendevano larghe anche se fradice, che questi ragazzini conoscevano veramente il significato della fame.
E le rompeva il cuore sempre di più.
Diversamente dai bambini, gli occhi di Thorin non la lasciarono mai.
Lui era ovviamente sospettoso e diffidente.
Bilba non riusciva a trovarlo nel cuore di incolparlo.
<"Servitevi pure">, offrì lei gentilmente, dandogli un sorriso confortante.
I bambini fissarono il cibo e poi loro zio, che gli diede un piccolo cenno del capo.
Bilba non aveva mai visto bambini muoversi così in fretta.
Si riempirono le bocche come se non avessero mai visto del cibo prima.
Occhi grandi, capelli scompigliati, e mani veloci; la scena le fece aspirare in aria.
Guardò in alto a Thorin, che stava fermo come una pietra.
<"Ho scaldato un po' d'acqua nel caso volessi farti un bagno"> disse lei.
Lui adocchiò il pentolino e poi di nuovo lei, occhi abbastanza vuoti.
<"Io solo ah...vado a riempire la vasca"> passò velocemente i piccoli a terra e sollevò il pentolino dalla barra dov'era appeso.
Era pesante come il vassoio di cibo.
Bilba era indecisa se muoversi velocemente per riempire la vasca e lasciargli avere un bagno, o se camminare in giro in modo da non far sembrare che lei non volesse stargli vicino.
Le ricordò perché sua madre trovava l'educazione così difficile.
Velocemente, ma non troppo, lasciò la stanza e percorse il corridoio fino al bagno.
Dopo aver versato dentro il liquido cristallino, agguantò tutti gli addolcitori d'acqua che riuscì a trovare e li svuotò quasi tutti nella vasca.
Bilba prese un numero di saponi diversi (ma non troppi, perché non voleva far pensare ai nani che lei li trovasse sporchi, anche se lo erano) e distese un paio di teli.
Quando tornò dai nani, il vassoio del cibo era vuoto.
Non c'erano neanche delle briciole sui piatti, come se fosse stato tutto leccato fino alla pulizia.
Lei però lo notò il piccolo frammento di grasso di pollo sul labbro di Thorin, assieme a qualche piccola briciola sulla sua tunica.
Senza proferire parola, si affrettò di nuovo in cucina e portò indietro ancora più cibo di prima.
<"Il bagno è pronto in qualsiasi momento tu gradisca,"> disse lei silenziosamente.
Thorin annuì, e Bilba realizzò che non lo aveva ancora sentito dire una parola.
<"Io sono Bilba. Bilba Baggins. Gandalf ha detto che il tuo nome era Thorin?">.Lui annuì di nuovo.
Sforzandosi di non dare voce alla sua frustrazione chiese <"Quali sono i loro nomi?">.
Gli occhi di Thorin cercarono i suoi per un momento, laghi puntinati di nero che sembravano freddi come il ghiaccio.
<"Il più grande è Fili, quello con i capelli castani è Kili,"> rispose lui, e Bilba rimase quasi scioccata da quanto fosse profonda la sua voce.
Nessun hobbit aveva un tono come quello!
Perfino Gandalf in un giorno storto aveva una voce più acuta.
<"Ah">. Non era sicura di cosa dire.
Cosa poteva dire a qualcuno che aveva appena perso la propria casa e famiglia?
<"Ho delle camere pronte per voi,"> dichiarò lei.
Sembrava ragionevolmente sicuro.
Thorin scrutò in basso ai suoi nipoti e fece un grosso respiro.
<"Grazie,"> disse lui solennemente.
Lui non poteva essere di due decenni più vecchio di lei, ma il mondo sembrava averlo invecchiato molto di più, come quando Gandalf era stato all'entrata.
<"Sono felice di aiutare. Qualsiasi cosa ti serva, basta chiedere.">.
Lui la riguardò allora, apparendo quasi confuso, come se non la potesse capire.
<"Madama Baggins...dove ha detto che era il bagno?"> chiese lui. Bilba sbattè le palpebre.
Non era stata chiamata così da...beh lei non era mai stata chiamata così.
Una sorta degli effetti di essere rispettata ma non completamente rispettabile.
E la maggior parte degli hobbit non se n'era mai preoccupata di usare certe formalità.
Tutti nella Contea si conoscevano a vicenda, ed erano o imparentati, amici (oppure qualcos'altro che non dovrebbe essere detto in presenza di bambini) con tutti gli altri.
Nessuno era chiamato "Mastro" o "Madama" apparte per i molto vecchi, interamente rispettabili hobbit.
<"Bilba, per cortesia. Ed è appena in fondo al corridoio, terza porta a destra."
Thorin annuì e gentilmente appoggiò una mano su entrambi i suoi nipoti.
<"Venite">
I bambini sembravano che si stessero per mettere a piangere, ma lui li guidò lungo il corridoio.
Quando Bilba vide la porta chiudersi e sentì lo scatto della serratura, corse per mettere fuori altro cibo.
Mise su anche il bollitore; aveva veramente bisogno di qualcosa che le calmasse i nervi.
Bilba sedeva nella poltrona di suo padre in uno degli altri (uno di tre) salotti.
Lei ci faceva sempre le cose più limpide lì.
Là ancorava ed imprigionava i suoi pensieri imbizzarriti. L'unico suono udibile nella stanza erano i suoi respiri.
Nani maschi. Tre nani maschi. Due bambini, quasi lattanti. Un guerriero che non si fidava di lei o della sua gentilezza.
Nessun dubbio, suo padre avrebbe avuto un attacco di isterismo, e sua madre starebbe squittendo a proposito di quanto siano adorabili i bambini e di come vorrebbe stringergli fino a soffocarli.
Bilba disse a se stessa di calmarsi, per pensare logicamente. Di che cosa aveva bisogno?
Non avevano portato molto.
Se non sapevano per quanto sarebbero rimasti avrebbero avuto bisogno di vestiti.
Le vecchie cose di suo padre potrebbero andar bene a Thorin, ma un qualcosa di esse gli sarebbe stato di sicuro troppo piccolo.
Lei probabilmente aveva qualche cosa risalente ai suoi anni da piccola che sarebbe potuta andar bene a Fili e Kili, ma non abbastanza per bambini che stavano crescendo.
Quindi sarebbe andata al mercato domani o il giorno dopo a prendere un paio di cose.
Non avrebbe quello sorpreso un paio dei proprietari di negozi.
Cos'altro? Si fece una lista mentale.
1. Altro cibo (ovviamente).
2. Pettini per capelli. Le capigliature degli hobbit erano ricce ma sottili. Le sue spazzole si sarebbero potute rompere nella chioma sopra alle teste dei nani, se le avessero mantenute, un fatto che lei si aspettava facessero.
3. Stoviglie più resistenti. Solo in caso. Thorin sembrava capace di rompere rocce a mani nude, cosa che lei pure si aspettava fattibile, e non c'era nulla di più pericoloso per i mangia-prodotti che bambini piccoli (fatta eccezione magari per Lobelia Sackville-Baggins, la quale rubava le posate d'argento di Bilba qualvolta se ne presentava l'occasione).
4. Giocattoli. Cosa avrebbero potuto gradire i bambini? Lei possedeva qualche arma di legno proveniente dai suoi anni d'avventure, e qualche bambola e altri oggetti. Sarebbero quelli piaciuti ai bambini nanici?
5. Svariati oggetti nanici. Li avrebbero potuto far sentire più a casa loro. Oppure preferivano dimenticare il passato? (Dannazione la complessità dell'educazione!)
6. Serrature. Serrature delle porte. Serrature delle finestre. Serrature di qualsiasi cosa bloccatile.
Chiunque li stesse dando la caccia sembrava facesse sul serio, e Bilba non avrebbe preso rischi. Non fu mai più contenta del fatto che le case hobbit fossero abbastanza a prova di fuoco.
Quello sembrava abbastanza per un solo viaggio. Poteva comperare altre cose dopo.
Se fosse sincera lei non gradirebbe affatto andare al mercato e lasciarli da soli appena dopo il loro arrivo.
Gli avrebbe mostrato la casa domani e insegnato a proposito della vita nella Contea e sarebbe potuta andare a fare spese il giorno seguente.
Aveva bisogno di accoglierli al meglio delle sue capacità.
Vestiti! Giusto!
Bilba corse all'armadio di suo padre e afferrò la più grande tunica, pantaloni, biancheria intima, e calzini che riuscì a trovare.
Un risolino quasi fuggì dalle sue labbra quando si accorse che la tunica era dello stesso blu ricco che il nano stava indossando prima.
Poi andò nella sua vecchia camera, quella che lei aveva efficacemente pulito per farci sostare e dormire dentro un ospite.
Era una stanza per bebè, e lei decise che sarebbe stata perfetta per i ragazzini più piccoli.
I muri erano blu cielo con piccoli uccellini che volavano qua e là, prati verdi al fondo, e delle montagne in un angolo.
Il letto sarebbe stato largo, come quando ci dormì lei fino si suoi anni di sviluppo, ma dubitava che gli sarebbe interessato.
Il letto era il più soffice nella casa, e quello era semplicemente perfetto.
Bilba aprì l'armadio e prese due completi per la notte che sembravano essere più o meno della misura dei bimbi.
Lei non aveva mai indossato molte gonne da bambina; le trovava troppo increspate e vaporose.
I pantaloni le permettevano di correre velocemente e di scivolare tra alberi ravvicinati e giocare liberamente.
Lei non ne aveva tenuti tanti di vestiti, ma ce n'erano a sufficienza in modo tale che i bambini non dovessero correre nudi per un paio di giorni.
Non che non lo potessero fare ugualmente. Lei sapeva dei problemi che i più piccoli potevano far sorgere a piacere.
Bilba impilò i vestiti e andò verso il corridoio.
I suoni di spruzzi d'acqua e—era quella una risata?—aumentavano di volume mentre lei si avvicinava al bagno.
Bussando delicatamente sulla porta, chiamò per Thorin.
Ci fu una pausa, uno schizzo d'acqua e qualche altro rumore di movimenti prima che lui aprisse la porta un pochino.
Più di una fessura, ma lei non poteva scrutare nulla dietro di lui.
E, oh per l'amor del cielo, lui. Non era più asciutto di quando lo aveva visto per la prima volta, ma ora tutto quello che aveva addosso era un telo legato dalla vita in giù.
Lei non pensava che muscoli come quelli potessero esistere al di fuori di storie d'eroi.
Bilba provò a non fissare la folta massa di peli che ricopriva buona parte del suo petto inciso, e obbligò se stessa a guardarlo negli occhi.
Questo è perché ha portato dei vestiti questo è perché ha portato dei vestiti questo è perché ha portato dei vestiti...
<"Vi ho portato un paio di vestiti,"> disse lei velocemente e può darsi, di una goccia, a voce troppo alta.
<"Spero che calzino. Ne posso comprare altri ne giorni seguenti.">.
Lei quasi gli gettò la stoffa nella mani e se ne andò verso il salotto con la poltrona di suo padre.
Sentiva veramente il bisogno di schiarirsi la testa.
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Thorin non sapeva cosa pensare di questo posto. O di questa donna.
La casa non era sporca o fangosa oppure antigienica neanche un po'.
L'unica fragranza che ci si poteva percepire attraverso era quella di buon cibo (oh, il cibo) terra fresca (non lurida—terra, terra buona, come di erba, fiori o di qualcosa di naturale), e un'aria di conforto e calore che lui non sentiva da più di un secolo.
Ma quello che più lui gradiva erano le dimensioni.
Non era neanche comparabile all'enormità di Erebor o addirittura alla casa dei Colli Ferrosi, ma era della sua misura.
Per decenni lui si mosse da città in villaggi degli uomini e in ogni singolo luogo tutto era troppo dannatamente grande.
Le incudini ed i picconi, i tavoli, e tutto era il doppio delle dimensioni adatte!
Ma questo posto, questi oggetti, anche se tutto era il meno nanico possibile, non lo faceva sentire piccolo.
E quello era un regalo.
E ancora, una parte di lui ne era diffidente.
Non c'era sicurezza a questa casa, niente lucchetti resistenti o armi pericolose o niente di armato.
Quello che lo turbava maggiormente era la scarsità di metallo.
Aveva vissuto in capanne che possedevano più metallo di così.
Il posto era quasi interamente fatto di legno; le pareti, i mobili, le cornici, i vassoi, il—il tutto!
Era sicuro che l'unica cosa di metallo che aveva visto fosse un coltellino da formaggio.
Beh almeno le sue posate erano veramente d'argento.
E lei. Non era lei ora una sorpresa. Non un'umana, oppure un elfo-femmina, ma una hobbit?
Quella era l'ultima razza che si sarebbe potuto aspettare.
Non c'era da domandarsi del perché non ne avesse riconosciuto il nome.
Poche persone venivano qui, alla Contea, terra dei mezzuomini, e poco era conosciuto su di loro.
Era a conoscenza della loro esistenza per via dei suoi giorni di studio del mondo, in Erebor.
Un principe doveva conoscere tutte le popolazioni e creature che avrebbe potuto incontrare, ma gli hobbit erano a malapena menzionati.
Una specie di piccole persone lontano a ovest. Era una cosa su queste linee.
Ma non era lui pronto per una spolverata di cultura.
Come i suoi capelli! Così corti e arricciolati! Niente barba o neanche un minimo di peluria sulla sua faccia!
Ma i suoi grandi piedi lanuginosi facevano come parere che la sua barba fosse semplicemente caduta da qualche parte.
Era un poco snervante.
Lui non gradiva neanche le sue orecchie. Appuntite. Come quelle degli elfi.
Thorin non era sicuro che ci fosse un qualsivoglia collegamento tra hobbit ed elfi, ma non per questo era meno sospettoso.
Gandalf le poteva aver dato la fiducia, ma lui lo avrebbe fatto dalla propria opinione, grazie tante.
Ma lei gli aveva portato del cibo. Così tanto cibo.
Non aveva visto cotanto cibo in un unico posto dall' ultimo, ormai trascorso, Giorno di Durin.
Fili e Kili se l'erano quasi fatta addosso.
Thorin però non voleva mangiarle davanti. Non voleva che lei vedesse quanto lui fosse affamato, come aveva squarciato attraverso il pollo ed il pane come un disgraziato alla fame.
E poi lei gli aveva preparato un bagno! Come una madre farebbe per i suoi stessi figli.
Lei era così caritatevole, non poteva crederci.
Lui era stato sulla strada per un secolo, e la maggior cosa che qualcuno gli avesse mai offerto senza un costo, fu un fienile dove poterci dormire dentro.
Questo non poteva essere reale.
Sarebbe venuto ad un prezzo?
Thorin si sarebbe aspettato così all'inizio, ma poi lei era tornata e gli aveva portato altro cibo, e disse che loro potevano chiedere per qualsiasi cosa, e lui penso di star allucinando.
Aveva bisogno di pensare.
Quindi aveva trascinato i bambini al bagno.
Erano stati sorprendentemente obbedienti e arrendevoli, una volta aver abbandonato gli Ered Luin.
Thorin si era preoccupato per i loro cuori e mentalità per la morte della loro madre.
Lui non sapeva fin quanto avessero visto.
Ma poi Fili e Kili stavano sguazzando, ridendo, sorridendo e Thorin era sicuro di star allucinando.
Lui non riusciva a comprendere.
Non poteva immaginare come qualcuno potesse esser colpito dalla morte e ridere un paio d'ore dopo.
Forse era la capacità di resistenza dell'infanzia.
Forse loro non avevano visto o realizzato cos'era accaduto a Dis.
Forse certe persone avevano semplicemente anime felici.
E poi Bilba ritornò con del vestiario. Vestiti puliti, ben-tenuti, ed incredibilmente morbidi.
Gli fece chiedere se ci fosse qualcuno a vivere con lei.
Aveva un figlio? Un marito? Era vedova? Ospitava persone spesso?
Lui realizzò del fatto di quanto poco sapesse a proposito della premurosa ragazza che li aveva accolti.
Pensò che, magari, certe persone nascono solo gentili.
Ma quando asciugò i bambini e vide le loro bruciature, trattandole con medicine che aveva trovato in un armadietto, lui pensò il contrario.
Perché le persone che gli avevano inferto quelle cicatrici erano una volta state felici, erano state una volta amorevoli e gentili, erano stati una volta amici.
E loro avevano tentato di uccidere lui e la sua stirpe perché pensavano che fosse maledetta.
Quella folla, quella massa di nani che lui aveva guidato in tempi copiosi e scarsi, credeva che tutti nella sua famiglia fossero maledetti dalla pazzia di avidità, di pena, o Mahal sa cos'altro, oppure che loro fossero destinati a fallire.
E che gli eredi di Durin avrebbero portato nulla, tranne che conflitti ai nani di Erebor.
E la cosa che più lo preoccupava era il fatto che, forse, gli altri avessero ragione.
Ma cosa poteva fare lui ora? Se lei lo avesse oppure no richiesto, avrebbe potuto prendere un lavoro in una fucina, portare un poco di oro alla tavola.
Installare serrature sarebbe stata una buona idea.
Magari addirittura posizionare qualche arma in giro per casa, se lei lo avesse permesso.
Lei sapeva come combattere?
Sfortunatamente, Thorin decise.
Eventualmente i bambini furono puliti, i loro capelli abbastanza asciutti da non sgocciolare, e lui li scortò fuori.
L'acqua li aveva tutti rilassati, ed i suoi muscoli parevano meno tesi di quanto non fossero stati in decenni.
Sollevò i ragazzini su entrambe le sue spalle e andò a cercare la loro ospite.
Quello fu più difficile di quanto lui potesse immaginare. Evidentemente, agli hobbit piaceva vivere in labirinti.
Poteva darsi che quello fosse il sistema di difesa degli hobbit: acuta confusione.
Se lo era, stava funzionando, perché Thorin stava camminato in giro da almeno cinque minuti, eppure doveva ancora trovare l'unico elemento che stava cercando, ma era sicuro di aver superato quella grande porta verde almeno tre volte.
Sentendo Kili crollare contro la sua testa e Fili sbadigliare piuttosto stancamente, Thorin si arrese.
<"Madama Baggins?"> chiamò lui, non essendo ancora a proprio agio a non portare rispetto alla sua ospite.
<"Oh? Sto arrivando!"> rispose lei.
Fu in piedi dinnanzi a lui in meno di cinque secondi.
Non aveva percepito neanche un suono in mezzo alla sua risposta e all'apparenza di lei.
Si. La tecnica di difesa degli hobbit era di sicuro la confusione.
<"Io penso che i miei nipoti siano pronti per riposare. È presente un luogo per noi dove potremmo dormire?"> chiese lui con esitazione. Sapeva dall'esperienza che l'ultima cosa che volesse fare era presumere qualcosa, ancor meno gentilezza.
<"Oh ma certo! Ho preparato delle camere per voi">. Lei raggiunse in alto per prendere Kili e, d'istinto, Thorin scattò indietro. Non era nelle sue intenzioni di essere freddo nei suoi confronti. Lui non voleva apparire così diffidente, ma la sua natura sospettosa li aveva salvati un paio di volte. È stato quello che li ha portati via dagli Ered Luin.
Ma Bilba rimase alquanto sorpresa, e lui vide dolore nei suoi occhi.
Thorin non era convinto per chi fosse. Ma lei indietreggiò e gli diede spazio.
<"Da questa parte,"> disse lei a bassa voce, occhi rivolti verso il basso.
Bilba camminò per casa sua, lui sentendosi in colpa per la propria reazione.
Questa hobbit aveva dato ai suoi nipoti più cibo in un'ora di quanto lui potesse dargliene in una giornata, e lui fu spaventato di lasciarglieli tenere.
Ed improvvisamente era in un'altra parte della sua casa che era sicuro di non aver visto, e lei stava aprendo una porta.
<"Ho pensato che a Kili sarebbe potuta piacere questa camera. È un'infermeria, ma il letto è grande.">
Lei entrò, e lo pregò di seguire.
E lui penso che questo luogo non potesse essere più casalingo.
Thorin non riusciva a ricordare dell'ultima volta in cui aveva visto un'infermeria, e non era questa uno spettacolo.
I muri erano dipinti come cosa lui presume fosse l'aspetto della Contea in un giorno soleggiato.
La stanza odorava di fiori e di calore. Bilba si avvicinò al letto e rimosse le coperte.
Lui seguì, e gentilmente ci appoggiò Kili. Le sue braccia strusciarono il materasso, e lui quasi sussultò.
Nulla poteva essere così morbido. Questo era surreale. Kili nemmeno di svegliò mentre veniva rincalzato dentro, ma Fili incominciò a lagnare tirando i capelli di Thorin, cercando di raggiungere il suo fratellino.
<"Possono dormire entrambi qui?"> chiese Thorin. Dopo quello che avevano passato, lui non sarebbe rimasto sorpreso se i bambini non volessero lasciar l'un l'altro per una settimana. O per un decennio.
<"Beh, il letto è sicuramente grande abbastanza. È a posto per me,"> disse Bilba silenziosamente.
Thorin spostò Fili dalla sua spalla al letto, dove lui strinse la mano del fratello.
Bilba tirò su le coperte fino ai loro menti e indietreggiò. Lei non aveva notato la molletta coordinata dei bambini fino ad all'ora. Si chiese chi le avesse fatte, oppure da dove provenissero.
Thorin si soffermò al alto del letto, e respirò profondamente.
I suoi nipoti erano al sicuro. Erano puliti, stavano dormendo, erano ben nutriti.
Gli sembrò come se una montagna gli fosse stata tolta dalle sue spalle.
<"Siete al sicuro qui,"> lui la sentì sussurrare. Pensò si stesse riferendo a tutti e tre di loro.
Lui si girò verso di lei, e vide il triste ma confortevole sorriso sulla sua faccia.
E poi realizzò di non aver ancor osservato veramente la sua faccia.
I suoi capelli ricci erano tagliati corti, come potrebbero essere quelli di un ragazzino umano, ma erano di un giallo dorato che luccicava addirittura nell'ombrosa infermeria. Aveva occhi brillanti color smeraldo, piccole labbra, ed una tenerezza che poteva essere paragonata alla sua casa.
Lui annuì alle sue parole e si rialzò dai suoi nipoti. Lei ritornò nel corridoio e lui seguì i suoi passi, cercando di essere il nano più silenzioso possibile, e chiuse la porta dietro di sé. Ci lasciò una piccola fessura attraverso; Kili era ancora intimorito dal buio.
<"La tua camera è la porta affianco, e la mia è alla fine del corridoio,"> disse lei.
Aprì la porta della stanza successiva.
<"Sono desolata per il letto, che sarà un po' grande. È stato fatto per gli Uomini. I miei genitori lo comprarono per quando Gandalf viene a farci visita."> Thorin fissò la grande massa di cuscini e di coperte davanti a lui.
Lui aveva dormito in letti per Uomini prima d'ora—in locande economiche e baracche minerarie.
Ma non erano mai stati così accoglienti.
<"Gli altri letti sono solo troppo piccoli per te.">.
Ora non era quello esilarante.
Per gli scorsi decenni, l'unico problema legato al letto da lui trascorsi, erano del fatto che fossero troppo grandi (e fatti di materiale scomodo), o erano della sua misura (e fatti di materiale ancor più scadente e scomodo), oppure non aveva semplicemente un letto e doveva dormire su una coperta.
<"Va perfettamente bene, Madama Baggins,"> rispose lui, e poi, con seria sincerità, <"La ringrazio">.
<"Non c'è bisogno delle formalità; per piacere chiamami Bilba. Ed è il minimo che io potessi fare">
Ed è qua che Thorin non era d'accordo con lei.
Lui aveva visto qual'era il 'minimo' che una persona potesse fare, e questo era una regalo dai Valar a confronto.
Ma lui semplicemente annuì alle sue parole.
Lei si mosse per andarsene, ma, appena prima di chiudere la porta dietro di lei, Bilba disse <"Buona notte.">.
E lui si ritrovò ad essere d'accordo con lei.

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