Non ho idea da quanti minuti stavo tirando pugni a quella porta, ma la candela che profumava la stanza di frutti di bosco ormai era quasi completamente sciolta.
«Fatemi uscire!»
Gridai esasperata appoggiando anche la testa alla porta, sbuffai e mi sistemai meglio seduta a terra, allungai le gambe e ignorai il dolore alle costole, ormai era diventato sopportabile.
Mi guardai ancora intorno, ormai avevo memorizzato ogni angolo di quella stanza, il letto era ancora un disastro, il più del lenzuolo turchese era a terra e i cuscini erano in disordine.
Mi alzai e provai ancora una volta ad aprire la porta, ma fu tutto inutile. Sentì il rumore di un ingranaggio scattare e sorrisi vedendo la maniglia abbassarsi. La porta si aprì lentamente e rimasi un po' delusa nel trovarmi davanti Jenna.
«Ti sei svegliata finalmente! Ci stavi facendo preoccupare sai?»
Annuì senza motivo e feci un passo verso la porta, la sua mano si posò sulla mia pancia e io mi fermai.
«Che c'è?»
Chiesi guardandola negli occhi.
«Mi dispiace Emma, ma non posso farti uscire da questa stanza»
Il tono della sua voce era serio e capì non stasse scherzando, i suoi occhi blu vagavano nei miei in cerca di una risposta e mi portai una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«Ah...chiaro»
Dissi guardando la porta richiudersi alle sue spalle.
Lei sorrise e si legò i capelli in una coda alta e gonfia, gli stretti leggins in pelle le segnavano le forme perfette e quasi mi sentì ridicola nel mio corpo esile.
«Va tutto bene? Senti male da qualche parte?»
Scossi la testa e distolsi lo sguardo dal suo viso, tornai a sedermi ai piedi del letto e guardai fuori dalla vetrata, avevo staccato le tende, non apposta ovviamente, e ora tutto il panorama del giardino svettava imponente alla mia vista. Ero stata chiusa in quella stanza tutto il giorno e i colori caldi del cielo di gennaio non facevano altro che  confermarmi che ormai la giornata era andata.
«Quindi sono tipo, stata sequestrata?»
Chiesi tornando sui suoi occhi, la vidi prendersi ancora qualche secondo e poi avvicinarsi e sedersi accanto a me.
«No, è che Chase ha detto che non possiamo farti uscire da qui, almeno per il momento ecco»
Annuì mi morsi un labbro dimenticandomi dei tagli.
«Chi diavolo è Chase?»
Chiesi confusa elaborando la sua risposta.
La vidi sistemarsi la maglia attillata sul seno e indicò alla finestra un uomo biondo uscire dall'auto.
«Ah...l'uomo che mi ha fatto chiudere in un baule ora ha deciso di chiudermi in una stanza, be almeno c'è più spazio dai»
Ironizzai mettendomi una mano tra i capelli, Jenna sorrise, incerta se prenderla come battuta o come pugno allo stomaco.
«Non ho scelta vero?»
Lei alzò le spalle e io rimasi in silenzio, il cigolio della porta attirò la mia attenzione e persi un battito incontrando quel paio di occhi scuri.
«Jenna non puoi stare qui»
La sentì alzarsi e guardai la sua figura allontanarsi fino a scomparire nel corridoio, la porta si richiuse e io mi sdraiai guardando il soffitto bianco. La serratura della porta scattò e alzai un sopracciglio sentendo dei passi avvicinarsi.
«Ti ho seguita»
Tornai a sedermi e mi alzai in piedi davanti al ragazzo, portava gli stessi pantaloni, la stessa giacca di pelle del giorno prima e gli stessi anfibi neri.
Lo guardai confusa, dimenticandomi completamente di rispondere alle sue parole.
«Non guardarmi così Emma, mi fai sentire in colpa più di quanto non mi senta già»
Alzai un sopracciglio e gli puntai un dito contro.
«Come sai il mio nome?»
Chiesi perdendomi il senso della sua ultima frase, c'era qualcosa di familiare in quel ragazzo, ma forse aveva solo un viso comune.
«Questo cosa c'entra?»
Sbottò facendo un passo avanti e spostandomi il braccio.
«Non lo so, ma devo saperlo, non ci sto capendo più niente! Voglio uscire da qui, tornare a casa e fingere che non sia mai successo niente!»
Non so perché avessi alzato tanto la voce, ma mi sentivo così frustrata che non sapevo più come reagire.
«Tornare a casa a quale scopo? Tuo padre probabilmente non si è accorto nemmeno che non sei tornata questa notte, ha saputo solo dopo tre mesi del tuo incidente, quindi non penso che gli importi poi molto!»
Strinsi un pugno e distolsi lo sguardo, come diavolo faceva a sapere del mio incidente e dei problemi con mio padre?. Più provavo a restare calma più la paura aumentava nelle mie vene,
«Come...»
Mormorai confusa, cambiai la mia domanda e tornai sui suoi occhi.
«Ci conosciamo?»
Il silenzio che calò ancora una volta mi bloccò lo stomaco, chiusi gli occhi e presi un respiro alzando le mani in segno si resa. Mi allontanai da lui e dandogli le spalle incrociai le braccia al petto, sperando di sentire i suoi passi allontanarsi e la porta chiudersi definitivamente.
«Forse non è il momento di parlare di questo adesso»
Alzai un sopracciglio, ma non risposi, in questo momento avrei davvero voluto che se ne andasse.
La sua mano mi sfiorò la spalla e io me la levai di dosso.
«Non toccarmi»
Sbottai facendo ancora qualche passo avanti, mi portai di nuovo la ciocca dietro l'orecchio ed esitai qualche secondo, sentivo il cuore aumentare il battito e il sangue scorrere più veloce nelle mie vene,
«Emma»
Presi un respiro e tornai con le braccia incrociate, mi voltai e un brivido mi percorse tutto il corpo realizzando quanti pochi millimetri restavano tra le nostre labbra.

Forget about me SOSPESADove le storie prendono vita. Scoprilo ora