Era ricominciato tutto nella circostanza peggiore in assoluto.

Ansimavo, correvo velocemente, o almeno nel modo più frettoloso che quell'attillato paio di skinny neri mi permetteva. Le sirene della polizia urlavano per tutta la città cercando noi.
Mi sentì afferrare la mano con forza e risi guardandomi alle spalle, i miei lunghi capelli castani mi coprirono quasi tutta la vista, ma me ne fregai correndo ancora dietro di lui.
I nostri anfibi scuri scricchiolavano sopra l'asfalto sfatto e umido delle vie, alzai lo sguardo dalla strada. Lui correva velocemente, tirandomi dietro di se, in una mano teneva la borsa con tutti i soldi appena rubati e nell'altra stringeva la mia con forza.
«Corri Emma!»
Aumentai il ritmo, mentre cuore e polmoni andavano a farsi benedire. Svoltammo a destra fermandoci in un vicolo dietro un vecchio camion di consegne. Cercai di riprendere fiato, i muscoli delle gambe mi tiravano in un modo fastidioso, ma ignorai anche quello cercando di ascoltare i rumori della città che questa sera sembravano essere tutti contro di noi.
Afferrai il ragazzo per la giacca di pelle e lui si voltò verso di me posando le sue pesanti iridi scure nelle mie.
«È okay?»
Domandò velocemente studiando ogni centimetro del mio viso, sorrisi e mi avvicinai a lui.
«Sarà okay solo quando mi spiegherai chi diavolo sei, magari mi dirai il tuo nome, e soprattutto quando mi dirai come sapevi dove mi trovassi»
I suoi occhi guardavano i miei come se potessi in qualche modo capirli, il suo petto si alzava e si abbassava velocemente e io cercai di capire in quale parte della città ci trovassimo.
«Fai troppe domande»
Alzai un sopracciglio e mi sentì strattonare per un braccio.
«Ehi!»
Mi trascinò dietro di se e mi spinse dietro un vecchio camion da consegne,
«Non ti muovere»
Rimasi in silenzio e mi portai una mano sulla bocca cercando di coprire anche il naso, l'odore di quei cassonetti a pochi metri da noi era insopportabile, lo vidi allontanarsi e mi guardai intorno, la flebile luce lampeggiava e poco dopo si spense definitivamente.
Fantastico.
Appoggiai una spalla al camioncino, ma mi allontanai subito disgustata. Mi morsi un labbro e lasciai andare la presa sulla mia bocca, a stento mi rendevo conto di quello che era successo, di quei ragazzi che mi avevano portata in quel vicolo e di questo ragazzo incappucciato che mi aveva trascinata con lui spaventando il gruppo.
«Ragazzina muoviti dannazione!»
Scossi la testa e tornai alla realtà, accettai quella mano e mi sentì di nuovo trascinare in una corsa lontana da sirene di polizia e agenti in divisa pronti a sparare alla prima occasione.
Era assurdo come quella stretta mi faceva sentire al sicuro, corremmo fino a quando anche l'ultima pattuglia si arrese salendo poi le scale antincendio di una vecchia fabbrica dismessa.
Il ragazzo aprì la porta di ferro e mi spinse dentro chiudendosi la spessa porta alle spalle. Sbuffò e lasciò andare il borsone chiaro, che cadendo a terra fece eco per il locale.
«Per un pelo cazzo»
Mormorò ridendo, si portò le mani tra i mossi capelli color cioccolato e si lasciò cadere il cappuccio scuro mostrandomi il viso sotto la torcia del suo smartphone.
«Fai sul serio?»
Chiesi sconvolta guardandolo dall'alto al basso più volte. Il suo sorriso perfetto mi stava deconcentrando e notai quell'unica piccola fossetta sulla guancia sinistra.
«Che hai adesso?»
Aprì la bocca e la richiusi mettendomi una mano tra i capelli, la treccia laterale ormai era un disastro e non volevo pensare al trucco, dovevo sembrare una pazza.
«Sei su di giri​!»
Esclamai lasciando andare lo zaino che portavo.
«E allora? Ho appena rubato un sacco di soldi, la polizia non è riuscita a prendermi e dovrei piangere forse?»
L'ironia con cui mi aveva sbattuto in faccia la sua vittoria mi sembrava idiota almeno quanto lui.
«E io che c'entro!? Insomma che diavolo ci faccio qui!»
Mi pulì le mani sudate sulla t-shirt bianca che portavo dentro i pantaloni aspettando una sua risposta.
«Be ti ho salvato»
Disse alzando le spalle e cominciando a spogliarsi, si tolse la giacca di pelle e poi la felpa che appallottolò e chiuse dentro al borsone con i soldi.
Lo guardai confusa rimetterai di nuovo la giacca e sistemarsi la consumata canotta scura che segnava il suo bel fisico.
«Salvata?»
Domandai
«Senti, non capisco tutte queste storie, quelli potevano stuprarti e te la prendi con me?! Davvero?»
Mi portai una mano sul viso e e scossi la testa frustrata.
«Quelli non volevano stuprarmi idiota»
«E come lo sai tesoro?»
«lo so e basta»
«A certo, se sai tutto tu okay»
Alzai gli occhi al cielo, ne avevo le palle piene di quello stupido battibecco da ragazzini.
«Ascoltami bene, sono stata io ad uscire con quei ragazzi, chiaro?»
I suoi occhi confusi mi guardavano come se stassi parlando un altra lingua.
«Perché saresti uscita con degli stupratori?»
Battei un piede a terra e l'eco mi fece rabbrividire, mi avvicinai a lui e lo spintonai senza successo.
«Cazzo! Gli stavo comprando l'erba! E piantala con questa storia degli stupratori!»
Gridai, notai la sua espressione stupita e dopo qualche secondo scoppiò a ridere.
Quel suono semplice e pulito mi fece sorridere e gli tirai un pugno sul braccio.
«Non è poi così divertente»
Dissi cercando di trattenermi nelle risate.
Lo vidi sedersi a terra, contro una traballante ringhiera fredda, si portò una gamba al petto e appoggiò il gomito sul ginocchio, coprendo l'enorme strappo sul tessuto nero. Feci lo stesso, tirando prima fuori dalla tasca il mio cellulare.
«Non posso credere che tu sia morto! Stupido telefono»
Lo lanciai davanti a me, si sentì scivolare nel buio per poi sbattere contro la porta.
«Se ti faccio una domanda, risponderai sinceramente?»
Chiesi incrociando le gambe e cominciando a giocare con i lacci in corda degli anfibi.
«Dipende»
Alzai un sopracciglio e presi un respiro.
«Quanto sei nei casini da 1 a 10»
Il suo sospiro mi fece perdere un battito, mi voltai verso di lui portandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio, la sua mascella scolpita dava forma al suo viso e notai ancora una volta quella fossetta accanto a quel paio di labbra fini.
«9, diciamo 9,5»
Battei una volta le mani e mi portai la testa su esse, in quella posizione ero scomodissima, ma non potevo farne a meno.
«Tecnicamente siamo»
Tornai con la schiena contro la ringhiera e guardai il borsone davanti a noi.
«No no amico, io non entro in questa storia»
Lui rise e io alzai gli occhi al cielo.
«Mi sa che ci sei già dentro»
«Come?»
La porta davanti a noi si aprì e ci alzammo in piedi all'unisono.
«Ricordami di farti fuori appena tutto questo finisce»
Ringhiai in silenzio tirandogli una gomitata.

Forget about me SOSPESADove le storie prendono vita. Scoprilo ora