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«Voglio sapere ogni cosa»
Dissi rompendo quel silenzio soffocante.
Tutti quanti alzarono gli occhi dai cartoni di pizza ormai vuoti, rivolgendosi tutti verso Ethan, che tranquillo sceglieva con gli occhi la fetta di pizza tra quelle restanti.
«Considerando che non ricordi nulla, ci vorrà un po' per raccontarti ogni dettaglio»
Azzardò David sempre guardando il suo amico, che ancora non si era degnato di alzare lo sguardo verso di me.
Alzai un sopracciglio e posai la crosta della pizza in un angolo dell'unto cartone.
«No, non su di me, ma su che combinate per permettervi un lusso del genere»
Mi corressi fermandomi tra le iridi chiare di Chase. L'uomo socchiuse gli occhi e mi rivolse un sorriso di sfida.
«Come ho già detto Emma»
Annuì sovrastando la sua voce con la mia.
«Ho sentito quello che hai detto Chase, non posso fare domande ai tuoi figli, per questo lo sto domandando a te ora»
Lui alzò un sopracciglio, si passò il tovagliolo di stoffa sulle labbra e annuì una volta spostandosi indietro con la sedia.
«Vedo che sei attenta»
Sorrisi spostando lo sguardo un po' ovunque fingendomi dubbiosa.
«Più curiosa ammetterei, ma questi sono dettagli»
Chase spostò i suoi occhi sui figli che in silenzio gli rivolsero un cenno di risposta.
«La tua curiosità deriva forse dalla circostanza in cui ti sei ritrovata con Ethan?»
Domandò alzandosi e dirigendosi verso l'alto frigorifero nero.
«Prima che tu possa darmi una qualunque risposta, ci tengo a farti sapere che i miei figli stanno solo svolgendo il loro dovere, in quanto mi devono la loro vita»
Corrugai le sopracciglia e alzai il mento mordendomi l'interno della guancia, la mia curiosità stava esplodendo, e certo il modo in cui quell'uomo condiva le sue frasi, non era d'aiuto.
Sorrisi arrendendomi, per ora.
«Non me lo dirai mai, vero?»
Lui alzò una spalla chiudendo l'anta del frigo e tornando con lo sguardo nei miei occhi.
«No, almeno non finché saprò così poco di te, Emma Collins»
Alzai un sopracciglio e mi portai una gamba al petto poggiando il piede scalzo sulla sedia di legno. I comodi skinny neri che Jenna mi aveva prestato mi facevano sentire a mio agio.
«Quei soldi non li rubate, vero? C'è qualcun'altro dietro...»
Ethan batte le mani attirando la mia attenzione e interrompendo il filo del mio discorso.
«Okay! Ti va di fare un giro?»
Chiese mascherando la sua agitazione con un sorriso, annuì dandogli corda, ma non prima di aver rivolto un ultimo sguardo a Chase, che rispondendomi con un sorriso, tornò a concentrarsi sulla bottiglia d'acqua ghiacciata.

Le suole dei miei anfibi faticavano a stare al passo veloce del ragazzo, che dopo avermi lanciato addosso una delle sue pesanti felpe, aveva deciso di farmi fare un giro intorno alla casa.
«Adoro l'inverno»
Sospirai portandomi le mani dietro la schiena, la grossa felpa mi arrivava alle ginocchia e faticavo a tenerla su entrambe le spalle, visto l'evidente taglia sbagliata. Il suo profumo era ovunque e il mio corpo non poteva fare a meno di reagire a tutto questo.
«Ti ricorda Shakespeare»
Sorrise lui alzando lo sguardo verso il cielo nuvoloso.
«Me lo dicesti una sera, dopo avermi obbligato a sorbirmi l'importanza di conoscere la letteratura»
Risi notando la felicità nei suoi occhi a quel ricordo ormai solo suo.
«Com'ero io?»
Domandai azzardando una delle domande che da mesi mi tormentava più di tutte. Ethan si fermò in mezzo al giardino, ai piedi di un elegante statua di pietra raffigurante una donna poco vestita sdraiata a terra. Era solo una delle statue che dava vita a quella meraviglia di giardino che possedevano sul retro.
«Logorroica, sempre nervosa, adoravi provocarmi e sembrava che ti divertisse l'idea di complicarmi la vita»
Rise, gli tirai un pugno sul braccio e lui sorrise ancora mostrandomi la sua fossetta, tornò a camminare lungo il viale pieno di siepi perfettamente tenute ai lati del sentiero sterrato.
«Ma eri anche dolce, comprensiva, sempre pronta ad aiutare ed intervenire anche quando non avevi ragione per farlo. Leggevi tantissimo, ricordo che un giorno entrai dalla finestra di casa tua, mi avevi chiamato in lacrime e io ero corso subito pensando ti fosse successo qualcosa, quando cercai di abbracciarti mi prendesti a pugni sul petto gridando che non era giusto che Jeremy fosse stato tanto idiota da mollare Brook. Quando ti chiesi delle spiegazioni mi tirasti un libro contro insultando la razza maschile come se non ci fosse un domani»
Mi portai una mano alla bocca ridendo e alzai le spalle divertita.
«Guarda che non fa così ridere, mi tenesti il muso per una settimana intera»
Mi morsi il labbro ed incrociai le braccia sul petto stringendomi nella sua calda felpa grigio chiaro. Tornai a guardare i sassolini che occupavano il terreno e una morsa mi chiuse lo stomaco facendo svanire il mio sorriso.

Forget about me SOSPESADove le storie prendono vita. Scoprilo ora