Il viaggio non durò più di venti minuti, Chase sbloccò la chiusura automatica delle portiere e io scesi dall'auto confusa toccando il parcheggio dietro il cimitero della città.
«Perché mi trovo qui?»
Chiesi sentendomi invadere dalla paura, la neve aveva ricoperto leggera i giardini del cimitero, lasciando un velo di gelo anche sulle tombe e sulle imponenti statue di Angeli che rendevano incantevole quel luogo tanto tetro e pieno di dolore.
Mi sistemai il cappuccio sulla testa e mi guardai confusa ed incantata intorno.
«Seguimi»
Annuì accettando il braccio dell'uomo e guardandomi indietro notai i ragazzi seguirci in silenzio. I miei tacchi e quelli di Jenna disturbavano il silenzio creando eco sul largo sentiero in marmo bianco, passai lo sguardo ovunque, percorrendo il complicato groviglio dei rami spogli degli alberi e la bellezza di quegli Angeli di pietra che portavano addosso l'espressione più dolce che avessi mai visto. I variopinti fiori finti che ospitavano le tombe innevate ancora riuscivano a colorare il freddo febbraio che aveva invaso la California.
Svoltammo a destra e ancora a sinistra mentre la voce piena di fede di un uomo si faceva sempre più forte alle mie orecchie. Ci fermammo e Chase mi lasciò andare, feci un passo nella neve affondando la scarpa nella terra fredda, un gruppo di persone dall'aria distrutta si confortavano a vicenda in attillati abiti scuri ascoltando in silenzio il prete intonare un canto al signore.
Mi appoggiai all'albero davanti a me un una lacrima mi percorse la guancia spezzandomi il cuore.
«Papà»
Sussurrai strozzandomi con la mia stessa parola, lui era la, in piedi accanto al prete e nel suo smoking elegante fissava assente la tomba con una rosa rossa tra le mani, pensando a chissà cosa lasciandomi perplessa.
«Cosa...»
Non riuscivo a parlare, mi voltai verso Chase, ma i suoi occhi azzurri erano altrove, come quelli di David e Jenna. Tornai a guardare davanti a me, il prete appoggiò una mano sulla spalla di mio padre e lui sussultò risvegliandosi da chissà quale pensiero.
«Perché non dice due parole, a lei farebbero piacere»
Lui esitò spostandosi poi accanto alla lucida tomba in legno ricoperta di gigli bianchi e nastri in oro.
Esitò ancora occupando con un silenzio soffocante parecchi minuti.
Sorrise malinconicamente e per la prima volta lessi sul volto di mio padre il vero dolore.
«Avevo preparato un discorso lungo su mia figlia, avevo cominciato dall'odore dei suoi capelli fino ad arrivare ai libri che lasciava per tutta la casa...
ho dimenticato di togliere quello accanto al frigo»
Ricordò distratto spezzando il filo del suo discorso, mi sentì mancare e lacrime calde cominciarono a bruciarmi la pelle fredde nascoste dal largo cappuccio scuro. E li realizzai, stavo assistendo al mio funerale, alla distruzione emotiva di mio padre e ad una realtà che avevo completamente scordato.
Mi portai una mano sulla bocca e rimasi ad ascoltare tremando.
«Phill...»
Mio padre sembrò risvegliarsi ancora una volta e si passò la lingua sulle labbra.
«L'ultima cosa che le ho detto è stata di andarsene via, perché mi aveva stancato con tutte quelle domande sull'incidente. Lei mi ha chiuso la porta in faccia gridando che mi odiava e che non capiva tutto quel silenzio per uno stupido incidente d'auto...»
Guardava i suoi piedi ricordando attentamente tutto quello che era successo quella sera e io non potei fare a meno di piangere ripensando a quanto avessi esagerato a parlare, ma io lo facevo spesso, a volte non mi ricordavo nemmeno quello che dicevo quando ero arrabbiata.
«Per favore seppellitela, non ce la faccio»
Disse allontanandosi velocemente facendosi strada tra parenti e amici che non avevo mai visto. Feci un passo avanti, ma mi sentì afferrare per un polso e subito dopo mi ritrovai ad affogare nel profumo di Ethan con la testa sul suo petto, si erano voltati tutti sulla tomba di un anziana signora che non conoscevo, guardavano tutti a terra e Ethan mi strinse forte sui fianchi per tenermi ferma.
Mi abbandonai a quell'abbraccio improvvisato, dando per scontato che non mi avrebbe lasciata andare tanto presto. La mia testa era un caos, le persone passavano accanto a noi, ignare che colei che avrebbero pianto ancora si trovava li, viva e calda come un corpo sano e in forma.
Quando anch'io avvertì il silenzio inondarci mi arresi, le braccia forti del ragazzo mi lasciarono e io mi rivolsi a Chase ancora con le lacrime appiccicate alle guance.
«Perché?»
Domandai fredda sentendo il cuore battere velocemente, non ricordavo di aver provato mai tanta rabbia in vita mia, i suoi occhi mi guardavano attenti, come a studiare la mia espressione sconvolta.
Scossi la testa e lanciai un occhiata accanto a me, la mia tomba era ancora sollevata, tra i gigli bianchi ora giaceva un unica rosa rossa, guardai l'ultimo uomo ricorrere il prete lasciando incustodito tutto. Mi avvicinai, quasi attratta da quella cassa di legno, percorsi quasi correndo il resto del viale e mi feci largo tra le sedie di plastica bianche traballanti sul terreno instabile. Mi fermai e la gonna del mio abito sfiorò la corona di rose bianche accanto alla colonnina piena di pupazzi, foto e candele.
Presi quella rosa in mano e mi portai il suo profumo sotto al naso chiudendo gli occhi, una lacrima ancora scivolò lenta e indiscreta la mia guancia.

STAI LEGGENDO
Forget about me SOSPESA
RomansaIl vero problema di Emma, non era trovarsi chiusa in quel baule, o l'assurdo motivo che l'aveva portata a ritrovarsi in quello stretto spazio. No affatto, il suo vero problema era sentirsi al sicuro, sapere che quel ragazzo che l'aveva trascinata c...