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Il giorno della cena, mi sono quasi dovuto truccare con il correttore, ok, veramente l'ha fatto Victoria rincorrendomi per casa, aveva ragione anche se non glie è lo dirò mai, ho due occhiaie spaventose, è passato un mese.
Un mese che non vedo Luce, sono stato sotto casa sua, ma non ho mai ricevuto risposta, penso che abbia bloccato il mio numero perché non squilla quando la chiamo, scende la linea all'istante.
Ho pure preso la scusa di andare da Leo in ufficio, ma lei è sempre chiusa nel suo ufficio, è quando mi annunciano per prassi, dice che è sommersa di lavoro.
Questa cosa è incredibilmente umiliante da ammettere ma una domenica mattina ho pedinato mia cognata, per vedere se si incontravano, ma ha fatto colazione con la sua amica Rebecca, non sopporto quella donna, fa tanto risolini e scenette inutili.
Solo un giorno, l'ho vista, stavo correndo, e lei era lì al parco, leggeva un libro, ho sentito il nostro richiamo invisibile, pure lei, ha percepito qualcosa, poiché i suoi occhi si erano staccati dalle pagine e posati nei miei, come mi ha visto ha raccolto rapita le sue cose e se ne è andata.
In ogni caso con Jessica è finita definitivamente, i suoi tentativi di cercare un nuovo approccio non sono andati verso buoni fini.
Non so come ma Victoria è pure riuscita nel l'intento di farmi scrivere e tenere il discorso del brindisi, questa donna molto stronza con nessuno me a parte governerà il mondo.
Ciò che ho scritto è una canzone, mi sono seriamente impegnato, era da tempo che non suonavo, sono emozionato all'idea che tanta gente ascolti, la mie mani tremano, le infilo nelle tasche per proteggerle.
Mia cognata è molto bella nel suo vestito aderente, mio fratello l'immagine della felicità, l'ho capito subito che aveva trovato la persona giusta per lui.
Victoria diceva che anche Luce sarebbe stata presente, mi guardò intorno per cercarla, ma nulla, non la vedo, magari in ultimo non è voluta venire, le spalle mi si incurvano leggermente per questo pensiero.
Vado verso il bar, amareggiato per l'assenza della ragazza che amo, ordino un brinck abbastanza forte, visto che dovrò fare un discorso toccante e suonare mi servirà un motore di grinta.
"Una tequila per piacere," pronuncia sciolta una vocina esile alla mia sinistra.
Mi volto immediatamente, la mia piccola lei, squadro da capo a piedi il suo corpo, tentò di assorbirne tutta la sua bellezza.
Indossa un abito lungo color blu, con uno spacco vertiginoso, le arriva al inguine, scarpe con il tacco di un colore più scuro, capelli sciolti, quando si volta nella mia direzione e la cascata color cenere si sposta, riesco a notare un paio di orecchini di perla, danno luce al suo sorriso.
Questo purtroppo muore subito quando mi vede, non sono riuscito ad osservare i suoi occhi, ha abbassato il capo troppo velocemente.
"Ciao," le sussurro.
Porto una mano nei capelli, sono Pirla ed imbarazzato, l'ho amata e tradita, l'unica cosa che riesco a dirle appena la vedo è "ciao", uno scusa magari era più appropriato, oppure sono un deficiente che ha commesso un errore incredibilmente stupido.
"Se.. sesei... sei bellissima," glie lo balbetto, mi tremano le labbra.
"Grazie," mi risponde con un filo di voce.
Ok, non è di certo molto, ma già è tanto che mi rivolga la parola, quindi devo essere contento di questo semplice grazie.
Leo ci raggiunge al bar, mette una mano sulla mia spalla ed una su quella di Luce, ti prego fratellone non fare minchiate.
"Luce cara, avresti la cortesia di ballare con mio fratello, mia madre mi uccide se non lo vede sulla pista con una bella ragazza," termina la frase facendogli gli occhi speranzosi in un si.
Dirà di no, ne seno sicuro, non vuole stare vicina ad una persona come me, ci rimarrò malissimo, devo prepararmi ad attutire il colpo con un sorriso falso.
"Va bene, ma solo uno," risponde lei guardando mio fratello.
Ha detto di sì, mi casca la mandibola, Leo mi fa notare la cosa dandomi un colpo sulla schiena, prima che se ne accorga pure lei, mi ricompongo velocemente.
Mio fratello torna dalla sua futura moglie, osservo Luce, le porgo la mano, la prende senza guardarmi, vorrei solo un istante i suoi occhi nei miei.
Si mette di fronte a me, non sono mai stato brillante nel ballo, con lei però, sembra tutto più facile, resto a distanza, non voglio forzarla, non voglio che faccia ciò che non vuole solo per far felice gli altri.
"Ti puoi avvicinare se vuoi, così siamo da liceo," mi dice con voce bassa.
La prendo in parola, il suo esile corpocino ancora vicino al mio torace, sento il suo cuore, non resisto, mi faccio ancor più vicino, abbasso in capo per sentire il profumo dei suoi capelli.
Luce con tutta la sua dolcezza, appoggia con attenzione la testa alla mia spalla, il cuore riprende a battermi, mi sta perdonando, non penso, ma forse, amici, chi prendo in giro, non riuscirei mai ad essergli amico, la voglio troppo.
"Mi manchi," le sussurro.
Non mi risponde, mi stringe solo più a se, non mi guarda, si limita ad abbracciarmi, non stiamo neppure più ballando, ci stiamo solo dondolando sulla pista.
"Mi manchi," le ripeto, questa volta dai miei occhi scappa una lacrima, finisce dritta sulla sua pelle nuda.
Asciugo più veloce che posso gli occhi, non voglio che qualcuno se ne accorga, tutti intorno a me ballano e bevono, nessuno mi guarda, nessuno, tranne la bellissima ragazza che si trova difronte a me, ha occhi solo per me, dritti nei miei.
Le accarezzo con attenzione una guancia, quanto vorrei baciarla, mi faccio più vicino, non si sottrae al mio tocco.
"Grazie," dice il musicista alla fine della canzone.
Questo la fa riprendere, mi sfugge dalle mani, scappa svelta dietro ad un tendone, mi concedo un minuto per riprendermi.
"Corri stronzo," bisbiglia quella fine di mia cognata, le faccio cenno di si con il capo e vado verso il tendone.
Lo sposto piano, la vedo nell'ombra che sta appoggiata ad un tavolo con una mano, l'altra se l'è portata al petto, mi avvicino.
"Luce," sussurrò il suo nome sfiorandole un braccio.
Si volta nella mia direzione, non sta piangendo, è semplicemente molto arrossata in volto.
"Io, mi, voglio dire, vorrei, cioè," devo ricomporre un attimo le idee.
"Scusa," balbetto infine.
"Ok, sei scusato, lasciami sola per favore," lo dice deglutendo, non lo pensa veramente quello che ha detto, vuole solo liberarsi di me.
"Mi manchi," lo dico quasi sull'orlo delle lacrime.
Fa un passo di lato per andarsene, no, non posso ancora, la fermo prendendola per il polso.
"Luce rimani ti prego, dammi un attimo," sono in panico, non voglio perderla.
Sottrae la mano dalla mia presa, trotta verso la fa festa, dio, come faccio per farmi ascoltare, per avere ancora un attimo con lei.
Sto piangendo, non l'avevo mai fatto per nessuna, ma lei è tutto per me.
"Ti amo," glie lo sto urlando praticamente.
Lei si volta quasi incazzata, mi fissa con durezza negli occhi, trasalisce per un attimo, un singhiozzo scappa dalle mie labbra, cazzo, sono pietoso, non mi importa, voglio lei, pure a costo di distruggere me stesso.
"Ti amo come non ho mai amato prima nessun altra, un tuo solo sguardo, mi fa sentire quel filo invisibile ed indistruttibile che ci lega, è quando mi tocchi, dio, Luce quando tu mi tocchi, sento tutta quella passione sfrenata che non ho mai sentito prima, ti amo tanto che mi sembra una pazzia pensare a me senza te," tentò di riprendere fiato, sto singhiozzando, le ho detto quello che porto dentro.
Mi sta guardando esterrefatta, ora piange pure lei, Luce, vorrei abbracciarla stretta e dirle che andrà tutto bene che non sarò più uno stronzo, ma l'ho fatta grossa e so di non meritarla.
"Ti amo," le ripeto, sono le mie ultime parole, la mia battuta d'arresto.
Sta a lei, ha tutti i diritti, di mandarmi a quel paese, di prendermi a schiaffi, sono un idiota, ma un idiota che in ogni caso la ama.
"Fanculo," dice tra le lacrime, raccoglie il vestito con una mano e si lancia verso di me.
Ho il fiato sospeso, oddio io...
Posa le sue labbra sulle mie, le sue braccia attorno al mio collo, dio, la mia Luce, la abbraccio e rispondo al suo bacio, la tengo stretta a me, non la lascerò più, non voglio più perderla.
La passione ci travolge irrimediabilmente, infila le sue esili dita tra i miei capelli e tira dolcemente più verso di se, la sollevo prendendola per i glutei con facilità, è così sexy, così passionale, non le resisto.
Stringe le gambe attorno ai miei fianchi, la appoggio al tavolo, continuo a baciarla, siamo schiacciati l'uno contro l'altra, due calamite formato umano che si attraggono con una forza incomprensibile.
"Dylan, o cazzo, scusate," mio fratello è alle mie spalle e si mette una mano davanti agli occhi, merda, ha interrotto il nostro momento.
Luce appoggia il volto al mio petto tentando di nascondersi imbarazzata.
"Dylan, emh beh ecco, se potreste rimandare, perché, è il momento dei brindisi, e voi due," ci indica, con una faccia tutta paonazza.
"Dovreste fare un discorso," termina restando sulla soglia della tenda e facendo finta di niente.
Mi stacco controvoglia da Luce, espiriamo entrambi, ci guardiamo negli occhi, le porgo la mano e l'aiuto a scendere dal tavolo, si liscia il vestito che è leggermente stropicciato.
"Magari, vi do un attimo per ricomporvi," dice Leo prima di sparire e tornare alla festa.
Ho il cuore che mi martella nel petto.
"Hai, la cravatta tutta storta," dice Luce con un filo di voce avvicinandosi a me, abbasso il viso verso di lei, voglio vedere i suoi occhi.
"Ora," non le lascio finire la domanda, so già cosa mi vuole chiedere, questa volta non sbaglierò la risposta.
"Ora e per il resto dei miei giorni ci sei tu è solo tu, sei la persona più preziosa ed importante che ho, non farò nuovamente lo stronzo, perdenti è orribile, ti voglio rendere felice, ti amo e ti voglio amare."
Concludo prendendole delicatamente il viso tra le mani, lei alza lo sguardo, ha ancora gli occhi lucidi.
"Stavo per dire che ora la cravatta è perfetta," mi sorride, appoggiando delicatamente la fronte alla mia.
Faccio una faccia da oh, sono tragicamente paonazzo, arriva pure mia cognata a chiamarci, quindi è veramente il caso di uscir

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