Colore

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Dylan.

Suonano alla porta, sono decisamente distrutto, vorrei solo dormire un po', mi alzo controvoglia dal mio letto, tanto so che mio fratello è troppo impegnato per infilarsi le mutande e venire ad aprire, che cazzo, tocca a me.
Non mi prendo il disturbo di mettermi la canottiera, mi avvio alla porta in pantaloncini, non fa caldo fuori, ma dentro casa teniamo il riscaldamento all'equatore, che spreco.
"Arrivo," urlo al secondo trillo del campanello.
Apro il portone con la faccia di uno che ne ha tutta la voglia di farlo, chiaramente sono ironico, scocciatissimo, spalanco, rimango folgorato, quasi cado all'indietro.
Non è possibile, lei, quella lei che ho cercato ovunque, una piccola ragazza che ha lasciato sulla mia pelle un magnete, non è possibile, riecco quella sensazione, non posso sbagliarmi, è lei, lo sento.
Capelli lunghi e biondi, imbacuccata per proteggersi dal freddo, piccola come solo lei può essere, nel suo modo, solamente suo, non è bassa, ma è tutta minuta, le braccia, le gambe, pure il volto tanto fine.
Alza lenta gli occhi, no, espiro sonoramente, molte volte mi sono sbagliato, ma non ho mai provato prima questa sensazione.
Un paio di occhi castani si posano su di me, non è lei, ricordo perfettamente i suoi occhioni chiari che mi fissavano, mi hanno fatto battere il cuore non potrei mai dimenticarli.
"Ciao, sono Luce, ho un appuntamento con Viky, mi aveva lasciato direttive sul venire qui."
Si mette imbarazzata una ciocca dietro l'orecchio, in ogni caso è molto carina, sarebbe un peccato lasciarla qua fuori a congelarsi.
"Si, entra pure," dico lasciandola passare.
Emette un timidissimo "permesso", come può essere uguale a lei questa ragazza, darmi le stesse sensazioni, ed allo stesso tempo non essere lei.
Magari potrei chiederle se ha una sorella gemella con gli occhi chiari, certo, come no, è una grandissima stronzata, non posso chiederle una cosa simile così dal niente, mi prenderebbe per deficente.
"La tua amica è impegnata al momento, quindi ti dovrai accontentare della mia compagnia per una buona mezz'ora," faccio un sorrisetto da stronzo.
I suoi occhi si posano sul mio torace scoperto, arrossisce ed abbassa lo sguardo, fa un piccolo cenno con la testa, direi che gli vado bene.
"Quindi, sei amica di mia cognata," dico ridendo, mio fratello è cotto di quella ragazza, posso definirla così, finirà per esserlo in ogni modo se lo conosco bene.
Fa ancora un cenno, ma che cazzo, questa non parla mai, mi siedo pure io sul divano, accendo il televisore, almeno avrò compagnia rumorosa.
"Puoi parlare, non mangio nessuno," ho il fare da classico stronzo, non mi importa, sono e sarò così con tutte tranne con quella lei che prima o poi troverò.
"Scusa, sono in imbarazzo," dice teneramente.
Cucciola lei, le faccio effetto, sorrisetto da bastardo, non ci provare, sono prenotato, non mi affezionerò a te.
Penso volgarmente, si accomoda pure lei, in modo elegante, non come me, quella sensazione si fa più forte, non è possibile, cerco di ricompormi leggermente.
"Che strano, ho la sensazione di averti già vista," dico come se niente fosse, magari ottengo qualche informazione.
Alza di scatto il volto, cosa, ci vedo male, sono diventato daltonico, peggio ho le visioni, un minuto prima lei, aveva...
"Ti ricordi di me," dice con un sorriso bellissimo, è lei, voglio dire, è quella lei.
"Luce arrivo, allettami in cucina," sento gridare dal corridoio.
No, non adesso, l'ho appena trovata, non è possibile.
Luce scatta in piedi e si avvia verso la direzione cui la indirizza quella voce della sua amica, devo fermarla, devo, parlarle, starle vicino, cazzo e lei.
Salto dal divano prima che faccia un passo in più la fermo prendendola dolcemente per un polso.
Si volta, i suoi capelli si spostano in modo tanto sexy, ed i suoi occhi grandi e chiari, mi scrutano, fino a posarsi nei miei.
"I tuoi occhi, prima, poco prima, erano, diversi," fatico a parlare, ora è lei che dovrebbe rimproverarmi per il mio mutismo.
"Cambiano colore quando piove," dice sottraendo la sua esile mano dalla mia presa.
Si dirige svelta dalla sua amica, resto solo in corridoio, scioccato con la mano che pulsa, il contatto con lei, lascia un segno inconfondibile.

Torno in soggiorno dopo essermi infilato una canottiera, che figura pietosa che ho fatto con lei, da classico stronzo, mi applaudo mentalmente ed ironicamente.
Non ho dormito per niente, ma ora non mi importa più, l'unica cosa di cui ho bisogno è rivedere i suoi occhi, il suo volto, sentire il suono inconfondibile della sua voce.
Un altra cosa ora so di lei che mi resterà per sempre impresso, il suo nome.
Mentre aspetto torno con la mente a quel giorno, alle sensazioni che provavo.
Ero in quel paesino, mi sono sentito osservato da occhi insistenti, ma non capivo, poi, lei cantando si è posizionata sotto al palco, ed eccola, finalmente incontrai quegli occhi, rimasi folgorato, quando si spostava dovevo sforzarmi per tenere il ritmo, mi distraeva, dovevo pensare ad altro.
Una volta finito il concerto, speravo con tutto me stesso che venisse da me, la cercavo.
"Posso rubarti per una foto," aveva chiesto gentilmente, mi persi in quell'attimo.
La seguii con gli occhi staccarsi da me ed andare verso le sue amiche, non capivo più nulla, ho risposto di sì a domande che non ricordo è probabilmente non ho neppure sentito.
La osservavo, lei si sentiva osservata, voltava continuamente lo sguardo nella mia direzione, sentiva i miei occhi come io sentivo i suoi.
Poi più nulla, se ne andò lasciandomi così appeso tra realtà ed un mondo fantastico, solo mio, una piccola bolla.
"Grazie ancora Leo, alla prossima," mi risveglio dal mio sogno ad occhi aperti.
Corro alla porta, non posso lasciarla sfuggire nuovamente.
"583," lo dico come se nulla fosse, forse lo urlo.
Sto passando sempre più per pazzo, ma si ho contato i giorni in cui sono restato separato da lei.
"Luce lui è mio fratello, certe volte da i numeri," interviene Leo cercando di ironizzare.
Cavoli sono serio!
"584, veramente." Risponde guardandomi fisso, si ricorda, cazzo si ricorda, vorrei correre da lei prenderla tra le braccia e baciarla, sarebbe troppo strano, forse inappropriato.
Mentre penso lei esce, no, ho perso la mia occasione forse, però ha detto alla prossima, il che significa che la rivedrò, almeno spero.
"Si ricorda," dico guardando mio fratello con un sorriso da cretino in faccia.
Mi fissa perplesso, devo ricompormi, emetto un colpetto di tosse.
"Cosa?" Chiede Leo, rispondo con un vago gesto della mano, vado a prepararmi, la devo trovare, le devo parlare.

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