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Erano passati diversi mesi dalla morte di Sherlock.
John aveva passato giorni a pregare che quello fosse solo un brutto sogno, ma alla fine si era arreso.
Ed aveva conosciuto Mary con il quale decise di sposarsi.
Andò dalla Signora Hudson per darle la notizia: «Ho incontrato qualcuno»
«Oh! Che bello» disse lei sorridendo felice.
«Già. Ci sposiamo. Beh, glielo chiederò» ammise lui tranquillamente sorseggiando il suo thè.
La donna perplessa gli domandò: «Così presto dopo Sherlock?»
«Beh sì» ammise lui nuovamente.
«Come si chiama lui?» chiese ancora lei perplessa.
Il medico si rabbuiò un attimo e borbottò: «E' una donna»
«Una donna?» domandò lei curiosa.
«Sì, certo una donna» ribadì senza giri di parole.
La donna posò la tazza del thè: «Allora hai davvero voltato pagina, eh?»
«Sherlock non era il mio fidanzato!» urlò lui con rabbia per cancellare il dolore che sentiva nel parlare del detective.
«Vivi e lascia vivere, è il mio motto» disse lei scrollando le spalle.
Il detective, però, era dietro la porta con la mano tesa sulla maniglia, ma non entrò salì le scale ed andò fino all'appartamento dove si mise a suonare il suo violino.
I due al piano inferiore sentirono quel suono e si diressero al piano di sopra spalancando la porta.
Sherlock era in piedi in mezzo alla stanza, con la testa fasciata, le dita strette in bianche bende e fissava con occhi vitrei un punto indefinito della parete davanti a lui.
«Oh mio dio, Sherlock!» esclamò la donna.
L'uomo portò lo sguardo su di loro: «Mio fratello non vi ha avvisato...»
C'era qualcosa di diverso in lui e tutti e due se n'erano accorti per questo John gli chiese: «Perchè non mi hai chiamato?»
«Microft ha organizzato tutto. Non potevo chiamare...» disse mostrado loro le dita ancora fasciate per poi aggiungere: «Me le hanno spezzate durante la missione sotto copertura»
John s'avvicinò di qualche passo e gli tese la mano, Sherlock s'accomodò sulla poltrona mostrandogli la mano.
Il medico osservò e tastò leggermente le ossa, ma notò subito la sofferenza nel volto del detective per questo smise di toccarle: «Andrà meglio, stanno guarendo bene solo non esagerare con i movimenti»
Sherlock annuì a quelle parole, ma poi disse: «Vorrei restare da solo» anche se perplessi i due lo lasciarono solo.
Il detective seduto su quella sedia si alzò la manica della camicia e con una siringa si iniettò del liquido perlaceo in vena.
In quello stesso momento un messaggio arrivò al cellulare di John:
"Non lasciare solo Sherlock. Si inietterà della droga in vena"
John sbiancò e corse al piano di sopra entrando nella stanza trovandolo con la siringa ancora nel braccio.
Gli tolse quell'oggetto dal braccio e gli diede qualche schiaffetto: «Sherlock! Guardami! Non lasciarmi di nuovo!» l'uomo portò lo sguardo su di lui ed aggiunse: «Sposami, Sherlock! Sposami!»
La signora Hudson preoccupata era salita a vedere cosa stesse succedendo e vedendo Sherlock in quello stato ne rimase colpita perchè non si era mai mostrato debole come in quel momento.
«Non è me... che vuoi...» disse ritrovando un attimo la lucidità.
«Ho sempre voluto te o non sarei qui a chiederti di sposarmi» ribadì lui.
Sherlock sospirò e rispose: «Ti sposerò, ma tagliati quei baffi non ti donano»
John rise leggermente sollevato da tutta quelle parole.
Sherlock sembrava stare meglio e pensò: Credevo di poter andare avanti, ma lo amo ancora quest'uomo. Posso andare avanti solo restando al suo fianco...