Capitolo due: Che sia gelosia?

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Entrai in camera mia e buttai lo zaino per terra, la stessa fine toccò anche alla giacca e alle scarpe che sfilai senza neanche slacciarle.
Mi fiondai sul letto come si fa con un sacco di patate, ero stanco, erano giorni che tentavo di parlare con Mr. Simpatia, ma non ci ero ancora riuscito, ogni volta venivo interrotto, sbuffai annoiato, presi il mio telefono e iniziai ad ascoltare la musica ad alto volume.
Il giorno dopo avrei parlato con Levi.

Mi precipitai in classe, ero in ritardo, quella mattina per qualche ragione, a me oscura, la sveglia non aveva suonato.
Imprecai a bassa voce e poi entrai in classe, non mi aspettavo però di trovare tutti in piedi radunati in cerchio verso la fine della classe.
Dopo aver appoggiato lo zaino sul banco mi avvicinai, la prof di chimica non era ancora entrata.
Sentivo tutti urlare qualcosa che non riuscivo a capire a causa del troppo rumore.
Mi avvicinai alla fonte di tale caos e restai spiazzato, Mikasa stava per tirare un pugno a Levi. Cazzo.
Iniziai a spintonare gli altri ragazzi e mi feci largo, presi Mikasa per le spalle e la allontanai dal corvino che, a differenza del solito aveva abbandonato il suo atteggiamento impassibile, in quel momento faceva abbastanza paura: gli occhi erano ridotti a due fessure, le labbra ridotte ad una linea sottile e i pugni stretti, aveva qualche graffio sul volto, fortunatamente Mikasa sembrava essersi contenuta.
<Smettetela subito!> urlai allontanai Mikasa da Levi e poi andai ad aiutare il corvino <Ti serve una mano?> lui mi guardò abbastanza sorpreso, poi però allontanò la mia mano con segno <Non ho bisogno del tuo aiuto moccioso> lo guardi per qualche secondo in silenzio, <Fai come vuoi, ma perché stavate litigando?> il ragazzo guardò male Mikasa <Perché quella deficiente mi ha sporcato, volontariamente, la maglia con il suo schifoso caffè> guardai la sua maglietta, effettivamente era sporca di caffè, mi girai verso Mikasa <È vero che lo hai fatto di proposito?> chiesi scocciato da quei comportamenti così infantili, lei scosse la testa, <È stato lui a venirmi addosso!> sbuffò incrociando le braccia, <Mi sembrate due bambini dell'asilo! Non fate altro che litigare> questa volta fui io ad alzare la voce, <E voi perché non siete intervenuti invece di restare a guardare? Si potevano fare male!> dissi rivolto ai miei compagni che abbassarono la testa colpevoli.
Sbuffando andai a prendere la mia sacca di ginnastica, presi la maglietta di ricambio che avevo portato per me e la porsi a Levi <Tieni, se vuoi puoi metterla al posto di questa sporca> lui mi guardò veramente sorpreso <Perché mi dai la tua maglia? Tu come farai dopo?> scrollai le spalle <Non fa niente, adesso serve più a te> detto questo poggiai la maglietta sul suo banco e mi girai <Cosa ti fa pensare che io voglia la tua maglia?> mi girai nuovamente <Nulla, sei libero di non metterla, a perderci sei solo tu> e detto questo mi andai a sedere al mio posto.

Uscii dalla classe, finalmente potevo andare a casa! Camminai per i corridoi con Armin vicino, mi stava raccontando di quanto fosse bello il libro che stava leggendo, io lo ascoltavo se pur in modo superficiale.
<Moccioso> mi sentii chiamare da dietro, mi girai <Eren, io vado tu fai con calma> Armin mi fece l'occhiolino e se ne andò, lo avrei ammazzato prima o poi.
<Senti ti devo ridare la maglia> mossi la mano come per scacciare una mosca <Fai con calma, puoi ridarmela quando vuoi> io ragazzo annuì <Senti ti volevo chiedere scusa> dissi con il volto in fiamme per l'imbarazzo, il corvino fece una faccia interrogativa <Il primo giorno di scuola ti ho risposto male, e mi dispiace> mi passai una mano dietro la nuca imbarazzato <Ah, figurati, non faccio attenzione a quello che dice un moccioso, e poi tu volevi difendere la tua ragazza> quasi mi strozzai con la mia stessa saliva <Cosa? Io e Mikasa non siamo fidanzati, siamo solo amici> dissi tentando di non far vedere la mia agitazione. Che poi, perché ero agitato?
<Mi sembrava il contrario> disse semplicemente il corvino, detto questo mi superò e se ne andò, le sue labbra erano piegate in un quasi impercettibile sorriso, ma io non lo potevo sapere.

<Quindi secondo lui, tu e Mikasa siete fidanzati?>
<Si, però questo che importa?>
<Niente, figurati. Comunque potevi usare la scusa della maglia per farci amicizia.>
<E come?>
<Che ne so, potevi dirgli di riportarti la maglia a casa o che saresti andato tu a casa sua.>
<Ma scherzi? Sembra che io lo voglia stuprare, non se ne parla.>
<Uffa, non sei per niente collaborativo!>
<Lo sai che non sono bravo in queste cose!>
<Non è vero! Sei sempre stato bravo a farti nuovi amici!>
<Ma in quei casi mi veniva naturale e improvvisavo, invece adesso devo stare attento a cosa dico perché ho a che fare con un tizio "inavvicinabile" e irascibile, faccio prima a farmi amico un piccione.>
<Quindi getti subito la spugna? Mi deludi.>
<Non ho detto che mi arrendo, ho solo detto che sarà difficile!>
<Io conto su di te! Ora però devo andare, mi sta chiamando mio nonno.>
<Okay, ciao.>
<Ciao!>
Chiusi la telefonata, proprio non riuscivo a capire perché Armin insistesse tanto nel farmi fare amicizia con Levi.
Fatto sta che anche io non potevo dirmi indifferente, volevo conoscere quel ragazzo è diventare suo amico, il perché mi era ancora oscuro, ma evitai di pormi domande in merito, non mi interessava il perché, mi interessava solo Levi.

Scesi al piano inferiore, entrai in cucina, avevo fame.
Trovai mio padre intento nel preparare qualcosa dalla dubbia identità, che ricollegai al pollo che avevo visto quella mattina in frigo, sperai che lui non si fosse accorto della mia presenza e tentai di sgattaiolare nuovamente in camera, ma non fui tanto fortunato.
<Eren secondo te a che temperatura devo impostare il forno?> feci spallucce <Non ne ho la più pallida idea, comunque credo che per 'sta sera sia meglio mangiare la pizza> mio padre guardò il "pollo" e poi me, <Sai, una volta Simón Bolivar disse: "L'arte di vincere si impara dalle sconfitte" beh, credo proprio che  oggi io abbia perso e il pollo abbia vinto> sospirò amaramente, <Però ci rifaremo con la pizza! Ti va di andarla a prendere?>

Entrai nella pizzeria, pur essendo giovedì era abbastanza affollata, sbadigliai ero abbastanza stanco.
Mi avvicinai al bancone e ordinai due pizze, entrambe margherite, quella pizzeria era dei genitori Marco, e la pizza era buonissima!
<Tsk, che lerciume> sentii una voce familiare, mi girai in direzione di essa e vidi Levi passare un dito sul bancone per poi fare una faccia schifata, <C'è farina dappertutto>
Io risi, <Credo che sia normale, siamo in una pizzeria> lui sobbalzò, poi si girò verso di me <Tu che ci fai qui?> chiese il corvino <Quello che, credo, sia venuto a fare anche tu, con la sola differenza che io sono venuto anche ad ammirare le tende> il ragazzo sbuffò <Tsk, come sempre sei molto divertente, moccioso> io sorrisi.
<Le due pizze arrivano subito, sono quasi pronte> mi sorrise il pizzaiolo <Sei già venuto qui?> chiese il ragazzo <Si, questo locale è dei genitori di un mio amico> il biondino annuì, <Comunque io sono Lucio> gli strinsi la mano <Io sono Eren piacere> gli sorrisi.
Iniziammo a parlare <Qualche giorno dovremmo uscire insieme> disse pimpante Lucio, non feci in tempo a rispondere che qualcuno mi precedette, <Entro quel giorno, ovvero mai, potrei ordinare la mia pizza?> Lucio trasalì <Oh, scusami pensavo avessi già fatto> detto questo Lucio prese l'ordine e sparì in cucina.
<Potevi essere un po' più gentile> rimproverai Levi, <Potevi pure scopertelo qua davanti tanto eravate molto affiatati.>
Dopo aver preso le pizze uscii fuori dal locale, pioveva.
Imprecai sotto voce, ma com'era possibile?Quella mattina faceva caldissimo, maledetto tempo variabile!
Aspettai che smettesse di piovere, ma quei maledetti nuvoloni non ne volevano proprio sapere, poco dopo vidi Levi uscire dalla pizzeria.
<Maledetto tempo! Sapevo che dovevo prendere la macchina!> mi avvicinai al corvino, <Siamo nella medesima condizione> mormorai <Tsk, perché sei sempre in mezzo a rompere le palle?> io sbuffai <Mi scusi sua maestà se la importuno!>
<Ti detesto moccioso> io risi <Non credo proprio, secondo me ti sto simpatico> il corvino alzò un sopracciglio <Simpatico? Tu? Bella battuta, peccato che non faccia ridere> io roteai gli occhi <Sono sicurissimo di starti simpatico, anche se di poco, ma sono ancora più sicuro del fatto che tra non molto diventeremo amici!> esclamai felice.
Il corvino scosse la testa <Non sono e non sarò mai tuo amico> io sbuffai <Quando finirai di fare il duro? Comunque io credo proprio che diventeremo grandi amici> nel frattempo aveva smesso di piovere, <Aspetta e spera, moccioso> detto questo il corvino girò i tacchi e se ne andò.

To be continued...

Tana della scrittrice:
Ohayoo!
Non ho nulla da dire, sad story, comunque voi non potete capire la fatica che faccio per trovare immagini da mettere a inizio capitolo che siano inerenti ad esso. Spero che il capitolo vi sia piaciuto, ho aggiornato anche prima del previsto.
-Beatrice/ビアトリス

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