Capitolo diciassette: Addio.

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Potreste leggere le note a fine capitolo? Ve ne sarei grata.

"Le persone non muoiono immediatamente, ma rimangono immerse in una sorta di aura di vita che non ha alcuna relazione con la vera immortalità, ma attraverso le quali continuano ad occupare i nostri pensieri nello stesso modo di quando erano vivi."
-Marcel Proust

Nella vita si perdono tante cose, le chiavi, i treni, le persone, anche la vita stessa.
Si perdono cose da poco, si perdono cose importanti, si perdono cose che non si sapeva di avere o cose a cui si dava troppa importanza. Si perde qualcosa e le si dice addio.
La stessa cosa vale per le persone, si perdono e a volte si ritrovano, ma alcuni addii sono definitivi.
Come tutti, nella vita ho perso tante cose;
ho perso le chiavi, ho perso diversi treni, ho perso le cuffie e le penne, erano tutte cose da poco. Poi ho perso mia madre, e ho perso anche un pezzo di me.
Le lacrime solcano l'anima e non solo le guance, l'aria non arriva ai polmoni, il fuoco che ti brucia il petto diventa sempre più grande, e l'urlo che reprimi spinge sempre di più per uscire. Davanti alla morte di una persona importante, muori un po' anche tu.
Non si muore una volta sola, si muore sempre un pezzettino alla volta, e come diceva D'Annunzio "il privilegio dei morti: non moriranno più".
Mia madre non morirà più, lo stesso vale per Marco.
Ci sono persone che si spengono dopo una lunga vita, altri se ne vanno dopo poco.
Non tutte le fiamme sono uguali, alcune ardono più di altre, come paragonare un fiammifero a una candela, si spegneranno entrambi prima o poi, ma una rischiarerà le tenebre e l'altro non riuscirà mai a farlo veramente.
Marco non ci è riuscito, il suo fuoco ardeva con intensità, ma non è bastato.
Aveva solo diciassette anni, si era affacciato da poco alla vita, ma per qualche strano scherzo del destino la sua giovane età non gli ha garantito un posto in questo mondo, il tristo mietitore non si è impietosito guardano i suoi occhi dolci e buoni, e lo ha portato via da noi. Abbiamo perso Marco, per sempre.
Io ho perso un amico, i suoi genitori un figlio, Jean un fidanzato, non importa che ruolo abbia avuto nella nostra vita, oramai è solo un ricordo.
Ricorderò sempre i pomeriggi passati a giocare con lui, quando mi faceva vincere volontariamente e io facevo finta di non saperlo, i suoi tentativi di farmi stare simpatico Jean, e tutte le mie squallide battute a cui lui rideva anche se non facevano ridere.
I suoi genitori ricorderanno il suo primo vagito, la sua prima parola, il suo primo giorno di scuola, i suoi compleanni e tutte le premure che aveva nei loro confronti e viceversa.
Jean ricorderà il loro primo bacio, anzi, ricorderà tutti i loro baci, le volte in cui facevano l'amore, la paura di essere sbagliati, e il desiderio di non lasciarsi mai.
Ricorderemo quello che Marco è stato per noi, chi Marco è stato per noi, e quello che rappresenterà sempre: un amico, un figlio, un fidanzato. Ma Marco è stato molte altre cose, così tante da non poterle elencare tutte, i ricordi che ci legano a lui sono talmente tanti da non poterli neanche tenere tutti a mente, proprio per questo staranno sempre nel nostro cuore, da lì mai nessuno potrà porceli via, lui continuerà a vivere nei nostri ricordi e noi guarderemo il mondo attraverso anche i suoi occhi, perché le persone e non sono passeggere, le persone restano anche quando non ci sono e influenzano il nostro modo di vedere il mondo.
Nessun ragazzo merita di morire così giovane, ma Marco lo meritava ancor meno, proprio per questo a dirgli addio, c'erano tutti.
Alla fine si era spento per davvero, ancora faticavo a crederlo, ma è stato meglio così, vedere un amico soffrire in quel modo è stato terribile per tutti.
Quando si perde qualcosa di importante automaticamente tutto il resto perde di importanza, mentre Marco si spegneva non ho pensato alle chiavi perso non so quante volte, non ho pensato alle occasioni che ho perso e agli attimi fuggiti sotto al mio naso, ho pensato solo a lui, mentre il suo ricordo danzava nella stanza sfiorando tutti e invitandoci a ballare, ma in quel momento nessuno accolse la sua richiesta.
Piangevo tenendo stratta la maglietta di Levi, forse per estraniarmi dal resto del mondo, forse per restare aggrappato al mondo, so solo che quando il medico curante di Marco uscì dalla stanza capii che era davvero finita.
"Mi dispiace, non siamo riusciti a salvarlo".
Chi fino a quel momento chi aveva tentato di non piangere aveva ceduto, chi già piangeva continuò a farlo, e i genitori di Marco diventarono bianchi e sembrò che la morte volesse prendere anche loro. Jean? Lui reagì meglio di tutti, il tempo passato con Levi nei tre giorni dopo la nostra decisione lo aveva aiutato.
Si asciugò le lacrime, e annuì come se davanti a lui ci fosse il suo fidanzato, poi guardò il soffitto sussurrando parole che non riuscii a sentire.
Pochi minuti dopo si alzò, guardò un'ultima volta il corpo senza vita del suo fidanzato e gli prese la mano per poi baciargli la fronte, disse addio e con le mani in tasca uscì dalla stanza, ci superò e si diresse verso la porta sotto lo sguardo attento di tutti, <Marco non è più lì da molto tempo, è inutile stare qui a piangere, lui non avrebbe voluto questo, odiava stare al centro dell'attenzione...
Se volete farlo felice dovrete esserlo voi, amava vedere le persone felici> detto questo uscì, lasciando tutti a bocca aperta.
Pian piano tutti iniziarono ad andarsene e nell'orribile corridoio restammo solo io e Levi, visto che i genitori di Marco stavano parlando con il suo medico, mi alzai per vedere un'ultima volta il volto del mio amico, ma mi sentii trattenere il braccio, <Ricordalo sorridente, non così> mi consigliò il corvino, gli accarezzai il viso, era preoccupato per me.
<Voglio vederlo per l'ultima volta, quello è pur sempre il mio caro Marco, un ragazzo che ricorderò gentile, buono e sorridente, voglio vederlo perché ne ho bisogno, sarà l'unico modo che ho per assimilare la sua morte.
Levi annuì, <Vengo con te> disse per poi stringermi i fianchi con un braccio.
Non sembrava il ragazzo che conoscevo, Levi aveva ragione, ma nel guardarlo misi il mio animo in pace, era volato via.
Il corvino mi prese la mano mentre uscivamo anche noi da quel posto, i ricordi affollavano la mia mente, non capivo se mi facessero stare meglio o peggio.
Sembrerò pazzo, ma prima di uscire mi sembrò di sentire la voce di Marco dirmi addio, sicuramente non era reale, non guardai indietro, strinsi di più la mano di Levi e continuai a guardare avanti, anche senza Marco saremmo stati felici, lui avrebbe voluto questo, e guadando il mondo per lui avremmo potuto continuare ad averlo vicino.
La vita è quell'attimo fuggente che tante volte non sono riuscito a cogliere, la vita è una chiave che perdi facilmente e un treno che passa una sola volta, la vita non è giusta e a volte nemmeno bella, la vita non è neanche una scelta, ma è la vita.
Non puoi ribellarti, non puoi scappare, puoi solo vivere, vivere per te stesso, per le persone che ami o che non ci sono più.
Un giorno anche io farò i conti con il tristo mietitore, ma voglio credere che quel giorno non arriverà mai, perché prima di morire, voglio imparare a vivere.
La vita è anche una maestra, una maestra severa, non spiega la lezione, la applica e solo allora la spiega, e tu capirai solo dopo aver vissuto, dopo essere caduto e aver sbagliato.
Ho perso il conto di tutti gli errori che ho fatto nella mia vita, di tutte le volte che sono caduto, di tutte le volte che ho detto "se solo avessi fatto così...", e tutte le cose che ho perso; ma sbaglierò ancora, cadrò ancora così come rimpiangerò le scelte sbagliate, e perderò cose importanti o da poco, ma sono felice perché questo mi ricorderà che sono vivo.
Non si vive per essere perfetti, il semplice fatto di non sapere perché siamo qui su questa terra ci rende imperfetti, si vive per la vita stessa.
Alla fine della mia grande avventura, non potrò più guardare avanti, guarderò indietro, facendo scorrere le lancette della mia vita al contrario e osservando la mia esistenza dalla fine verso l'inizio, solo allora capirò perché sono vivo, e poi potrò finalmente calare il sipario e dire addio.

To be continued...

Tana della scrittrice:
*sottofondo musicale*
Hello it's me...
Per una volta voglio essere seria, ho due cose importanti da dire:
1) Spero che questo capitolo vi piaccia perché per me è importante, ogni volta che scrivo qualcosa di serio o meno mi ispiro sempre alla realtà e questo capitolo non fa eccezione, per questo spero vivamente che non sia noioso perché ci ho messo un pezzettino di me.
2) Volevo ringraziarvi per il successo che questa ff sta ottenendo, è arrivata a più di settecento visualizzazioni e per me è tantissimo, so che in confronto ai numeri che le altre storie ottengono queste possono sembrare poche, ma per me valgono tanto.
Sento di non meritare tutto questo, perché ci sono persone che scrivono molto meglio o le cui storie sono molto più originali, ma in vostri commenti, le vostre stelline mi rendono sempre molto felice, e mi fanno credere in quello che faccio e che amo fare, mi sento di ringraziare anche tutti coloro che leggono e basta, perché il loro "supporto" è molto prezioso per me.
Ho finito di rompervi le scatole, al prossimo capitolo!
-Beatrice.

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