Capitolo dodici: Confessione.

401 19 23
                                        

Il mio telefono squillava ma io non volevo rispondere, quasi non lo sentivo più.
Non sapevo quanto tempo fosse passato da quel giorno, ma sapevo che ero in stato vegetativo da quasi una settimana, bello schifo.
Mio padre era convito che la mia fosse depressione derivata dalla fine della relazione con la mia ipotetica ragazza, peccato che Levi fosse un uomo e che non stavamo neanche insieme.
Ripetevo come una litania che lui era uno stronzo e io uno stupido credulone, oramai avevo la testa piena di inutili pensieri.
Chissà chi mi stesse chiamando? Sicuramente Mikasa o Armin, mi dispiaceva non rispondere, ma non ce la facevo, non avevo forza.
Avevo saltato talmente tanti pasti da aver perso il conto, avevo mangiato qualcosa in quei giorni? Spero di sì.
Che ne era stato dell'Eren forte e determinato? Quello che non piangeva mai? Non lo so, è vero che l'amore cambia le persone, a volte in meglio, e a volte, come nel mio caso, in peggio.
L'amore a volte fa male, ma mai quanto l'amore non ricambiato, perché se si ama una persona non la si tradisce, mai.
Lui, però non mi aveva mai detto di amarmi, sono stato io a pensarlo, evidentemente mi sbagliavo di grosso.
Sentii bussare, ma non mi degnai di rispondere sapevo che dall'altra parte della porta c'era mio padre, come lui sapeva che io non avrei proferito parola.
<Eren io vado a lavoro, ci vediamo sta sera a cena!> urlò l'uomo, come da programma io non risposi, e comunque non avrei mangiato quella sera.

Mi alzai dal letto, avevo sete, mi guardai allo specchio, ero abbastanza magro le guance erano scavate e i miei occhi contornati da profonde occhiaie, occhi stanchi di versare lacrime inutili.
Aprii la porta e scesi al piano inferiore, la cucina era abbastanza in disordine, evidentemente mio padre non aveva avuto il tempo di lavare i piatti.
Presi un bicchiere e ci versai un po' d'acqua, la bottiglia era poggiata sul tavolo e quindi era abbastanza calda, poco mi importava.
Decisi di mettere un po' a posto, il che significava semplicemente mettere i piatti nella lavastoviglie, e buttare la spazzatura.
Presi il sacchetto contenente i nostri rifiuti e lo trascinai fuori, era forse più pesante del solito? Non riuscivo ad alzarlo.
<Eren!> spalancai gli occhi in preda al panico, cosa ci faceva lui a casa mia?
Senza degnarlo di uno sguardo, affrettai il passo per tornare dentro senza salutarlo ne nulla del genere, mancava poco alla riuscita del mio piano ma non fui abbastanza fortunato, sentii la sua mano forte stringersi intorno al mio braccio. Cazzo.
Il corvino mi strattonò costringendomi a girarmi verso di lui, ma io testardo come sempre girai la testa per non guardarlo negli occhi.
<Eren sei sparito per giorni, non rispondi né ai messaggi né alle chiamate, si può sapere cosa cazzo ti passa per la testa?!> urlò Levi che diversamente dal solito non era impassibile.
<Non toccarmi> sibilai guardandolo in cagnesco, <Cosa? Ma che ti succede moccioso?> il corvino non sembrava avere intenzione di staccare la presa dal mio braccio, anzi, la intensificò ulteriormente.
<Ti ho detto di non toccarmi con le tue luride mani> con un gesto di sdegno staccai a fatica la sua mano dal mio braccio, il corvino mi guardò come se fossi un extraterrestre.
Venni trascinato di peso dentro casa mia, mentre tentavo inutilmente di opporre resistenza, lui era troppo forte o io troppo debole.
<Vattene, esci subito da casa mia> la mia voce era cupa, praticamente irriconoscibile, gli indicai il portone rafforzando così l'ordine che gli avevo dato.
<Eren mi vuoi spiegare cosa stai dicendo?> il corvino sembrava davvero confuso e alterato, ma io, ero più arrabbiato di lui.
<Vuoi davvero che te lo spieghi? Sai dovresti essere tu a darmi spiegazioni, dato che sei tu ad esserti scopato un'altra, con quello che hai fatto hai anche il coraggio di venire qui? Sei proprio un verme!> gli urlai e nelle ultime parole racchiusi tutta la mia rabbia, <Dimmi che non è vero, dimmi che mi sto sbagliando e che Mikasa ed Armin ti hanno confuso con un'altro ragazzo e che tu eri a casa con i tuoi amici... dimmelo ti prego...> lo supplicai, ma il corvino sembrava aver perso tutta la sicurezza che aveva sempre avuto, almeno apparentemente, in quel momento capii che i miei amici non si erano sbagliati, era lui il ragazzo del locale.
<Vorrei dirtelo, ma mentirei> ebbi così conferma della verità, era tutto vero, lui era stato con un'altra, sentii il mondo cadermi addosso, per tutto quel tempo una parte di me aveva sperato, aveva creduto, che lui fosse innocente e che Armin e Mikasa avessero preso un'abbaglio. Non era così, e posso affermare che l'impatto con la realtà fosse stato duro e doloroso.
Sentii le guance bagnarsi di lacrime, non volevo farmi vedere così da lui, ma non riuscivo a smettere.
<Vattene via.> Ero riuscito a pronunciare tra un singhiozzo e l'altro mentre tentavo di asciugare le lacrime che scendevano sempre più copiose.
<Eren giuro che posso spiegarti...> non lo lasciai finire <Cosa vuoi spiegare?! Mi hai tradito! Hai tradito la mia fiducia! Io mi fidavo ciecamente di te...> mi passai una mano sul volto, avevo un mal di testa terribile.
<Io ero ubriaco e quella ragazza mi stava tentando è stato più forte di me, lo so ache sono stato ignobile ma tu devi perdonarmi!> Levi sembrava davvero disperato, tanto da far cadere la sua maschera di fredda apatia <Io non devo fare nulla se non mandarti a quel paese e non riverti più. Almeno provi qualcosa per lei?> il corvino abbassò lo sguardo affranto e con le spalle al muro, <No, non so neanche il suo nome...> lo guardai con disgusto, <Tu hai mandato tutto a puttane per una semplice scappatella?> iniziai a battere pugni sul suo petto senza però metterci forza, non ne avevo più.
<Io ti odio, ti odio, ti odio!> urlai mentre lui mi stingeva a se, io avevo le ginocchia leggermente piegate quindi ero poco più basso di lui, tentai di allontanarmi, ma non ci riuscivo, una parte di di me lo disprezzava ma l'altra lo amava follemente.
Mi strinse con le sue braccia forti, mentre io versavo altre lacrime sulla sua maglia nera come i suoi capelli.
<Perché lo hai fatto... perché? Io non ti basto? Non sono abbastanza per te?> mormorai disperato mentre calde lacrime continuavano a solcarmi le guance, <Non hai colpe, sono solo e soltanto io ad aver sbagliato, sono stato stupido ho bevuto troppo e non ero in me, altrimenti non lo avrei mai fatto, te lo giuro.>
Disse con decisione il corvino, non poteva essere ignorata la profonda tristezza che era presente nella sua voce.
<Come faccio a crederti? Non riesco più a fidarmi di te...> Levi continuò ad accarezzarmi i capelli, <Riacquisterò la tua fiducia, te lo prometto.>
Il corvino continuava a passare la mano tra i miei capelli, <Io volevo solo dimostrare a me stesso che avrei potuto essere felice e stare bene anche senza di te, non ci sono riuscito> il rimpianto era diventato padrone nella voce del corvino.

Poco dopo mandai via Levi, non riuscivo proprio a mandare giù quel tradimento, era un fattore caratteriale, ero e sono troppo orgoglioso.
Segretamente però confidavo davvero nelle sue parole, gran parte dell'amarezza e della rabbia che provavo era scemata fino a scomparire.
Però sicuramente le cose non sarebbero tornate subito come prima, avrei avuto i piedi di piombo questa volta, niente più illusioni e molta più realtà.
Avrei percorso la strada che portava al cuore di Levi piano, ma con costanza, sicuramente non mi sarei arreso alla prima occasione.
C'erano ancora tantissime cose su cui dovevo fare luce e che ancora erano immerse nelle tenebre, ancora per poco.
Tornai in camera mia a fare i compiti, il giorno dopo sarei andato a scuola regolarmente, avrei affrontato tutte le situazione difficili e non che mi si sarebbero parate davanti, proprio come avevo sempre fatto, senza arrendermi e continuando a lottare, proprio come fa un soldato che vota la sua vita a quei sogni che sono la felicità e la libertà. Avrei vinto io quella partita, l'avrei vinta con Levi. Insieme.

To be continued...

Tana della scrittrice:
Ohayoo!
Non sono convita del finale, ma credo che tutto sommato vada bene.
Scusate per l'assenza, ma io dato che sono una cretina scrivo e mi dimentico di aggiornare, infatti ero convinta di essere molto più avanti con le vicende della storia, vi ringrazio per la pazienta che avete con un caso umano come me.
Al prossimo capitolo!
-Beatrice/ビアトリス

I want himLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora