Rimasi ferma per qualche secondo, ripensando allo sguardo di quel ragazzo, che per qualche ragione mi aveva colpita come nessun altro prima.
Quando Valentina rientrò nella sala, mi trovò con un'espressione che probabilmente nemmeno lei riusciva a decifrare.
"Sono andata in bagno per cinque minuti e sembra che tu abbia visto un fantasma. Stai bene?", mi chiese sorpresa.
"Benissimo.", le sorrisi, senza guardarla ancora.
"Cosa mi sono persa?"
"Nulla, ho rovesciato un drink sulla maglietta di un ragazzo.", risposi con sguardo assente.
Valentina rimase a guardarmi per qualche secondo, poi alzò un sopracciglio.
"O questo ragazzo a cui hai rovinato la maglia è Brad Pitt, o la tua reazione non si spiega.", disse secca.
"Cosa? No, non era Brad Pitt. Era più alto e più muscoloso, e aveva gli occhi più belli ed era ..", mi bloccai.
"Ed era..??", mi incalzò Valentina.
Non risposi, e continuai a guardare verso la porta da cui era appena rientrato Iker, sorridente.
Valentina seguì il mio sguardo attento e scorse il ragazzo a cui stavo indirizzando le sue attenzioni.
"Ora capisco tutto. Mica male i gusti della signorina ..", disse illuminandosi.
Sentendo le sue parole, sembrai svegliarmi da un misterioso assopimento.
"Cosa? Tu lo conosci?", chiesi allarmata.
"Tesoro, credo tu sia l'unica persona nel raggio di mille chilometri da qui che non lo conosce.", ribatté divertita Valentina.
"Ti sei scelta il Capitano!", concluse.
"Io non mi sono scelta proprio nessuno! Gli ho rovesciato un drink addosso, non l'ho fatto a posta!", cercai di giustificarmi.
Mentre continuavo a gesticolare, vidi Valentina cambiare espressione all'improvviso e soffocare a fatica una risata.
"Hai finito di scusarti, sorella di Ramos?", chiese, alla mie spalle, la stessa dolce voce che avevo sentito qualche minuto prima.
"Tu come sai che..?"
"Marcelo ha sparso velocemente la notizia", mi interruppe Iker, senza mai smettere di guardarmi negli occhi.
L'ennesimo brivido mi percorse la schiena ed io mi limitai a sorridergli, senza dire altro.
Notando che era calato il silenzio, Valentina decise di interrompere l'imbarazzo.
"Ehm, scusate se vi interrompo, ma ho davanti il capitano del Real, non posso non chiedergli una foto!", disse all'improvviso mentre io la guardavo riconoscente.
Iker si mise immediatamente in posa, per accontentarla.
"Sei un'amica di Marisol?", le chiese, poi.
"La sua migliore amica, prego!", rispose orgogliosa, prima di prendere dalla borsa il cellulare che aveva segnalato l'arrivo di un messaggio.
"Oh, è mia madre. Mi ha chiesto di passarla a prendere a lavoro. Puoi prestarmi la tua auto?", mi chiese Vale.
"Certo,prendila pure, ci vediamo dopo."
"Grazie Mar.", disse allontanandosi e lasciandomi sola con Iker.
"Allora, come si comporta mio fratello, qui?", dissi imbarazzata, provando a rompere il silenzio che si era nuovamente creato.
"Oh, benissimo. È completamente fuori di testa, ma è davvero simpatico. Siamo molto legati.", mi rispose sorridente.
"Almeno qui non combina guai come a casa.", scherzai, sentendomi stranamente leggera, come non mi accadeva da tempo.
"Non ne sarei così sicuro. Ho detto che si comporta bene, non che non combina guai...", mi diede man forte.**********
"Ho detto che si comporta bene, non che non combina guai...", le risposi, sorridendo, per provare a farle capire che non c'era più motivo di provare imbarazzo.
Marisol rise, gettando la testa all'indietro, e lasciando scivolare alle spalle la sua lunga coda castana.
In quel momento smisi di sorridere e mi concentrai su di lei.
Notai i suoi occhi luminosi, e il suo sorriso finalmente disteso, che aveva preso il posto dell'imbarazzo iniziale.
La carnagione scura era ancora abbronzata dal sole dell'estate che ormai volgeva al termine e i capelli castani le incorniciavano perfettamente il viso.
Sorrise mentre la osservavo ed io avvertii un brivido percorrermi il corpo.
"Ho qualcosa sul viso?", mi chiese Marisol distogliendomi dai miei pensieri.
"No! Sei...perfetta.", dissi, scoprendomi per la prima volta seriamente imbarazzato.
"Beh, a proposito di mio fratello, credo che dovrei raggiungerlo...", disse, con fare nervoso, stando attenta a non incrociare il mio sguardo.
"Credo sia impossibile. Il mister lo ha portato con sé in sala conferenze. Ne avranno ancora per qualche ora. Marcelo non te l'ha riferito?", chiesi, anche se, conoscendo il mio compagno, ero già sicuro che avesse dimenticato di avvertirla.
"No, direi di no!", disse allarmata.
"E ora sono bloccata qui, senza macchina e non posso tornare a casa..", aggiunse, parlando più con sé stessa che con me.
"Nessun problema, ti accompagno io.", dissi d'un fiato, senza avere il tempo di pensare a cosa avevo detto.******
"Ti accompagno io", disse, facendomi trasalire per un secondo.
Tornai in me subito dopo senza però mai sollevare lo sguardo.
"Non voglio disturbarti, ti ho già rovinato una maglia, e ti ho già rubato troppo tempo...", risposi, quasi terrorizzata all'idea di dover passare altro tempo con quel ragazzo, che sembrava avermi destabilizzata con una semplice occhiata.
"Non smetterai mai di sentirti in colpa per una stupida maglietta?", mi provocò dolcemente.
"Dai, ho ancora un paio d'ore prima che il mister ci richiami all'appello. Ti accompagno volentieri.", aggiunse.
"Va bene, grazie mille.", mi arresi, cominciando a seguire Iker fino all'enorme parcheggio di Valdebebas.
"Ti presento la mia bambina", disse indicando orgoglioso la sua Audi nera.
"Ti piace?".
Annuii.
"È bellissima.", dissi.
Prima che potessi raggiungere la portiera, Iker mu superò e mi aprì lo sportello, gentilmente.
"Non c'è bisogno di tanta galanteria. Ti ricordo che sono la sorella di Sergio. È già tanto che non sia a io a dovergli aprire la portiera ogni volta.", scherzai, allargando un sorriso.
"A maggior ragione, ce n'è bisogno.", disse Iker, stranamente serio.L'auto partì veloce verso casa Ramos, e per tutto il tempo nessuno dei due parlò.
Guardavo Iker guidare sereno, la maglietta bianca gli metteva in risalto la carnagione scura, e gli occhiali da sole che portava mi impedivano di cogliere l'espressione dolce e tranquilla che avevo notato a Valdebebas.
All'improvviso lui accese la radio, per alleggerire la tensione che si era venuta a creare nell'abitacolo.
La prima canzone a partire fu proprio 'Thinking out loud', una canzone che io amavo a tal punto da utilizzarla come sveglia, al mattino, quando qualsiasi altro rumore mi avrebbe causato unicamente fastidio.
Senza nemmeno accorgermene, cominciai a canticchiarla, con gli occhi chiusi, sentendo mia ogni parola di quella canzone.******
Mi voltai verso di lei, sorridendo.
"Ho beccato la canzone giusta, a quanto pare.", dissi con il tono di voce più basso che potessi, per non distrarla dalla dimensione in cui sembrava essere piombata grazie a quelle note.
Era talmente immersa nella musica che non si accorse che la macchina era ferma già da qualche minuto davanti al cancello di casa sua.
Io non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso, nemmeno per un attimo.
Finita la canzone, lei riaprì gli occhi e realizzò tutto.
"Da quanto siamo arrivati?", chiese sorpresa?
"Saranno solo due minuti, nulla di che.", risposi dolcemente.
"Potevi dirmelo!"
"Non volevo disturbarti, sembravi così presa ..", dissi premuroso.
"Beh, grazie ..", replicò, abbassando lo sguardo.
"Ora è meglio che vada", aggiunse.
"Certo", risposi, quasi dispiaciuto che il tempo a nostra disposizione fosse terminato.
"Grazie ancora per il passaggio, sei davvero gentile.", mi ringraziò scendendo dall'auto e salutandomi col cenno di una mano.
"È stato un piacere..." pensai mentre mettevo in moto e riportavo l'auto sulla strada per Valdebebas.
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Esclava de sus besos
RomanceFanfiction sul grande Iker Casillas. PERSONAGGI: Marisol Ramos, Valentina Gutiérrez, Sergio Ramos, Iker Casillas e altri giocatori del Real e della nazionale Spagnola. DISCLAIMER: I personaggi famosi citati in questa storia non mi appartengono; tutt...