Ero tornata a casa, accompagnata da Valentina.
Mi ero chiusa in camera senza parlare con Sergio, e senza dargli spiegazioni di alcun tipo. Inoltre avevo spento il cellulare e avevo reso impossibile qualsiasi tipo di comunicazione con me.
"Marisol, la cena è pronta", mi disse mio fratello, bussando con decisione alla porta della mia camera.
"Va' via, Ser. Non ho fame."
"Non hai nemmeno pranzato, non puoi stare un giorno intero senza mangiare."
"Si che posso."
"Marisol, o esci tu o butto giù la porta, e sai che lo faccio.", disse serio, e capii quanto fosse preoccupato per me.
Allora mi arresi e aprii la porta.
Sergio mi guardò, quasi sconvolto. Probabilmente era la prima volta che mi vedeva così.
Gli occhi gonfi e rossi lasciavano intendere quanto avessi pianto, il trucco della mattina era ormai inesistente e ne erano rimaste soltanto due lunghe strisce nere di mascara, colato sulle guance. Le occhiaie contribuivano a rendere inevitabilmente più chiaro il quadro della mia sofferenza.
Per la prima volta in ventidue anni, forse, Sergio mi abbracciò forte, spaventato dalle condizioni in cui mi trovavo.
"Ma cosa ti è successo...?", mi chiese premuroso.
"È successo che il tuo amico è un bastardo.", risposi con un filo di voce, superandolo e scendendo al piano di sotto.
Sergio mi raggiunse immediatamente.
"Valentina mi ha accennato qualcosa, ma non immaginavo che... Insomma, che ci stessi così male..", disse, cercando di stare attento ad ogni singola parola che pronunciava, per non ferirmi ulteriormente.
"Non importa, dovevo aspettarmelo."
"Aspetta, Mar, io non voglio entrarci, però.. Conosco Iker e non è solito fare queste cose. Magari c'è una spiegazione..."
"Una spiegazione che non ho voglia di conoscere. Per me finisce qua.", dissi seria, muovendo con la forchetta la pasta che Sergio mi aveva messo davanti, ma che non avevo alcuna voglia di mangiare.
"Però pensaci, magari..."
"Perché insisti, Ser? Non volevi nemmeno che ci uscissi!", sbottai.
"Si, lo so, però... Siete due persone a cui voglio bene, e non voglio vedervi soffrire.", rispose serio.
"Per Lui non preoccuparti. Sa già con chi consolarsi.", dissi secca, alzandomi di scatto e tornando a chiudermi in camera.La mattina successiva, mi svegliai con le lacrime ancora umide sul viso.
Mi guardai allo specchio e mi feci quasi paura.
In quel momento decisi che nulla e nessuno avrebbe più avuto il diritto di ridurmi in quello stato.
Mi cambiai velocemente, mi truccai in maniera più marcata del solito, pettinai i lunghi capelli e feci prendere aria alla stanza.
Quando vi uscii mi trovai davanti mio fratello, che mi guardava confuso dal mio repentino cambiamento, rispetto alla sera prima.
"Va...tutto bene?", mi chiese.
"Benissimo.", risposi, prendendo le chiavi di casa e incamminandomi verso l'uscita.
"Dove stai andando?"
"In centro, a fare due passi. Buon allenamento."
Chiusi la porta di casa e riacceso il cellulare, che segnalò un numero incredibile di messaggi e chiamate.
Un messaggio era di Valentina che mi chiedeva di richiamarla non appena potessi.
Gli altri erano tutti di Iker, che mi supplicava di ascoltare le sue ragioni e di non lasciarmi convincere dalle apparenze.
Cancellai tutti i messaggi senza nemmeno finire di leggerli, poi, richiamai la mia amica, che rispose al primo squillo.
"Mar, tesoro! Finalmente. Ero preoccupatissima. Come stai?", urlò agitata.
"Sto benissimo.", risposi fredda.
"Oh, davvero?", chiese confusa, aspettandosi una risposta ben più catastrofica.
"Certo."
"Quindi hai chiarito con..."
"Non nominarlo nemmeno. Lui non esiste più.", la interruppi.
"Mar, vuoi che venga lì?", mi chiese Valentina cominciando probabilmente a realizzare quale fosse il mio reale stato d'animo,
"Non c'è bisogno. Ci sentiamo nel pomeriggio.", chiusi rapida.
Camminavo per la Gran Vìa, ripensando agli ultimi due giorni, e a quanto rapidamente le cose fossero cambiate.
Avevo raggiunto la felicità, toccato il cielo con un dito, e in pochi attimi avevo visto i miei sogni frantumarsi in mille pezzi.
Non riuscivo a spiegarmi per quale ragione avessi reagito in quel modo.
Iker mi era stato accanto solo per qualche settimana, eppure io aveva sofferto molto più per lui che per Mauro.
In quel momento ripensai alle parole di Valentina.
"Sei innamorata, è tutto normale."
Innamorata. Una parola che mi aveva sempre messo paura.
Ero sempre stata convinta che il sentimento che provavo per Mauro fosse amore, ma poi era arrivato Iker.
E le sensazioni che avevo provato erano state così forti e totalizzanti da farmi capire che l'amore era ben altra cosa.
Probabilmente Valentina aveva ragione. Probabilmente mi ero innamorata di Iker, ed era successo in un tempo incredibilmente breve. Tutto ciò alimentava la mia paura, e per quanto avessi deciso di andare avanti e dimenticare le ultime settimane della mia vita, sapevo perfettamente che quel sentimento era troppo forte, per essere messo da parte così facilmente.
Lo sapevo benissimo, ma ero decisa a non lasciarlo capire a nessun altro.*********
Nel frattempo, a Valdebebas.Me ne stavo seduto davanti alla mia porta, la mia fedele compagna, il mio territorio.
Ero distrutto, svuotato.
Marisol mi aveva affibbiato l'etichetta di 'stronzo seriale' senza neppure darmi la possibilità di raccontarle come fossero realmente andate le cose.
Per di più non avevo modo di non pensare a lei, avendo suo fratello costantemente sotto gli occhi.
Lo vidi venire verso di me e iniziai a innervosirmi anche di più.
"Guanto del cavolo!", urlai dopo un po' scagliandolo davanti a me.
"Ehi, ma che ti succede?", mi chiese Sergio, sveltendo il passo e avvicinandosi a me.
"Niente, era difettoso."
"Iker.", ni scosse. "Non ti ho mai visto così nervoso, vuoi spiegarmi cosa è successo?"
"Tua sorella.", dissi semplicemente.
"Mi ha visto con Sara e ha frainteso la situazione. E non vuole lasciarmi spiegare."
"Eri davvero con Sara?", mi chiese stupito, stringendo i pugni.
"Non mettertici anche tu. L'ho incontrata per caso, non c'è più niente con lei. Mi conosci, dovresti saperlo.", gli spiegai senza mai incrociare il suo sguardo.
"So solo che mia sorella sta male."
"Sto male anch'io."
"Fa' qualcosa, allora!"
"Cosa dovrei fare se non risponde nemmeno alle mie chiamate?", urlai, alzando finalmente gli occhi e svelando due grosse occhiaie viola.
"Cavolo...stai male davvero.", affermò Sergio, cambiando completamente tono di voce.
"Ramos! Casillas! Volete anche una tazza di the, o vi degnate di raggiungere i vostri compagni? Questo non è un albergo. Muovetevi!", ci richiamò il mister, arrabbiato.
"Arriviamo mister", si affrettò a dire Sergio, alzandosi e tendendomi una mano.
"Mia sorella tiene a te, vedrai che si sistemerà.", disse cominciando a correre verso gli altri.
"Lo spero", sospirai.
Finito l'allenamento, i ragazzi si fermarono nello spogliatoio, ad organizzarsi per la serata.
"Domani per fortuna non ci alleniamo, seratina in discoteca?", propose Marcelo cominciando già ad accennare qualche passo di samba.
"Io propongo un localino più tranquillo, non mi va di spaccarmi i piedi ballando.", disse Varane.
"Io ci sto."
"Anch'io, quoto Raphael.", si aggiunsero Isco e Carvajal.
"Ser, tu sei dei nostri?", chiese Marcelo.
"Si, ci sono. Però vi raggiungo un po' più tardi perché ho delle cose da sbrigare.", sorrise lui.
"Iker?"
Io non risposi.
"Iker? Sei dei nostri stasera?"
"Dai, capitano, ci divertiamo!", cercò di convincermi Karim, battendo il cinque ai compagni che lo incitavano come avesse appena segnato il goal qualificazione alla Champions.
"Va bene, basta che la piantate di urlare.", dissi, uscendo dallo spogliatoio sotto lo sguardo confuso dei miei compagni.
"Storia lunga...", sentii dire a Sergio mentre raccoglieva anche lui le sue cose.
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Esclava de sus besos
RomanceFanfiction sul grande Iker Casillas. PERSONAGGI: Marisol Ramos, Valentina Gutiérrez, Sergio Ramos, Iker Casillas e altri giocatori del Real e della nazionale Spagnola. DISCLAIMER: I personaggi famosi citati in questa storia non mi appartengono; tutt...