Il mattino seguente, mi svegliai con un forte mal di testa.
Mi alzai a fatica, tutt'altro che pronta ad affrontare la giornata.
Mi vestii rapidamente, mentre un senso di nausea cominciò ad attanagliarmi.
"Magnifico.", pensai, ironica.
Senza nemmeno truccarmi, presi la borsa e corsi al bar più vicino.
Di sicuro mangiare qualcosa mi avrebbe aiutata.
Feci colazione ed effettivamente cominciai a sentirmi meglio.
Raggiunsi il centro di Valencia in pochi minuti, continuando a interrogarmi su quale fosse la cosa più giusta da fare per rimettere in piedi la mia storia, e tornare a respirare. Si, perché la freddezza di Iker era per me un pugno nello stomaco che mi impediva di respirare normalmente, un dolore quasi fisico, che non riuscivo a domare.
Estrassi il BlackBerry e feci per comporre il numero di Valentina quando qualcuno mi travolse facendomi cadere a terra sia il cellulare che la borsa, e spargendo sul pavimento, tutti i fogli che avevo diligentemente messo in ordine il giorno prima.
"Ma vuoi guardare dove vai?", gridai, prima di alzare lo sguardo e trovarmi davanti due grandi occhi verdi, che ero sicura di conoscere.
Mi soffermai a guardarli meglio e spalancai i miei.
"Christian?", domandai incredula.
"Marisol? Non ci posso credere, cosa ci fai qui?", chiese altrettanto stupito.
"Sono qui per lavoro! Tu, piuttosto?"
"Io vivo qui da quando abbiamo finito il liceo...", spiegò, con l'espressione di chi aveva davanti l'ultima persona che si aspettava di vedere. E probabilmente era proprio così.
"Dio, sembra passato un secolo..."
"Hai ragione... Ti trovo bene..", mi disse.
Mi presi un momento per osservarlo.
Christian era stato il mio ragazzo ai tempi del liceo. Il primo per cui avessi perso la testa, il primo per cui avessi pianto e di cui avessi sentito la mancanza.
Ero stata malissimo quando la loro storia era finita, poi le nostre strade si erano divise ed io avevo ricominciato a costruire la mia vita.
E adesso era proprio lì, davanti a me.
Per quanto fossero passati ormai più di cinque anni, non era cambiato molto.
Aveva aggiunto qualche centimetro al metro e ottantacinque che già vantava ai tempi del liceo, i capelli biondi erano un po' più corti ma ancora fermi nella stessa pettinatura di anni prima, e non aveva perso l'abitudine di girare con le mani in tasca per far risaltare maggiormente i muscoli delle braccia.
Mi sembrò, per un attimo, di essere tornata tra i banchi di scuola, ai tempi in cui il problema più grande era evitare l'interrogazione di filosofia. Ai tempi in cui incidere le proprie iniziali sulla corteccia di un albero sembrava la dimostrazione d'amore più grande che potesse esistere, ai tempi in cui si scappava dalla classe per incontrarsi in cortile, incapaci di attendere la campanella per rivedersi. Ai tempi in cui era tutto dannatamente semplice.
"Vedo che non hai perso l'abitudine di perderti nei tuoi pensieri...", affermò Chris, riportandomi alla realtà.
Io tornai a guardarlo, incrociando i suoi occhi verdi, così diversi da quelli di Iker.
"E tu non hai perso l'abitudine a camminare con la testa tra le nuvole.", ribattei sorridendo.
"Ti va di andare a bere qualcosa? Abbiamo un bel po' di cose da dirci, non credi?", mi chiese gentile.
Ci pensai un momento. In fondo non stavo facendo nulla di male, era un'uscita tra vecchi amici, nulla di più.
"Va bene, perché no..", accettai dopo qualche secondo di esitazione.
"Lasciami solo avvertire il lavoro che farò un po' tardi.", dissi sorridendo e componendo il numero del mio collega.
"Fatto, possiamo andare.""Allora... Come vanno le cose a Madrid?", mi chiese, mentre sorseggiava un drink, seduto accanto a me al tavolino di un bar.
"Non posso lamentarmi... E tu invece? Ti trovi bene qui a Valencia?"
"Assolutamente si, anche se all'inizio è stato complicato ambientarmi. E il grande Sergio come sta? È sempre il più forte come ai tempi in cui ci stracciava sul campetto scolastico, senza alcuna pietà?", chiese ridendo.
"Sta bene, devo dire.", risposi sorridendo al rivangare quei ricordi.
"Salutamelo non appena lo senti."
"Senz'altro."
"E la tua vita sentimentale come va?", chiese poi, curioso.
"Oh beh... Diciamo che va. O meglio, andava. Prima che venissi qui..."
"Qualche bel Valenciano ti ha rubato il cuore?", chiese fingendosi sofferente.
Io risi, nonostante la delicatezza dell'argomento. E in quel momento ricordò cosa mi avesse fatta innamorare di Christian. Riusciva sempre a fai stare bene, in qualche modo.
"Non si tratta di questo.", gli sorrisi.
"Non riesce a gestire la lontananza. Evidentemente non mi ama abbastanza da aspettarmi..."
"Sempre la solita paranoica. Vedi sempre tutto nero..", mi prese in giro, ricordando i tempi in cui stavano insieme, ed io immaginavo scenari catastrofici ogni volta che lui non rispondeva ad una mia telefonata.
"Beh, con te ci avevo visto giusto...", dissi abbassando lo sguardo, sentendo una leggera stretta allo stomaco al ripensarci, e facendo calare il silenzio.
"Piuttosto... La tua vita amorosa, invece?", chiesi cercando di spazzare via l'imbarazzo che, senza volere, avevo creato.
"Sono fidanzato da quasi sei anni. Mi sposo a luglio...", mi rispose con una nota di malinconia nella voce.
"Stai ancora con Marina... Incredibile. E io che pensavo che non sapessi tenerti una ragazza...", sorrisi beffarda.
"Beh, congratulazioni...", aggiunsi poi.
"Grazie... Tu sta' tranquilla comunque. Vedrai che Capitan Casillas capirà presto il suo errore."
Alzai gli occhi, perplessa.
"Tu come sai che..."
"Oh, avanti! Sei sulla prima pagina di qualsiasi giornale di gossip di Spagna! Credevi che non lo sapessi?", mi interruppe ridendo.
"Perdonami, ma non ti ci vedo a leggere un giornale scandalistico."
"Stiamo parlando di Iker Casillas. È praticamente un eroe nazionale.", spiegò.
"Vedrai che si sistemerà. Anche agli amori più grandi può capitare un momento di sbandamento.", aggiunse poi, notando che la mia espressione era cambiata all'improvviso.
"Quando sei diventato tanto più maturo di me?", chiesi seria.
"Forse da quando ho un piccolo me che gira per casa gattonando...", sorrise.
Lo guardai.
"Dio mio, ma che ho fatto io nella mia vita?"
Marco rise e mi prese le mani.
"Sono io che ho corso un po' troppo. Arriverà il momento in cui anche tu sfornerai tanti piccoli Casillas.", mi schernì.
Gli sorrisi e guardai l'orario sul cellulare.
"Devo andare adesso... Mi ha fatto piacere rivederti, davvero."
"Anche a me, petiza", mi disse abbracciandomi e utilizzando il soprannome che mi aveva affibbiato ai tempi della quarta liceo.
"Auguri per il tuo matrimonio.", aggiunsi allontanandomi.
"Grazie! E fammi leggere buone notizie, quando torni a Madrid!", rispose lui strizzandomi l'occhio per poi tornare a camminare nella direzione opposta.
Mi incamminai di nuovo verso il centro ripensando all'incontro di poco prima.
Rivedere Christian mi aveva dato l'ennesima conferma dell'amore che provavo per Iker.
Gli occhi verdi del mio primo amore adolescenziale, solo qualche mese prima mi avrebbero sconvolta, destabilizzata.
Ora invece, l'unica cosa che ero riuscita a fare, era stata notare la differenza tra quegli occhi e quelli di Iker, quelli che amavo davvero e in cui avevo voglia di perdersi per sempre.
Quando arrivai sul posto di lavoro, la testa cominciò nuovamente a girarmi in maniera violenta, e dovetti appoggiarmi alla scrivania per non cadere.
Mentre cercavo lentamente di riprendermi, avvertii l'irreprimibile impulso di correre in bagno.
Non feci nemmeno in tempo ad aprire la porta che il cornetto e il cappuccino con cui avevo fatto colazione quella mattina, erano già sul pavimento.
Mi passai una mano tra i capelli, armandomi delle poche forze che avevo, e mettendomi a pulire il disastro che avevo combinato.
Un'idea mi attraversò la mente.
Possibile?
Feci un rapido calcolo ed effettivamente notai che avrei dovuto avere il ciclo già da più di una settimana.
Finii di pulire il pavimento e mi precipitai in farmacia.
Avevo bisogno di sapere e non potevo aspettare un secondo di più.
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Esclava de sus besos
RomanceFanfiction sul grande Iker Casillas. PERSONAGGI: Marisol Ramos, Valentina Gutiérrez, Sergio Ramos, Iker Casillas e altri giocatori del Real e della nazionale Spagnola. DISCLAIMER: I personaggi famosi citati in questa storia non mi appartengono; tutt...