Capitolo ventiquattro

5.1K 279 94
                                        


Dovette sollevare la valigia lungo la tromba delle scale perché le rotelle non scivolavano contro i gradini troppo spessi e l'ascensore era ineluttabilmente occupato.

Si fermò su un pianerottolo casuale a riprendere fiato, poi issò nuovamente la valigia e percorse gli ultimi due piani senza soste. Quando approdò davanti alla porta di casa, tirò un sospiro di sollievo, si passò la mano sulla fronte madida e riservò un'occhiata in cagnesco alle dimensioni asimmetriche dell'ingombrante valigia.

Rovistò fra le varie cianfrusaglie che componevano la disposizione della borsa. Trovò il mazzo di chiave inabissate sotto oggetti per la maggior parte inutilizzati, e le fece girare nella toppa. Dovette adoperare le ultime forze per trainare la valigia oltre la soglia, poi richiuse l'uscio con un sospiro trionfale.

Fece solo qualche passo all'interno dell'appartamento prima di vedere Angie stagliata di fronte a lei, in una posa inconsuetamente marziale.

Soprappensiero Camila sobbalzò per lo spavento. Non si aspettava di trovare la bionda a casa dato che in quella fascia oraria si trovava in ufficio, ma dissimulò l'iniziale stupore con un sorriso abbozzato.

«Ehi, non pensavo fossi qui.» Si avvicinò alla bionda e la strinse in un abbraccio, le stampò un bacio casto sulle labbra e continuò a sorridere, anche se l'altra non ormeggiava la sua attitudine insofferente.

«Va.. tutto bene?» Constatò Camila, allarmata.

In sette anni di convivenza non aveva mai percepito Angie così fredda, era successo qualcosa.

«Non lo so, Mila. Dimmelo tu.» La esortò la bionda, con quell'accenno di presunto sarcasmo che attivò ulteriori segnali.

«Ehm.. io però non so, non so che dire.» Scosse la testa la cubana, avvertendo il cuore fracassarle la cassa toracica. Sarebbe potuto schizzare fuori da un momento all'altro.

«Ah no? Inizio io? Va bene. Allora inizio io.» Si incaricò della nomina la donna, e dopo un'occhiata supponente si incamminò verso il bancone della cucina.

Camila prese un bel respiro, pensando fin da subito che ne avrebbe avuto un indispensabile bisogno. Si voltò solo dopo qualche minuto e visionò la bionda trafficare con delle carte sopra al tavolo.

Angie si armò di queste e tornò da Camila. Con un gesto brusco e netto le porse il giornale, un po' logoro ma pur sempre leggibile. La cubana non dovette nemmeno leggere il titolo in copertina per capire di cosa si trattava, era così perspicuo.

«Dovresti dire a Lauren di stare più attenta durante le interviste.» Suggerì sottovoce la bionda, dando le spalle all'altra.

Camila prese un respiro profondo, annuì flebilmente e solo mentre riponeva il periodico sul tavolino un'occhiata le svolazzò sulla prima pagina. Sicuramente era un titolo vecchio, a giudicare dalla infamia che spendevano o gratuitamente per Lauren, ma in quell'articolo non era l'unica presa di mira. Alcune testate giornalistiche speculavano sull'ipotesi che Camila fosse in combutta con la corvina, e che la loro storia d'amore non fosse altro che un bluff.

«È successo tanto tempo fa.» Scattò sulla difensiva Camila, costringendosi a distogliere lo sguardo dalla foto in copertina che ritraeva lei e Lauren per mano, intente a sfuggire da un'orda di paparazzi.

«Perché non me l'hai detto?» Mormorò con voce rotta Angie, rotta forse per l'amarezza o dall'inevitabile rabbia.

«Non pensavo che avrei rivisto Lauren, di conseguenza non pensavo ci fosse bisogno di parlartene.» Testimoniò la cubana, deglutendo.

Manteneva una facciata serafica per non destare ulteriore allarmismo nella bionda già innervosita, ma chiaramente le sue sinapsi erano già in cortocircuito.

Fight Back 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora