0.7 • isaie

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Isaie sapeva di vita, mentre, tutto intorno a lui, dentro quelle mura dorate, andava alla deriva

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Isaie sapeva di vita, mentre, tutto intorno a lui, dentro quelle mura dorate, andava alla deriva.

Sorrideva, e lo faceva davvero, senza preoccupazioni, mentre, con estrema eleganza, mi mostrava le mie stanze – e così che avrei dovuto chiamarle, stanze? O cella più spaziosa poteva andare bene comunque?

"Il nostro Principe ha deciso di concederti gli appartamenti Flora, fra i più carini dell'intero castello," mi informò, aprendo la porta d'ingresso – di un delizioso color ciliegio, piena di rilievi romboidali -, facendomi cenno di entrare.

Fu come un'illuminazione.

Una stanza quadrata, grande due volte la mia intera cella, dal pavimento ricoperto da una soffice moquette bordeaux e le pareti di una tinta leggermente più chiara e decorata da un intreccio di fiori dorati.

Sul centro di una parete, un letto a baldacchino contornato da tende in seta e un copriletto color panna, che, solo a guardarlo, era capace di farti riscaldare.

C'era una scrivania, sul lato opposto della stanza, con alcuni fogli bianchi lasciati in un angolo, quasi in attesa di essere usati.

Non c'erano finestre, ma la cosa non mi sorprendeva.

"Oltre la camera da letto, gli appartamenti comprendono un bagno privato e un piccolo studio: se non erro, Ethos si è interessato personalmente alla scelta dei volumi da offrirti."

Isaie mi seguiva con lo sguardo, provando compiacimento nell'osservare la mia espressione, ancora piena dello stupore per la visione della mia nuova camera da letto.

Una simile, l'avevo vista solo nei video offerti dagli Angeli, e ormai mi ero arresa al fatto che sarebbe per sempre rimasta tale: un sogno.

Ed invece, ora mi era stata regalata, offerta come un semplice dono per un tacito accordo fra me e Christopher: a me uno sprazzo di libertà, a lui la tanto temuta mezzosangue.

Ancora non avevo capito quale fosse, fra le nostre, la parte vincitrice.

"Non vuoi vedere il resto?"

Scostai lo sguardo, ritrovando quello del rosso, sempre con il solito sorriso sul volto.

"Allora," ribadì, divertito: "andiamo si o no?"

Aspettai un solo secondo, cercando di riprendermi dall'emozione, e poi, semplicemente, sorrisi. "Andiamo."

Isaie mi fece strada, restando davanti e beandosi di ogni mia emozione mentre scoprivo il bagno, una vera e propria mostra di porcellane lucide, e lo studio, che non era altro che una piccola riproduzione dell'ufficio di Ethos, se non per un piccolo particolare.

Una tela bianca, e un tavolo pieno di tempere e pennelli.

Li sfiorai, tastando la morbidezza del foglio bianco: sembrava quasi stesse cercando di chiamarmi, di attrarmi a sé, ed io non avevo la più pallida idea di cosa fare.

Angeli e DemoniLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora