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13 • quindi mi vuoi bene

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Il pentimento portava il gusto dell'amarezza e del senso di colpa.

Ritornammo al castello poco dopo, una volta asciugati e rivestiti, e, mentre Aima sembrava sprizzare felicità e compiacimento da ogni poro, io restavo zitta, decisa a contemplare i miei sbagli nel più assoluto silenzio.

Ma cosa mi era preso? Come potevo essere stata tanto stupida? Mi ero lasciata baciare ed avevo baciato senza minimamente pensare alle conseguenze.

Ed ora, cosa sarebbe successo? Sì, certo, probabilmente mi erano sfuggite certe promesse, ma questo non vuol dire che dovessi davvero mantenerle, giusto? Aima voleva che restassi con lui, mi aveva pressoché implorato, ed io, nella più assoluta fragilità, avevo acconsentito con tanto di sorriso.

Stupida, Marine, sei stata una vera stupida.

"Marine?"

Sussultai, voltandomi verso il demone che, con ancora il sorriso sulle labbra, mi fissava dall'altro sedile. Solo in quel momento, mi resi conto che eravamo arrivati.

"Oh, dobbiamo scendere," sussurrai, ancora perplessa, aprendo la portiera dell'auto nera.

"Noto una certa perspicacia, principessina," mi prese in giro lui, seguendomi a passi svelti, così da agguantare la mia mano nella sua. "Mi sembri scombussolata, Marine: c'entro forse qualcosa in questo?"

Sicuramente, non nel modo in cui credeva lui.

"Forse ho solo bisogno di...digerire la situazione," ammisi, con un filo di voce.

Passammo per la Corte, e, nonostante la tarda ora, ancora dei demoni stavano frequentando le bancarelle della piazza: non appena ci videro, mano nella mano, visibilmente in intimità, sgranarono gli occhi rossi ed iniziarono a parlare fra loro.

A quanto pare era vero: i pettegolezzi non hanno casa, perché vivono ovunque.

"Ti stai forse pentendo di ciò che hai fatto?" Chiese, scherzosamente.

Avrei voluto dire la verità, ma, come al solito, non ne ebbi il coraggio: lo vedevo, chiaro nei suoi occhi, che Aima in questa strana...relazione ci credeva, ed io non avevo il cuore di distruggere ogni sua speranza dopo averlo così bellamente illuso.

Era crudele, e forse sarebbe stato un degno comportamento da demone, ma non da me.

Ci fermammo davanti alla porta della sua stanza ed alzai il mio sguardo su di lui, accarezzandogli piano la mano prima di lasciarla. "Credo di dovermi abituare, in realtà."

Aima si appoggiò con la spalla all'uscio, nascondendo un sospiro in un sorriso. Mi scostò i capelli dal volto, e tenne le mani intorno alle mie guance, delicato.

Quella era una cosa non smetteva di sorprendermi: avevo sempre creduto i demoni come esseri rozzi, violenti e rabbiosi, soprattutto in tema di relazioni, mentre invece Aima continuava a mostrare una delicatezza quasi disarmante, come se stesse toccando cristallo, invece che una creatura in carne ed ossa.

Sembrava aver paura, paura di me, e questo non riuscivo a spiegarmelo.

"Lo so che è difficile, Marine, e che lo è soprattutto per te, ma ti giuro che, per quanto le cose ti possano sembrare difficili o prive di senso in questo momento, col tempo si faranno più chiare," spiegò, con tenerezza. "Te l'ho promesso: sarai felice, con me."

Scherzosamente, mi accarezzò la guancia con l'indice, riuscendo a farmi sorridere nonostante tutti gli strani pensieri. Poi, mi abbracciò, posando un bacio fra i miei capelli. "Andrà tutto bene, Marine: devi solo fidarti."

Fiducia: non esattamente qualcosa di facile da mantenere in quel posto pieno di segreti.

Non mi ero dimenticata degli strani altarini di Aima con gli angeli, né dei motivi del sua estrema premura nei miei confronti: avevo ancora troppo da capire per pensare di credergli senza riserve.

Angeli e DemoniLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora